Mostrami il tuo lato più bestiale

 

Mostrami il tuo lato più bestiale, bella bambina dalle natiche sode, non solo lo sboccio dei tuoi seni o i fianchi vallivi che auliscono di pioggia al mattino. Mostrami – te lo chiedo – la distesa putrefatta dei tuoi sensi alla deriva, relitti corrosi dai minimi naufragi.

Un mostro dentuto, squamoso, peloso, se non altro è palese, schiaffato in faccia. Siamo nel campo concreto dell’evidenza empirica, a nessuno può sfuggire l’orrore schietto e il fetore di morto e la deformità. Sono i mostri base, fauna mitologica e ottimo ingrediente per kolossal d’oltreoceano. Nella cronaca spicciola della nostra Italietta il “mostro” è anche il pluriomicida, stragista, pedofilo; certo non i banchieri fraudolenti che hanno ridotto sul lastrico migliaia di persone. “Mostri” sono i derelitti, i tossici distesi rachitici nelle stazioni; ma chi li condanna ad una vita mostruosa se non la stessa claustrofobia società mostriforme? Mostruoso può essere anche l’enigma, il mistero, l’invisibile: ciò che non conosciamo e che appare a noi sotto diverse spoglie, senza che mai possa essere riconosciuto: dio può essere mostruoso, il futuro, la scienza. L’immateriale è spavento, è paura, proprio perché del tutto lontano da noi, perché rinuncia persino all’apparenza, ancora d’esistenza e minimo strumento per non impazzire: gli incubi durano pochi minuti a notte ma ci fanno sobbalzare sul materasso sudati ed atterriti. La bellezza totale, esagerata, può essere letta come mostruosa, soprattutto se in binomio con l’ossessione: le cinquantenni gommate, laccate, gonfiate, imbellettate, in questo senso attualizzano le righe di Wilde e Pirandello. Ma il “mostro” oggi è anche un superlativo assoluto e se uno ottiene ottime prestazioni nel lavoro, nello sport, nel cinema, diventa automaticamente un “mostro” o un “drago” e poi passa il tempo e diventa un “dinosauro” o ancora un “mostro sacro” – che già ci fa intuire come il rapporto fra mostruosità e santità non debba essere necessariamente un ossimoro. Anzi. La mostruosità diventa catabasi, la discesa di Dante all’Inferno e la galleria di entità luciferine che ci presenta si trasformano in elementi di purificazione, di prova, di attesa per la prossima ascesi: forse per testare la bellezza è necessaria immergersi nella dimensione dei mostri. E tu chi sei? Dietro la tua accettabilità, la tua bellezza, sei certo che non si nasconda un mostro?

(Mirko Roglia)

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