Povero Pico (e povero Fo!)

Arrivano con il treno alla stazione di Cividale, il premio Nobel e la sua consorte, ex senatrice. Arrivano e ad aspettarli c’è un gruppetto di fan accaniti che sventola copie dei loro scritti per farsi fare un applauso. Hanno letto dell’evento sulle locandine e i volantini che tappezzano la cittadina emiliana di Mirandola, giunta di sinistra, partigiana della cultura. C’è il sindaco e ci sono gli assessori, c’è anche la banda, una cosa piccola e alla buona, in fondo siamo nel bel mezzo della tempesta di neve che paralizzerà il paese per i prossimi giorni. Il premio nobel è un regista, drammaturgo e attore, uno che ha fatto la storia del teatro e della letteratura per intenderci, e stasera delizierà chiunque voglia ascoltarlo (un evento gratuito, accorrete numerosi) con un breve monologo in occasione dell’inaugurazione di un’importante convegno di astronomia. Un convegno, sia detto per inciso, di un certo calibro: tre giorni di discussioni ed eventi con la presenza delle più grandi eminenze del campo. I due coniugi scendono dal treno tra i flash dei fotografi delle testate locali, stringono la mano al primo cittadino, ringraziano per l’accoglienza calorosa e vengono accompagnati in albergo dal sindaco stesso che non vedeva l’ora di fare la loro conoscenza. Domani li accompagnerà in municipio e, tempo permettendo, mostrerà loro la piazza illuminata, il duomo e l’oratorio, tralasciando per un giorno le importanti incombenze amministrative. Si farà fotografare con loro e gli si leggerà in faccia l’orgoglio di poter passeggiare a fianco del premio Nobel per la letteratura del 1997.
O almeno così sarebbero dovute andare le cose in un paese in cui la cultura valesse qualcosa. Invece: niente sindaco, niente banda, niente copertura mediatica, niente pubblicità. Il premio Nobel è arrivato, ha lasciato a bocca aperta i pochi intrepidi che sapevano e hanno sfidato la tormenta per andare a sentirlo, e se ne è andato sottovoce. Qualche articoletto sui giornali locali, niente di più. Eppure, soltanto poche settimane fa, un discusso dirigente di azienda era atterrato in elicottero, con tanto di scorta, a pochi metri da piazza Costituente, centro della vita mirandolese. E non era venuto per dare, come invece ha fatto il premio Nobel, era venuto per ricevere un altro premio, un premio “per la sua cultura ampia e profonda che va ben al di là della business administration, e per la sua caratteristica di uomo di mondo, che lo avvicinano al modello di Pico della Mirandola”. Non un padrone di fabbrica, ma un amministratore delegato dagli azionisti di quell’azienda, grande e troppo spesso debole sul mercato, ma forte con chi ci lavora dentro. (Una volta erano chiamati “operai”, ora – fateci caso – “collaboratori”). A quegli amministratori comunali che si affrettano a piegarsi in ginocchio per tributare onori a chi ha semplicemente più potere consiglio di dare una sfogliata a De hominis dignitate.

(ps: le quattro dita di neve scusano solo in minima parte i diversi atteggiamenti tenuti dall’amm.ne comunale di Mirandola nei riguardi di Fo e di Marchionne)

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