E ricominciano a nevicare parole nere

Che non vogliono giudicare. Né macchiarsi di moralismi facili.

Si può scegliere. Siamo ancora liberi, dopo tutto. A non essere liberi sono i contesti.

Scelte condizionate, quindi. Giuste le proteste e alcune occupazioni di questi giorni. Giuste per attirare l’attenzione su ciò che non va della nostra Università e della nostra Ricerca.

Ma i tagli e la stasi di un sistema che dovrebbe essere per propria natura dinamico e rivolto verso al domani, se possibile, sono secondi a un’altra grave carenza.

Professori che hanno fatto il sessantotto, come si dice, parlano dell’humus culturale che imbrattava positivamente le menti degli studenti di allora. Si viveva immersi in un fango che nutriva e spingeva a crescere. Oggi questo fango è stato lavato via.

Non so come sia successo e se la colpa sia della troppa voglia di fare o della voglia di non fare niente.

So che vi è una competizione crescente nella mia facoltà. E che questa non premia il merito. Non è costruttiva, come potrebbe essere. Non mettendo in atto una voglia di condividere tende a isolare.

So di miei compagni che una volta che ha smesso di fare effetto la caffeina per restare svegli a fare le notti di fronte un computer sono passati alla red bull. Poco male. So di altri che usano la coca per andare avanti a fare le ore piccole.

Altri ancora, mi è giunta voce, si fanno spedire tramite internet pastigliette che annullano o quasi il bisogno di dormire.

Va beh, ma prima salutavano se ti incontravano nei corridoi.

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