L’AUTORE SU REZZA CHE PARLA DI ARTAUD CHE PARLA DI VAN GOGH.

(UN POKER DI JOLLY)

Smorfie, crogioli d’anatemi, autoflagellazioni mirati a sovvertire colla frenetica quiete degli indiani e l’elegante cordoglio di commiato verso “le persone che impediscono la libera circolazione delle idee”. Così chiude il monologo rispettoso sullo straziato Artaud, che proporziona del suo sbrandellamento al Van Gogh, mutilato e folgorato dalla passione.

Un metodo di critica collaudato, di eminenza al suo dolore, alla crudeltà che ha accompagnato la sua natura. Lo stile invece, quello video, quello cinematografico che egli stesso paradossalmente paragona ai mezzi di sterminio, quello che ti impicca tramite il filo del discorso, tra il bandolo e la matassa, con ligia frequenza d’acchito. Incompatibile all’arte referenziale, incomprensibile, al di fuori delle dinamiche che la hanno prodotta, pregna, gravida di lutto ed immagini crepuscolari gettate ad un cosmo di nullità.

Benvenuti sulla Terra! Non c’è modo d’uscirne, allora ci s’aggrappa al peggiore dei tapini per non sentirsi il solo martire anarchico, a sprofondare, nel livellarsi continuo, fino a diventare fossile o diamante.Antonio Rezza parla di Artaud

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