11.2010 – Per una scuola TOTALE

di Mirko Roglia

Perdio lasciamo perdere la sgangherata istituzione scolastica italiana odierna e le ministre maestrine dalle mani a forbice (che male per il presidenzial membro!). Lasciamo perdere lo scivolo sempre più sdrucciolevole in cui le scuole e le università d’Italia stanno precipitando senza avvisaglie d’arresto e madonna lasciamo stra-perdere gli slogan monetari della più sconclusionata fra le stagioni delle contestazioni studentesche. Lasciamo perdere tutto. La “mia” scuola, quella che tocca le corde del cuore, è assiepata in ricordi confusi e indistinti nelle pieghe del ricordo. Ricordo le mattine brumose che dettavano passi ancora incerti fra i portici di una città piemontese, mattine cariche di sonno e giustificazioni. Ricordo i pomeriggi, prima leggeri e come svuotati di un’incombenza svanita che apriva le porte del gioco, poi inquieti e arrapati, etilici e strazianti che alle spalle si dovevano lasciare un oceano di sensazioni abbozzate. In quei pomeriggi, così dotati delle influenze e delle forme scolastiche della mattina, abbiamo capito che alle spalle ci lasciavamo sì una libertà – dettata dall’innocenza – ma anche che questa libertà era, appunto, monca e parziale perché, si sa, un bambino si sente e spesso è impotente di fronte a ciò che si allontana dalla propria fantasia. I volti delle maestre severi o amorevoli, le mutandine delle compagne di banco appena intraviste, le risate cariche di trasgressione, le pozze incredibili della conoscenza che penetravano per la prima volta le nostri menti immacolate con i loro cesari, cristofori colombi, danti, addizioni, la terra gira intorno al sole. È questa la scuola del cuore per ognuno di noi: una casetta bassa e ordinata dalle ampie finestre che sfociano sugli alberi oppure un antico palazzo fra i fumi cittadini o ancora un polo multi-indirizzo periferico. L’altra scuola, che dovrebbe essere uguale per tutti, quella che invece tocca i gangli della mente e della consapevolezza sociale, investe la rivalutazione dell’insegnamento, fuori e dentro il plesso scolastico, durante e non l’orario didattico. L’officina educativa dovrebbe straripare in ogni aspetto dell’esistenza del cittadino e nulla di ciò è forse più lontano dall’attuale modello dell’istruzione, che ha candidamente delegato all’educazione gli organismi mass-mediatici. Eppure Danilo Dolci, impegnato contro tutte le istituzioni “totali” e autoritarie, dal carcere all’ospedale alla caserma, diceva che la scuola, rettamente intesa, è l’unica istituzione che possa essere sana. C’è da crederci?

[immagine di Elisa Vignali “Wave”]

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