11.2010 – Una scuola di privati

A Camposanto la scuola non va tanto male, tutto sommato. Il plesso camposantese dell’istituto comprensivo di San Felice e Camposanto – materna, elementari e medie, ovvero scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado – ad esempio non mostra problemi di sovraffollamento nonostante la crescita demografica del paese, la quale si avverte in proporzione maggiore proprio nelle fasce della popolazione in età scolare. Così non vi sono classi stipatissime (al massimo 23-25 alunni) e le sezioni sono quasi raddoppiate di numero rispetto a 15 anni fa. Il problema è che la persistenza di condizioni di vita scolastica “normale” appaiono in un equilibrio sempre più instabile. La scuola a Camposanto è già di fatto privatizzata: è privatizzata quando un’amministrazione comunale è costretta a domandare denari per sostituire gli infissi alla Fondazione CR Mirandola anziché – verrebbe da pensare – al Ministero tramite l’Ufficio Scolastico (ex Provveditorato). Ma probabilmente qui è il Comune che si deve arrangiare per sistemare un suo edificio. Resta il fatto che il Ministro dell’Istruzione nemmeno si presenta agli incontri fissati con dirigenti e amministratori per discutere dei tagli previsti a causa di (ma è lecito sospettarne i moventi, essendo una prassi consolidata oramai dal ministero di Berlinguer in avanti) una crisi negata con vigore fino a ieri da parte del governo. Le scuole sono di fatto già privatizzate quando è l’amministrazione comunale a suggerire al comitato genitori di impegnarsi per chiedere alla stessa Fondazione 15 mila euro per l’ammodernamento dell’aula di informatica (già stanziati) e per acquistare almeno una lavagna interattiva (uno strumento questo di dubbia efficacia didattica, ma tant’è). È privatizzata quando chiede agli stessi genitori di contribuire a titolo volontario all’acquisto di materiale di cancelleria, con la speranza che la tanto attesa era digitale dia i suoi frutti anche sul risparmio in carta per fotocopie.
È una scuola (intendiamola astrattamente ora, come istituzione) privata infine quella in cui siamo costretti a chiederci se una mezza giornata di svago in una fattoria sia necessaria, quella in cui certi bambini non hanno i libri (!) e i genitori fanno i salti mortali per rimanere solidali quando da ogni lato sono spinti all’individualismo.

Estratto del verbale del Consiglio comunale di Camposanto sullo stato di salute delle scuole del paese:
“L’Assessore Gherardi condivide l’O.d.G. e le preoccupazioni che esprime […] per le medie sono state tagliate 10 ore; è stata concessa una classe 1^ a 36 ore
e l’altra a 30 ore, diversamente da quello richiesto di 36 ore per entrambe le
1^. Sono state quindi rimodulate le ore delle classi 2^ per mantenere una classe
1^ a 36 ore. Il Comune garantisce la sorveglianza alla mensa, di competenza
dello Stato. Altri progetti importanti come quello sulla dislessia, sono
possibili solo grazie agli interventi della Fondazione e di altri privati; vi è
inoltre una autotassazione dei genitori per garantire i servizi. Il credito
dell’istituto comprensivo di Camposanto si è ridotto da 650.000 Euro del 2009 a
250.000 […]”

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