11.2010 – Anche il cinema fa (la) scuola

Assurdità e auto-castrazione.
Ma che è, siamo tutti ammattiti?!
Vogliamo continuare a farci guidare verso l’inesorabile baratro e la fuga dei cervelli, tagliando ancora e ancora i fondi destinati a quell’unica cosa che ci ha da sempre reso celebri nel mondo, ossia la cultura e i suoi prodotti?!
A questo punto anche il popolo delle maestranze del cinema ha deciso di farsi sentire, dimostrando  tutto il suo dissenso e lo sdegno per i tagli attuati dalla manovra finanziaria, proprio nella serata inaugurale del Festival internazionale del Cinema di Roma.
I manifestanti, supportati dalla presenza di registi ed attori, hanno invaso, o meglio, letteralmente occupato come un fiume in piena, il tappeto rosso che doveva invece essere calpestato dalla solita carrellata di celebrities dal sorriso stampato e dalla posa plastica.
Questa volta a fare da cornice non erano gli abbondanti flash dei fotografi, pronti ad immortalare ogni minimo cenno delle dive in passerella, ma piuttosto i numerosi cartelli con su scritto, a caratteri cubitali, lo slogan che ha rappresentato il messaggio principale della protesta: “Tutti a casa”, rafforzato anche da “La cultura è un diritto” e “Nei titoli di coda c’è gente che lavora”.
Sì, perché anche il cinema è cultura. E fa (la) scuola raccontandoci ciò che ci circonda e “fornendo a quei cittadini che si fanno pubblico, un alimento immateriale decisivo, fatto di emozioni e di sogni, consapevolezza e senso di identità nazionale, per guardare la realtà con occhi nuovi e immaginare un paese migliore”, dice Sergio Castellitto presidente della giura internazionale del concorso e portavoce dei 100 autori della Casa del cinema.
Perché se è vero che al soggetto individuale appartengono determinanti sia biologiche che culturali intersecate e vicendevolmente condizionanti, allora la cultura tutta, compreso il cinema, dovrà essere considerata una variabile necessaria e intrinseca al vivere sociale, alla stregua degli stessi alimenti che ci danno il sostentamento fisico. Vero è che la cultura non si mangia, come piace sostenere  al ministro Tremonti, ma nutre lo stesso le menti e le risorse dello stato, perché crea posti di lavoro e denaro in forma tasse regolarmente pagate. E continua Castellitto, parlando ancora del cinema: “i lavoratori dell’industria dell’audiovisivo non sono una categoria di assistiti o parassiti, ma una parte decisiva e strategica per ogni paese moderno”, che vuole reintegrato il Fus (contributo statale al settore dello spettacolo) e rinnovate le agevolazioni fiscali, fondamentali per la dignitosa sopravvivenza di questo settore.
Più che ad una isolata protesta, sembra quasi che si stia dando inizio ad un vero e proprio movimento di resistenza contro le false promesse di Bondi, intimando un rapido decreto di risanamento fiscale nei confronti di un bene pubblico, quale è l’istruzione che si fa anche attraverso il cine-occhio. Ed è proprio grazie a quell’immagine immortalata sull’obbiettivo della cavea gremita e straripante di gente, unita nel nome del cinema, che si comprende quindi la potenza e l’importanza vitale di quest’arte, che comunica e fa riflette proprio attraverso l’immagine.

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