01.2011 – Internet, una protesi intellettuale:

Memoria e operazioni, software ed hardware, noleggio e fruizione di una materia grigia virtuale, ma fisico-chimica, meccanica, vitale, macchinoso continuum sterile, ma progressivo, conforme colla sua essenza fantascientifica, e al tempo stesso così reale e tangibile.

Sublimazioni booleane imperfette, ma perfettibili.

Gente che si affida per ogni caso del suo attuare, a conforti d’esperienza su cui riflettere i propri propositi, le proprie conoscenze, senza trascurare il dubbio della pluralità d’opinione, per definizione l’essere dello spirito umano, partecipato. Una critica di complicità contorta ed indenne alla superficialità.

Davanti alla possibilità più indiscreta di diletto e paradigma, l’impassibilità più becera e desolante conquista l’animo curioso, angosciandolo di indecisione all’agire che si fa pressante, ma che si macchia d’intermittenze pubblicitarie in suggerimenti misurati sulle attrazioni passate e sulla privatezza rubata all’accesso.

Solo due sensi su cinque vengono baciati dalla portata teleologica di questo esperire, se non fosse per il tatto, che funziona solo a direzionare il pensiero sul flusso indefinibile delle permutazioni biochimiche d’accesso alle questioni.

Corrispondenza diretta, mediata solo dalle facoltà in aggetto.

Purtroppo troppi tilt obsoleti e necessità avanguardistiche ne inficiano la connettività particolare per il generale. Continui aggiornamenti, compravendite, scambi, vittorie, fallimenti, concessioni filantropiche apparentemente senza lucro e rapine piratesche, saccheggi.

Documenti di un’epoca nel suo trascorrere, informazioni personali alla mercé di un mondo altro, immondo, imperfetto, del suo giudizio.

Salotti e piazze riservate, stracolme d’avatar incompleti per difetto e per eccesso. Nuovi divi che fanno concorrenza al passivo fluire televisivo, di contro alla sincronica diacronicità di un click.

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