12.2010 – Modena, terra di carceri e droga.

di Daniele Dieci

Se si considerano  i carceri di Sant’Anna di Modena e di Saliceta San Giuliano,per il 2009  la percentuale dei tossicodipendenti  presenti nelle strutture di detenzione oscilla tra il 35 e il 37 %, 580 al Sant’Anna e 85 a Saliceta (www.buonacondotta.it). Valori altissimi, leggermente superiori a quella media nazionale che stima in un 30 %  la presenza di tossicodipendenti nelle patrie galere, valori che tanto hanno a che vedere con il rigido impianto legislativo italiano. E’ stato lo stesso senatore Giovanardi, orgoglioso prodotto di casa nostra, ad aver firmato, nel febbraio 2009,  il nuovo Testo Unico sugli stupefacenti (legge n. 49/2006), capace di aumentare notevolmente il ricorso a misure detentive per chi viene sorpreso a consumare o spacciare stupefacenti. Se poi a quest’ultima andiamo ad aggiungere la legge Cirelli, che altro non va se non aumentare la pena per un recidivo ed allungare i tempi per misure alternative di detenzione, possiamo capire agevolmente come questi dati, quantomeno sorprendenti, risultino essere in ultima analisi figli in parte di una costruzione normativa graniticamente severa e perversa.
Andando più nello specifico, il Testo Unico (T.U)  non prevederebbe esplicitamente sanzioni penali per la semplice condotta del consumo, anche se,  all’articolo 73  è  stato aggiunto un comma, l’1-bis, che disciplina azioni di importazione, esportazione, acquisto, ricezione a qualsiasi titolo e detenzione di sostanza stupefacente. Tali condotte, a ben vedere, possono però essere compiute tanto dallo spacciatore quanto dal consumatore. Rientra dunque nei compiti del giudice stabilire, caso per caso, se si sia trattato di uso personale o di spaccio. E la conseguenza di tutto questo è presto detta: osservando i dati del biennio 2006-2007 pubblicati dall’associazione Antigone, “il numero di tossicodipendenti che annualmente transitano  dalle carceri italiane (24.646 nel 2006, 24.371 nel 2007) è decisamente superiore a quello di coloro che transitano dalle comunità terapeutiche (17.042 nel 2006, 16.433 nel 2007)”. La proporzione tra approccio repressivo e approccio terapeutico è sensibilmente sbilanciato a favore del primo, comportando un sovraffollamento inumano e disumano. Il procuratore di Modena Vito Zincani, in una visita al carcere di Sant’Anna a metà agosto, rincara la dose: “sarebbe necessario che il carcere venisse considerato come un luogo di rieducazione e recupero, come stabilisce la Costituzione, piuttosto che come una `discarica sociale’”. Parole forti, che non sono passate inosservate, e che hanno per qualche istante riacceso i riflettori sulle condizioni del carcere di Modena, con una popolazione carceraria di 456 unità (all’agosto 2010), a fronte di un’abitabilità prevista di 242 detenuti. “Nel 1998 – sintetizza il sindaco di Modena Giorgio Pighi – i detenuti condannati a pene alternative in Italia erano più numerosi di quelli dietro le sbarre. Poi c’è stato un cambio di rotta e le carceri scoppiano di nuovo.” Le soluzioni potrebbero essere molteplici, come molteplici sono le ferme critiche al cambiamento di un sistema che sembra davvero non poterne più. Un dibattito che ruota attorno, in sostanza, ad un’opposizione dicotomica di valori, un’opposizione tra galera e detenzione alternativa, tra sanzione e terapia; un’opposizione che, in fin dei conti, ripresenta una lotta vecchia millenni, tra repressione e libertà.

Tags from the story
, , , ,
More from donato gagliardi

Mille bolle blu

Il 15 settembre 2008 verrà ricordato nei decenni a venire come una...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *