11.2010 – Scuola

Il simbolo di ciò che l’uomo, inteso come homo sapiens sapiens, ha appreso e compreso dalla Natura.

Il fondamento di tutto ciò che l’evoluzione ha sviluppato per la vita in società.

Il pilastro di ogni educazione umana.

L’avanguardia che forma l’individuo nelle possibilità che gli son date per edificare la propria via.

Scuola.

Quella di Atene è il mio personalissimo riferimento stabile.

Ma anche la costruzione che ospita quella elementare dei Pilastri e che, in tempi di austerity, ha rischiato follemente di venire chiusa per dirottare i nostri bambini verso il centro Bondeno e togliergli quella magia che noi, di generazioni più remote, abbiamo assaporato con quel ritmo assolutamente più umano che gli anni ottanta, settanta, sessanta e indietro tutta, avevano nel seno di una società più mite, più consona ai bisogni reali dei suoi componenti, più, sostanzialmente premurosa nei confronti di un’istituzione che non è viva da secoli ma che invece in quegli anni è diventata dell’obbligo, in uno dei rarissimi casi in cui l’obbligo coincide con il diritto, in uno dei pochissimi casi in cui l’obbligo coincide con un dovere che travalica la capacità di un bambino di arbitrare del proprio destino e che gli da le basi certe per relazionarsi con l’ambiente in cui necessariamente dovrà andare a vivere la sua presunta maturità. Ho avuto in dono il Liceo da Aristotele, e l’amore per il sapere da chi concepiva la filosofia non come un modo barbaro di definire la politica, anzi la strategia, della propria azienda o della propria società sportiva. Ho avuto in dono il Liceo da chi pensava che la conoscenza fosse una delle qualità più affini all’esistenza umana, da chi ha, un bel giorno, reputato l’ignoranza invincibile dopo aver ideato e realizzato l’Encyclopedie.

Ho studiato poco ma…

Cosa significa davvero studiare???

Forse rendere conto a qualcuno di ciò che è giusto o comunemente accettato dalla società?

O invece avere un’idea propria di società, di essere alternativi per natura, non banalmente e in circoli viziosamente poco culturali???

Cos’è lo studio se non un’attenzione morbosa per il mondo che ci circonda, per l’universo e le sue dinamiche per nulla catalogabili.

Cos’è lo studio?

Applicazione?

Impegno?

Capacità?

A me han sempre detto che mancava l’impegno. A tanti lo hanno detto… Han detto che avevo delle grandissime capacità ma che senza l’impegno non sarei arrivato da nessuna parte.

Ma misconoscevano l’impegno che io mettevo nella mia vita, a prescindere dall’avere sei, sette o otto. Era una visione parziale quella dei professori, giusta, ma molto parziale e soprattutto poco adeguata ai tempi in cui poi io son andato a vivere e lavorare.

Sì perché oggigiorno, e chi vi parla è uno che di cose ne ha costruite veramente tante e che da ventanni vive con architetture costruite sulle proprie sole idee, l’impegno e le capacità non sono caratteriste che necessariamente portano al successo, inteso nel senso più altro, successo inteso come, per esempio, di avere la possibilità di vivere di un lavoro proprio, di avere una casa e di poter avere dei figli, che magari poi andranno a scuola.

Questo successo io intendo, non la copertina di Vanity Fair che comunque è pur sempre una forma di successo.

Io ne ho avuti molti ma non sono andati di pari passo con l’impegno che di fatto è stato poco all’apice delle mie creazioni e moltissimo invece in questa fase di crisi che ahinoi sta coinvolgendo tutti e che quindi ha notevolmente sbilanciato le aspettative di chi finito il diploma avrebbe teoricamente dovuto avere necessariamente un lavoro stabile. Di stabile ci sono davvero poche cose e la scuola, oggi, in italia (lettera minuscola) sta andando nella direzione più lontana dall’ideale che ognuno di noi possa concepire, esclusi i suoi amministratori, che son ben disposti a fare festini a base di troiame vario, ma che poi tagliano i fondi al futuro, perché di fatto la scuola è il futuro.

E come se domani in Russia dovessero smettere di piantare il grano, rimarremmo quasi tutti senza il pane.

E così via…

In italia (sempre lettera minuscola) ci han detto che con scarse capacità e un grande impegno saremmo potuti arrivare ovunque, ma ci han raccontato una grossa balla che non mi sembra il caso di diffondere tra le nuove generazioni, peraltro di ragazzi tutti, e dico tutti, laureati, perché sì, il lavoro non c’è ma l’introito e l’indotto che crea una città universitaria quello sì è importante.

Mandiamo i nostri giovani all’università per mantenere agenzie immobiliari, bar, supermercati, caffè, farmacie, librerie, negozi vari, ecc…

Lì teniamo lì perché non c’è lavoro, i dati son chiari.

E in più gli diamo, questo non solo all’università, ma durante tutto il percorso evolutivo scolastico, una scuola che non è all’altezza delle capacità che noi Italiani (lettera maiuscola!) abbiamo, da sempre.

L’abbiamo inventata noi la scuola, noi abbiamo diffuso l’istruzione in tutto il mondo antico, abbiamo amato la raffinatezza delle altre culture fin da quando si ha memoria di una storia.

La scuola è nostra e ci appartiene.

Non è solo un diritto, è una cosa sacra, che trascende il quotidiano, è la cosa più bella che possa capitare a un uomo, un bambino, un ragazzo, ma anche a un anziano che ha voglia di imparare sempre e che ha più voglia ancora perché sente che il suo fiore sta andando verso l’inverno di ghiaccio.

E noi la diamo da gestire a persone che…

Mah…

Che tristezza…

Non mi piacciono questi signori che bandiscono la ricerca, che hanno un concetto aziendale di stato, che usano il termine filosofia in modo improprio, con una frequenza nauseabonda, con una sensibilità che solo certi uomini possono non avere, niente nell’universo ha una sensibilità più bassa di chi non protegge il futuro dei propri figli in modo totale.

Senza bandiere, senza imposizioni, con la verità al primo posto, con la vera libertà per loro idee, anche le più malsane, senza imposizioni, con estremo rispetto per la vita, senza menzogna perché la conoscenza è Verità, e lo spirito si storpia dove nasce la menzogna.

Senza imposizioni.

Senza imposizioni porca puttana!

Per loro, non per noi, CAZZO!!!

di Augusto Verri

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