11.2010 – L’insceminazione artificiale

In TV tette, culi (sesso), parolacce, risse, frasi ad effetto, droga, gossip su persone che non vorresti mai incontrare. Ecco la cooltura oggi, il folklore in una riga di tag, ma su cui focalizzare l’attenzione.

Mi basta un tizio vestito bene, magari colla barba, gli occhiali e un paio di tipine vestite in maniera suc- cinta di fianco a lui, per farmi credere in quello che dice e sentirmi soddisfatto per una dose di cultura giornaliera. Poi posso svagarmi e guardare cosa fanno negli altri salotti, capire come devo compor- tarmi se capitassi in uno di questi. Mi pare che dovrei essere strabello o avere un paio di tette colossali se volessi avere attenzione, al massimo urlare a squarciagola o piangere e fare un dramma. Pensare che fino a pochi anni fa a scuola mi bastava alzare la mano per avere udienza. Iniziano a parlare e mi accorgo di non capirci niente, forse sono troppo ignorante io, ma certe banalità non fanno altro che riempirmi d’amarezza misto rabbia, nei confron- ti di tutto il genere umano. Quando in una domanda di “chi vuole essere milionario?” chiedevano: -cosa voleva fare da bambina Maria de Filippi? citando un’intervista di Sorrisi e Canzoni TV, decretai la fine del mio rapporto colla televisione. Mi sono sentito insultato come persona, per un attimo cambiai canale, c’era la pubblicità e cercavano di propinarmi delle cose in maniera imperativa, mi accorsi divertito di rispondere con un secco NO! a queste richieste. Così spensi la TV e tagliai il cordone dell’antenna per stare sicuro di non ricadere in tentazione. Ho bisogno di recuperare la mia dignità, capire chi sono, avere tempo di conoscermi. Non parlo di valori perché potrei cadere in paradossi, semplice dignità da essere umano. Per fortuna che esiste

internet e posso farmi una vita come decido io, parlare con gente che la pensa come me ed avere la parvenza di fare qualcosa di buono… Eppure certe nicchie intellettuali che ho vissuto mi sono sembrate sterili cru- cci di parolieri esperti, che giocano sull’incomprensibilità del loro macchinoso mistero interiore,

precisi come orologi, ma senza vita, sempre di corsa a cercare la puntualità. A volte mi manca la TV, questa specie di radio plurisensoriale che mi faceva compagnia e che mi avrebbe fatto vendere l’anima per un momento

di notorietà o per un gustosissimo biscotto alla cioccolata idrogenata. Ma ora sto meglio, mi sento migliore di te

che non riesci a farne senza e ti accorgerai un giorno di aversprecato gran parte della tua esistenza davanti a questo mostro dalle mille teste. Come un san Giorgio che uccide draghi, pur non credendo nella loro esistenza.

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