01.2011 – Una civiltà nuova

Etica, ragazzi, etica!

(Anonimo)

Che viva un mondo nuovo. Che affermi con autorevolezza un mondo nuovo. Digerire l’im-mondo e usarlo. Per farlo occorre avere un’idea orizzontale di ragionevolezza, fatta a misura d’uomo e così finalmente per l’uomo. Questa non-civiltà che è il sudore colorato della nostra società ha come sbocco naturale la scomparsa del genere umano per come lo intendiamo. L’uomo che non vive nel mondo ma lo consuma accetta implicitamente, come con in contratti della Vodafone “che alla fine ti fregano sempre”, un obiettivo eterodiretto su cui proiettare le proprie azioni: è l’orizzonte del capitale. È un peccato che sia praticamente impossibile parlare del capitale prescindendo da ogni connotazione partitica, perché il capitale è ancora il cardine dello sviluppo razionale dell’uomo. Nell’im-mondo l’uomo trova ragion d’essere nelle finalità messe a disposizione dal meccanismo di progresso del capitale, della sua produzione, accumulazione e del suo incremento. Nell’im-mondo racchiuso dall’orizzonte capitalista nasce e fiorisce l’immondizia. Rusco, paciugo, monnezza. Sta all’uomo come questo sta al capitale. Ecco, ora il capitale è; per vivere un mondo nuovo l’uomo non lo distrugge: lo usa. La civiltà nuova afferma con autorevolezza che l’uomo rivolge la sua logica, che vive dell’identità del differente e che sa di essere nonostante il concetto che ha della propria morte, a un cosmo umano (kosmos in greco, radice kens – latino censeo), ai bisogni e ai desideri dell’uomo, alle sue paure e felicità, sincero con se stesso e con i suoi simili. La logica dell’uomo, che tiene in sé le molteplici facce del proprio presente, non predilige il capitale per l’uomo. E quindi pensa al suo buon vivere, nella salute dei rapporti con gli altri uomini e l’ambiente. Questo soprattutto è ciò che abbiamo perduto nell’im-mondo, usato e strausato da noi per il capitale. “La sfida della globalizzazione” è ben poca cosa di fronte all’avara e cieca e ignorante distruzione del proprio mondo: i veri problemi stanno al di fuori dell’orizzonte del capitale, perché esistono a prescindere da esso. E come può risolverli l’uomo che calcola, lavora, si sbronza e si dedica allo spirito in quello stesso orizzonte? Uscirne significa vivere il presente. Esportare cassonetti per la raccolta differenziata in India. Insegnare agli studenti come riutilizzare i circuiti e i transistor e dei diversi protocolli di telecomunicazione e di informatica: per iniziare a utilizzare la tecnologia. L’immondizia è uno strumento dell’uomo a un fine che non è umano. Pensiamo cosa siamo.

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