11.2010 – L’indimenticabile viaggio di Marlene e Belafonte

di donato gagliardi

Le storie come questa hanno incipit rigidamente codificati.
Le storie come questa parlano di viaggi (anzi, del Viaggio) che non possono che iniziare, rigorosamente, in questo modo: la cicogna sbatte le ali e si alza in volo, spiccando dalla fine del sole.
Cosa porti a becco, la cicogna, penso possiate immaginarlo.
Nel caso foste particolarmente digiuni delle più basilari nozioni scientifiche sulla procrezione: un fagotto rosa.
Rosa sta per “bambina”.
La bambina in questione si chiama Marlene, il becco che la sorregge appartiene a Belafonte, una delle punte di diamante della Flotta Panemozionale del Grande Scoppio.
Il Grande Scoppio – come accennato – si trova dalle parti dell’estremo confine solare. E da lì che Marlene arriva, come ogni altro pupo presente, passato e futuro.
Belafonte è esperto, Marlene è la sua cinquantamillesima consegna e ha intenzione di portarla a termine velocemente e in modo impeccabile.
E’ il primo viaggio di Marlene e dovrà essere perfetto. Per carità, è vero: del viaggio Marlene avrà memoria solo per le prime settimane di vita. Ma anche se i ricordi delle stelle solcate, dei venti di Venere, si scioglieranno, nel farlo lasceranno un alone.
Delle ombre, dei frammenti, chiamateli come volete: delle reminescenze del Primo Volo, che rimarrano lì e la spingeranno – fino al momento del Ritorno – a cercare, in ogni altro viaggio intrapreso, il pezzo mancante, la sensazione dimenticata ma mai svanita del Primo Volo.
E dopotutto – pensa Belafonte – oltre ad essere il suo primo viaggio, è il mio cinquantamillesimo: è giusto che onori una carriera così lunga con una spedizione coi fiocchi.
Quindi eccolo, Belafonte, fendere le correnti cosmiche con le sue scafate piume, semicircumnavigare Mercurio, prendere slancio facendo di Venere il suo trampolino interstellare; puntare deciso al davanzale della camera da letto di casa Diaz.
Annabella, la mamma, è sola in camera e sta ancora dormendo. Ha avuto una nottata intensa e ancora non sa che entro sera avrà una pupa da allattare.
Belafonte la osserva attraverso il vetro. Aspetterà che esca, per fare vedere a Marlene quella che sarà camera sua e per farle vedere la culla, dove la lascerà in consegna ai genitori.
Mentre Belafonte attende paziente, gli plana il Passero accanto.
“Una bambina!”, inizia a gridare a Belafonte, danzando sulla punta delle zampe.
“Ho avuto tre covate in questa stagione e – ci crederesti? – tutti maschi! Lei mi completerebbe l’assortimento! Come si chiama?”
“Marlene”, risponde Belafonte, “e non andrà a completare alcun assortimento!”
“Marlene! Che bel nome! Avevo una zia che si chiamava Marlene…morì per aver mangiato mele acerbe…e dire che l’avevo avvertita…”
“Vuoi tacere?!” – lo interrompe Belafonte – “ho un lavoro da portare a termine, io!”
“No che non voglio”, risponde il Passero, “questo non è il momento di far silenzio. Oggi è un giorno lieto. Vado a propagare la notizia”. E con un balzo vola oltre il davanzale.
Annabella nel frattempo è scesa dabbasso. Belafonte ne approfitta per penetrare silenzioso in camera da letto e adagiare Marlene nella culla.
La luce del sole entra dalla finestra, dilaga nella stanza e raggiunge la culla.
“Apri gli occhi”, dice piano la luce a Marlene.
Marlene apre gli occhi.
“Bambina buona! I tuoi occhi sono celesti, vedo. Il mio colore preferito. Ecco! Non si potrebbe trovare in nessun posto un paio di occhi più luminosi.”
La luce del sole scivola via dagli occhi di Marlene e si dilegua.
“Tante grazie!”, dice Marlene gentilmente.
Una tiepida brezza le sfiora la testa.
“Capelli ricci o lisci?”, mormora la brezza a Marlene.
“Oh, ricci, per favore!”
“I riccioli risparmiano i dispiaceri, vero?” dice la brezza.
Ed inizia ad agitarsi sul capino biondo finchè arriccia con cura le punte dei capelli, prima di uscire dalla stanza.
“Eccomi, eccomi!” grida una voce rude dalla finestra.
Il Passero è tornato, accompagnato da un piccolo volatile dall’alata insicura.
Belafonte si muove minaccioso verso di loro: “Fuori! Non voglio che facciate disordine. La signora Annabella è stanca e deve riposare!”
“Ma guarda un po’!”, dice il Passero.“Con chi credi di parlare? Siamo uccelli beneducati, noi passeri. In particolari quelli della mia famiglia. E si dà il caso che questo sia mio figlio”, dice il Passero puntando l’ala verso l’Uccellino che lo accompagna.
“Di dove vieni fuori? Da un uovo?” pigola all’improvviso l’Uccellino, interrompendo la discussione tra il Passero e Belafonte.
“Ma va!” risponde Belafonte. “Pensi che sia come voialtri?”.
Il Passero gli lancia uno sguardo afflitto e sdegnoso.
“Allora, cos’è? E di dove viene fuori?” domanda con voce acuta l’Uccellino.
“Tu devi dirglielo, Marlene”, chioccia il Passero.
Marlene agita le manine tra le lenzuola.
“Io sono terra, aria e fuoco e acqua”, dice dolcemente. “Vengo dal Buio, dal Grande Scoppio, dove tutte le cose principiano”.
“Ah! Quale Buio!” esclama il Passero.
“Lasciala parlare, per l’amor del cielo!”, starnazza Belafonte.
“Anche nell’uovo c’era buio” pigola l’Uccellino.
“Vengo dal mare e dai suoi flutti” , prosegue Marlene.
“Vengo dal cielo e dalle stelle, vengo dal sole e dalla luce”.
“Ah, forse è vero, sei così luminosa!” esclama il Passero.
“E vengo dalle foreste della Terra”.
“Sì?” mormora l’Uccellino.
“All’inizio ero lenta. Mi muovevo piano. Ricordavo tutto quello che ero stata e pensavo a tutto quello che sarei diventata. E dopo che ebbi sognato il mio sogno, mi svegliai e venni”.
“E poi?” la incalza il Passero.
“Nel mio cammino sentivo le stelle cantare e mi sentivo avvolta da trepide ali. Passai attraverso animali della giungla, attraversai acque scure e profonde. Fu un lungo viaggio”.
Marlene si ferma. L’Uccellino la guarda coi suoi lucenti occhi inquisitori.
L’ala di Belafonte poggia tranquillamente sulla sponda della culla, facendola dondolare.
“Un lungo viaggio davvero!” assente a bassa voce il Passero. “E così presto ah!, così presto dimenticato!”.
Marlene si agita sotto la piccola coperta.
“No!” dice con tono sicuro. “Non lo dimenticherò!”
“Che sciocchezza senza senso! Certo che dimenticherai! Come tutti! Tra una settimana non ricorderai una parola di tutto ciò. Cosa sei e da dove vieni!”
Dalla culla, Marlene lancia piccola calci furiosi.
“Me ne ricorderò! Certo che me ne ricorderò! Perchè dovrei dimenticare?!”
“Perchè tutti dimenticano!” la rimbecca il Passero.
“Ogni stupido essere umano dimentica Il Viaggio. Solo le Cicogne ricordano!”
“Ohi Passero!” grida Belafonte, lanciandogli un’occhiataccia.
Ma con una gran risata il Passero trascina via l’Uccellino dalla sponda della culla e insieme volano sul davanzale della finestra.
All’improvviso, si ode un coro di voci provenire dal ballatoio, e uno scalpiccio di piedi per le scale.
“E’ la signora Annabella! Sta salendo con Barbara e Carlo, i fratelli di Marlene!” esclama Belafonte.
“Ah, mi ricordo il giorno che li portasti come fosse ieri!” cinguetta il Passero.
“Dobbiamo uscire! Presto Passero, prendi tuo figlio e balza dalla finestra! Presto!”.
Il Passero ubbidisce, mentre Belafonte dà l’ultima rassettata alla culla a accarezza piano la fronte di Marlene.
“Non andare via!” urla Marlene a Belafonte. “Non ci credo! Non puoi lasciarmi! Non ci voglio credere!”
E in quel momento Annabella, Barbara e Carlo irrompono nella stanza.
“Cos’è?” esclama Carlo.
“E’ Marlene! Finalmente è arrivata!” risponde Annabella.
“Fammela vedere! Fammela vedere” grida Barbara.
“Oh, allora! Non è un giocattolo! E voi non siete in uno zoo! Smettetela di urlare come scimmie impazzite!” li redarguisce la mamma.
“Lo so che non è un giocattolo” sbotta Barbara. “E’ un nuovo bebè! Ti prego mamma, fammela prendere in braccio!”
“Sì, ma fai attenzione! E’ delicata.”
Barbara prende Marlene tra le braccia. Carlo allunga una mano e Marlene afferra forte un dito, avvolgendolo con l’intera minuscola manina.
“Oh!” sospira Barbara “come sei piccola e dolce! Da dove vieni, bellina?”
Molto lieta di essere interrogata, Marlene recita: “Vengo dal Buio, dal Grande Scoppio!”
Barbara ride. “Che versi buffi che fai! Vorrei potessi parlare, non vedo l’ora di avere una sorella tutta funzionante!”
“Ma io sto parlando!” protesta Marlene scalciando.
“Ora basta” dice la mamma afferrando Marlene e portandosela in grembo. “E’ ora che riposi. Ha fatto un lungo viaggio e deve dormire”. Annabella accoccola sul petto Marlene. La culla lentamente e un torpore irresistibile avvolge la bimba.
Belafonte osserva la scena, appollaiato su un albero di fronte alla finestra. “Addio bella bimba” mormora. “Non dimenticare Il Viaggio, almeno tu. Se lo vorrai, non dimenticherai”.

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