Analisi passionale della questione

Affido ai lettori di Mumble: il compito di giudicare la mia analisi riguardo ai fatti di martedì scorso.
Purtroppo non sono in grado di farlo colla freddezza necessaria al giornalista, perché ancora troppo scottato dai fatti, e perlopiù triste e arrabbiato.
Metto in chiaro la mia opinione da subito: non mi schiero dalla parte di chi si affretta a condannare le violenze; perché la rabbia violenta in questo caso non è un fatto privo di legame con la realtà. Nonostante ci siamo crogiolati e compiaciuti al sole del “Grande Comunicatore”, in questa sciagurata seconda repubblica la classe politica e dirigente della società italiana ha spezzato ogni forma di comunicazione sia al proprio interno che all’esterno, nei confronti del resto della società: la violenza non è molto più che un epifenomeno scontato.
Chi condanna le proteste violente in questi giorni lo fa sempre da un punto di vista riparato, consapevole di avere ancora un raggio di sole sopra al proprio capo. La realtà dei fatti è che una consistente fetta della popolazione non ha nulla da difendere, non ha nulla in cui sperare. Perché un ragazzo dovrebbe portare rispetto al sistema politico e finanziario del suo paese, quando questo gli offre solamente clientela e sfruttamento (nel peggiore dei casi) o limitatezza di prospettive (nel migliore dei casi) sul posto di lavoro? In virtù di quale status quo i giovani dovrebbero lasciar perdere la politica e non prendersela poi tanto, perché “i rimpasti e i ribaltoni in politica ci sono sempre stati”?
In questo momento leggo la lettera di Saviano su La Repubblica e ne leggo le tantissime reazioni. Inutile dire che la maggior parte è di opinione diversa da quelle del giornalista Saviano.
Violenza enorme è continuare a chiedere il conto alle persone che non hanno possibilità di difendersi: qualcuno si rende conto che le classi sociali a cui viene chiesta responsabilità, creatività, serenità, onestà, sono sempre quelle più deboli? A nessuno viene mai in mente di mettere in discussione questo modo di fare assolutamente paternalistico e sommamente umiliante. Tra pochi giorni arriverà l’altra grande mazzata sul futuro dei giovani, il Grande Taglio Gelmini-Tremonti. E che, non volete forse più merito nelle università? Caspita, scherziamo? Peccato che il 95% dei fondi per le borse di studio vengano decurtati. Peccato che il Sicilia si faccia una legge per scavalcare una sentenza della magistratura sull’illegalità di un concorso in cui 400 professori hanno vinto un posto senza che i test venissero guardati. Peccato che abbiamo un ministro che nel 2000 veniva sfiduciata dal proprio partito (Forza Italia) ed espulsa dalla carica di presidente del consiglio comunale di Desenzano del Garda per “manifesta incapacità ed improduttività politica e organizzativa” (Delibera n. 33 del 31/03/2000). Ovvero, non riusciva a coordinare i lavori del proprio consiglio comunale …
Per diversi anni le proteste e le proposte avanzate in maniera educata e assolutamente pacifica sono rimaste inascoltate: si vedano tutti i movimenti spontanei nati su tutto il territorio nazionale contro la cementificazione, l’abusivismo, l’imposizione del TAV, la svendita del territorio (da veri “padroni a casa nostra”) agli americani con le loro basi, contro le privatizzazioni e lo scempio morale dei politici indagati; tutti movimenti colorati, responsabili, pacifici che avanzano proposte diverse dal modello di sviluppo socialista-capitalista. I cittadini chiedono un parlamento composto da persone oneste e viene sbattuto loro in faccia il peggior spettacolo che si possa tollerare, baci tra democristiani e padroni di aziende, inciuci tra affaristi legati al vaticano e palazzinari del centro, spartizioni di appalti alla luce del sole, compravendite oramai autoreferenziali e opposizioni sfiancate dalla voglia di gareggiare al più furbo, giovani donne contente di vendersi al miglior offerente, vecchi bavosi che godono a piazzare i propri amici di qua e di là. Un partigiano come presidente non se lo merita nessuno ed i palazzi sono chiusi dall’approvazione del porcellum, torbida legge elettorale che permette al parlamentare di non dover rendere conto più a nessun elettore.
I ragazzi, giovani o meno, cittadini, elettori di questa “democrazia rappresentativa”, sono stufi di essere invitati a essere migliori dei propri rappresentanti. E prima di chiedere agli studenti, ai ricercatori quale sia la loro ricetta alternativa, la loro proposta – che esiste ed è pronta a essere discussa – bisognerebbe fermarsi a domandarsi quale sia il progetto politico avanzato da questa classe dirigente per il NOSTRO futuro. Legalizzazione della clientela? Abolizione delle gare d’appalto per gli enti pubblici? Legittimo impedimento? Incentivazione all’uso dell’automobile e delle autostrade, piano casa come legge annuale sul modello della finanziaria? Retribuzione del contingente di sicurezza libico sulla frontiera sud? Formazione del famoso stato nordista? Istituzionalizzazione dei dialetti (la barbarie cui ci riduciamo)? Abolizione delle tasse per i redditi superiori ai 100000 €? Ci premerebbe conoscere i piani di questa classe che ci governa e decide del nostro futuro. Perché loro non ci saranno, ma noi sì (con i nostri 350 € al mese di pensione).

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4 Comments

  • ho letto il tuo pezzo sugli avvenimenti capitolini. è bello.
    non ho ancora capito se sono d’accordo o no. probabilmente solo in parte.
    di pancia, di fegato, mi viene da dire che ciò che dici è vero, punto.
    che gli autori di quel macello non erano black block con tempo da perdere, teppisti senza arte nè parte, tantomeno militari infiltrati per fomentare la protesta.
    ma gente consapevole di ogni disastro perpetrato da questo governo (e non solo), consapevole di essere destinata con ogni favore ad una vecchiaia di miseria; consapevole di essere parte di quella fetta di popolo che paga tutto ciò che deve, eppure si vede ogni giorno deprivata di un pezzo di futuro.
    probabilmente la descrizione sociologica della protseta che ho (hai) fatto è esatta.
    e proprio per questo la mia panza continua a darti ragione, e anzi forse a sperare in avvenimenti ancora più estremi, che diano la sveglia una volta per tutte ad ogni cittadino di questo sfortunato paese.

    però (la – miserrima – parte funzionante di) cervello di cui ancora dispongo, mi fa sovvenire di come, nei secoli, le forme più brutali di governo autoritario e dittatoriale abbiano sguazzato e prosperato dei e nei momenti di tensione sociale estrema, facendo leva sulle paure della popolazione più ignorante e misinformata; di come,dunque, un clima di perenne tensione non possa che favorire i cani che ora ci governano.

    quella parte di cervello mi ricorda pure che, come diamanti ilvo (che non è esattamente l’ultimo degli stronzi) ci dice da anni, l’asse berlusconianleghista (che mi ostino a considerare, nonostante la pochezza delle alternative, la peggior rappresentanza politica che questo paese sia mai riuscito a produrre) è in realtà largamente sostenuta dalle cosidette “fasce deboli” (proletari, pensionati soli, giovani poco istruiti), cui questi signori sono soliti buttarlo a culo.

    il vero disastro si rischierà quando la brasilizazzione dell’italia sarà evidente e non controbattibile con telegiornali di regime; quando anche i disoccupati, i cassintegrati che ora votano berlusconi&lega si accorgeranno in modo definitivo e incontrovertibile delle differenze tra loro e chi il governo favorisce; quando l’intera classe media sarà sparita e diventata classe proletaria, conseguenza estrema di politiche economiche sregolate. quelle differenze esploderanno più di ieri, in modo più fragoroso, un esercito di millemium people totalmente fuori di senno, sulle strade e nelle piazze.

    io, in tutta onestà, spero di non vedere quel momento. spero che l’italia riesca a cambiare prima, ma, come dicevo, la strategia della tensione favorisce sempre e solo chi sta al potere, è una cosa che dovremmo aver imparato.

    dunque, mi chiederai, quale soluzione? beh, la mia risposta ce l’ho chiara in mente, e riflette, in realtà, il motivo per cui con te, fratello, mi sono tanto sbattuto per arrivare a creare questo giornale.
    che, seppur goffo e traboccante ingenuità, è un tentativo di informare le persone.
    il giornalismo è un mestiere assai più nobile di quanto il qualunquismo da bar ci faccia credere. quando parlo d’informazione, intendo qualcosa di forse troppo nobile. o forse no, non saprei dire. però, venendo al punto, se dico informazione, dico educazione. educazione del lettore, e dello scrivente, alla critica, al pensiero, alla riflessione. bada, non manipolazione. ma proposizione di punti di vista, comunicazione di verità taciute, che possano far crescere la consapevolezza civile mia e di chi mi legge, e possano orientarci (scrittori e lettori) verso scelte ragionate, nel nostro stesso interesse, chiaramente, ma anche in quello della nostra comunità.

    non so forse sbaglio.
    ancora.

    su un’unica cosa mi sento di affermare che pisci fuori dal vasetto:

    Chi condanna le proteste violente in questi giorni lo fa sempre da un punto di vista riparato, consapevole di avere ancora un raggio di sole sopra al proprio capo.

    Così dice un tuo capoverso. Non sono d’accordo. E mi incazzo ancor più quando citi Saviano come rappresentante di tale categoria. Saviano forse tende ad avere derive paternaliste, e potrebbe risparmiarcele. Ma uno che a nemmeno 30 anni ha deciso di denunciare l’assioma di violenza, soprusi e omertà nel quale da sempre ha vissuto, e nel quale la sua terra vive da troppo tempo, accettando una vita DI MERDA (e non ho più modi alternativi per descriverla) deve meritare sempre e comunque abbastanza rispetto, quantomeno per non essere definito un intellettuale da salotto, che dice quello che dice perchè lui tanto sta bene; uno che parla senza cognizione di causa, insomma, perchè è questo ciò che in definitiva si evince da ciò che scrivi.

    vabbè, la pippa più lunga in risposta ad un articolo che sia mai stata fatta. scusa.

    http://www.youtube.com/watch?v=8ASoGO9RdEc

    http://www.youtube.com/watch?v=jNxh7TE3vNU

    http://it.wikipedia.org/wiki/Millennium_People

  • Grazie della risposta, fratè.

    Tu citi dei motivi di disagio e pericolo che io in tutta onestà non sono in grado di giudicare, ad esempio non sono in grado di giudicare il meccanismo con cui questi governi ci stanno rendendo poveri e spacciati, però cavolo, avvertirlo lo avverto eccome. lo si vede in tante occasioni … una cosa che mi sorprende ad esempio è come alla fine del processo di scolarizzazione questa crisi offra perlopiù lavori non specializzati, come insomma si sia fatto un gran giro per ritornare a una società assolutamente poco allineata con la modernità.

    L’unica cosa che vorrei puntualizzare però è che quando scrivo riguardo ai critici che se ne stanno “al sole” non avevo in mente Saviano, nonostante il mio citare un articolo che così suggerisca. Chi sostiene che Saviano “sta meglio di noi” è un rozzo ignorante secondo me, e io non avrei mai le palle di fare quello che ha fatto e continua a fare lui. Nel dire quello avevo in mente il primo commento che ho letto che condannava le violenze, un articolo di Luca Telese: uno che come sai in generale stimo e apprezzo.

    Poi mi tocca darti ragione anche sul fatto che le violenze in fondo sono controproducenti, in quanto danno una gran mano al regime che si può fare sempre più duro e repressivo e menarsi vanto per ciò.

    Ci dovrebbe essere un interlocuzione, un dialogo politico che dia voce a ogni angolo della società, ma di fatto … non c’è niente di tutto ciò, e sinceramente tutti i giochi di schieramento, alleanza eccetera appaiono come una grandissima presa in giro quando è venuto meno ogni legame tra gli elettori e i rappresentanti. non ti sembra che ci siano centinaia di persone che detengono il potere pur non avendo obblighi formali di rendiconto al resto degli italiani? è da MESI che assistiamo ad un Grande Fratello di politica televisiva in cui si prevedono, si auspicano, si realizzano, si fanno e si disfano tutte le tattiche possibili e immaginabili … peccato, perché le più forti e autorevoli di queste non prevedono alcun coinvolgimento dei cittadini. ogni tanto verrebbe voglia di saltare su e fare presente a tanti politici che “hey, ci siamo anche noi … gli elettori … i cittadini … avete presente? quelli che non possono scegliere se lavorare oppure no …”

    Ma caspita come è difficile distinguere il giusto dallo sbagliato di questi giorni, nevvero?

  • Innanzitutto mi viene spontaneo elogiare la lucidità dei giudizi sopra espressi, coi quali posso trovarmi più o meno d’accordo. Mi limiterò però ad un breve commento. Giusto alcuni punti che considero essenziali e che cito anche se meriterebbero una discussione più ampia.

    Una narrazione della giornata del 14 è necessaria e deve passare per una storicizzazione dell’evento, che si pone come cesura, almeno momentanea, del percorso di lotta di giovani e precari (ma anche di pensionati, migranti, cassintegrati, terremotati, militanti, movimentisti più o meno ideologici, comitati di tutela ambientale e per l’acqua pubblica). A Roma la stanchezza e la frustrazione si è unita alla rabbia di decine di migliaia di manifestanti, che non ne vogliono più sapere delle bugie populiste di questa classe politica e che vogliono mandare a casa questo governo, sempre più distante dalle logiche democratiche delle istituzioni repubblicane. Se l’Europa brucia da Atene a Londra forse il problema sono le cause, il disagio, l’attacco sistematico ad una generazione senza futuro, e gli interrogativi più scottanti vanno spesi in questa direzione.

    La polemica sulle violenze mi stupisce. Ero sinceramente convinto che lo scandalo internazionale fosse la compravendita dei voti e la corruzione ormai dilagante nel nostro Paese (e difatti sulla grande stampa estera i titoloni sono dedicati ad essa); credevo che uno dei dati storici più succosi fosse la perdita addirittura dell’estetica comunicativa della politica, che non si sente neppure più in dovere di nascondere le proprie malefatte. Anche lo sfogo di Saviano (uno sfogo di uno che si è svegliato male, nulla di più) mi ha colto alla sprovvista. Per me non è mai stata una cima, il buon Roberto (una risorsa, certo, una figura importante, non lo metto in dubbio), ma con questa lettera (fra l’altro, scritta da cani) mi ha lasciato di sasso: un semplicismo disarmante, che lascia addirittura intravedere un certo deficit imbarazzante di capacità analitica. Ma ciò che è più grave è la portata offensiva delle parole di Saviano, promotore (lui, non noi) di una rissosità che razzola nei bassifondi. “Imbecilli”, “idioti”: questi per Roberto i ragazzi della prima linea. E se lui insulta, mi istiga a replicare: la sua lettera mi è parsa la prova di una stucchevole volontà di imitazione di Pasolini, lo dico chiaro e tondo, conscio che possa essere letta come un’analisi facilona. Ma non trovo altre giustificazione per un pezzo così superficiale, fatta salva la libertà di ognuno di avere dei down ogni tanto e scrivere quindi delle sonore minchiate. Io c’ero in piazza del Popolo e non mi è neppure venuto in mente di prendere un sasso e lanciarlo. Ma c’ero. E intorno a me neppure un black blok, ma solo ragazzi arrabbiati, che si coprivano il viso perché a finire in galera devono essere i corruttori e non chi vuole abbattere la corruzione. Chiarisco: non ho mai creduto che la violenza fosse un metodo per la risoluzione delle diatribe, ma oggi in Italia stiamo assistendo al totale ribaltamento dei valori della democrazia ai quali dovremmo attenerci. E noi dovremmo stare zitti e buoni? Forse è vero, gli scontri del 14 aiutano in qualche modo chi governa, ma la storia ci insegna che quando si arriva a certi momenti, nei quali persone che mai avrebbero pensato di farlo, raccolgono un sasso e lo lanciano, significa che qualche ingranaggio è saltato e chi è al potere sta esagerando.

    Questo chiedo: che il movimento composito presente a Roma, come in tutta Europa, sia preso per ciò che è, ovvero un enorme fenomeno popolare di protesta e rilancio della socialità, e che le violenze siano contestualizzate storicamente come dato ciclico di radicalità. Non nego che a piazza del Popolo gli scontri siano diventati il fine, mentre, se proprio si verificano, dovrebbero come minimo essere il mezzo, però è un errore madornale definirli come l’azione di quattro coglioni che se la spassano a spaccare le vetrine: era la rabbia di una generazione tradita ed inascoltata, questa è una realtà di fatto. E poi dividiamoci sulla bontà o meno dell’uso della violenza, sul suo valore di motore storico o di intoppo degli eventi. Discutiamo, ma non mistifichiamo i fatti per cortesia.

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