10.2010 – “Somewhere” over the festival

Il solito dopofestival: code di paglia e appuntamento con…la polemica!!!
Impazzano discussioni, fermenti, fischi, gestacci, accuse, insulti, tutti rigorosamente post Mostra(m).
Ma è normale. Ĕ Venezia.
Quel bizzarro di Tarantino non ha di certo tradito la sua fama di balengo mattatore dall’intenso “sguardo” Ray Ban anni ’80, anzi si è grassamente divertito a scardinare molte delle regole convenzionali del festival e ad offuscare gli altri membri della giuria parteggiando, forse un po’ troppo, per alcune scelte finali, in un probabile ( e abile ) conflitto di interessi, nonostante le affermazioni di unanimità dei giurati.
Sembra che all’estro e alla genialità artistica di certi personaggi pazzerelli, venga perdonata un po’ troppo spesso quella loro arroganza irriverente in nome di una soggezione legata, forse, alla loro genialità. Quindi largo alle richieste impossibili e fuori badget, alle suite esagerate per tutta la “corte” di Quentin, aerei privati  e doppi premi non previsti dal regolamento!!!
Insomma questo Tarantino prezzemolino non ha entusiasmato e non ha convinto del tutto.
Forse il cinema italiano non si sarà svecchiato o non sarà risultato particolarmente originale o coraggioso, forse tra i film in gara non ci saranno stati dei capolavori, ma certamente il film di Sofia Coppola non sembrava quello da Leone d’oro.
L’ottimo soggetto di partenza non è riuscito ad eguagliare lo sviluppo compositivo del film.
La pellicola risulta noiosa proprio perché è mal bilanciata nella sua struttura narrativa, la prima parte è infatti a dir poco lentissima e simile, per certi aspetti, ad un reality con camera fissa, fatto di immagini armonicamente ben studiate e psicologicamente collegate alla desolazione e alla solitudine esistenziale del protagonista John Marco (un famoso divo americano in profonda crisi), ma troppo spesso lunghe e statiche.
Nulla da dire però riguardo ai dei due attori protagonisti, Stephen Dorff  e alla giovanissima Elle Fanning (sorella della più celebre Dakota), entrambi intensi e fragili nell’interpretazione di questi due ruoli davvero complessi.
Quindi la Coppola vince, ma non convince e le polemiche in coda continuano, come ogni anno, in un “da qualche parte” indefinito che va oltre i leoni d’oro e d’argento, i tappeti rossi e le gondole veneziane.

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