Garbage day

Da quando vivo a Montreal, ho sviluppato un fiuto sopraffino per i rifiuti. Il che non significa che me ne vado in giro a rovistare nei cassonetti alla ricerca di avanzi di cibo e mozziconi di sigarette, i tempi del dumpster diving più estremo sono ormai lontani, e nemmeno che nutro feticci morbosi per le immondizie dei miei vicini.

Intendo dire che le strade della città sono fonte inesauribile di sorprese, specialmente il giorno della raccolta dei rifiuti. Due volte alla settimana, l’immondizia va depositata in sacchi appositi sul ciglio della strada seguendo una tabella oraria. Una volta alla settimana bisogna portare fuori anche il contenitore verde, fornito gratuitamente dal quartiere assieme a un adesivo magico che fa sparire le pubblicità dalla cassetta della posta, in cui ogni famiglia raccoglie il materiale riciclabile.

Tornavo un giorno dal supermercato, maledicendo il prezzo spropositato della carta igienica quando, sul ciglio della strada, grazie al mio infallibile garbage detector, ho avvistato una serie di colli dal contenuto interessante e ho deciso di effettuare un’ispezione. Con estrema nonchalance, ho passato in rassegna il contenuto dei cartoni per constatare che si trattava senza ombra di dubbio di materiale scolastico, forse proveniente dal vicino asilo nido. Colori, matite, giocattoli e materiale per lavoretti natalizi. E gomitoli di lana. Tanti. Almeno una ventina di matasse con la loro bella fascetta di cartone e il prezzo. Ora, di una serie di giochi di società, vecchiotti e per bambini da 0 a 3 anni, non saprei proprio cosa farmene, ma, data la mia recente passione per il bricolage, la lana e i colori me li sono portati a casa.

Assieme a una certa confusione. A volte proprio non capisco come si faccia a sbarazzarsi di cose che funzionano o che potrebbero servire senza prima cercare di trovare qualcuno che le voglia o che ne abbia bisogno. O forse, siccome appropriarsi di oggetti utilizzabili che si trovano lungo la strada sembra essere una pratica comune e per nulla disdicevole, la gente li lascia di proposito sul marciapiede sapendo che troveranno una nuova casa a breve.

La cosa raggiunge il parossismo nelle settimane che precedono il primo di luglio, festa nazionale del Canada. La tradizione vuole che, in segno di sdegno nei confronti della festività federale, tutti i contratti di affitto in Quebec terminino il 30 giugno, di modo che il giorno di ferie possa essere utilizzato per traslocare. Per la serie: preferiamo spostare frigoriferi e divani su e giù per ripidissime scale esterne a 32 gradi all’ombra anziché celebrare l’orgoglio nazionale. E chiunque traslochi lascia dietro di sé una scia di oggetti non voluti, fuori moda o appartenuti a qualche ex, che restano lì per ore e giorni finché non arriva il camion della nettezza urbana e tritura il tutto prima di portarlo in discarica.

Allora, ci diciamo in coro noi ventenni con il gusto del vintage, tanto vale portarsele nei nostri bilocali e vantarci con gli amici di come a noi l’Ikea ci faccia un baffo e di come non abbiamo speso un centesimo per arredare i suddetti appartamenti. E se magari la nostra coscienza è un pelino più sviluppata e va oltre l’effetto adorabilmente kitsch di un mappamondo con due Germanie, allora rivolgiamo anche un pensiero alla famosa formula delle tre R (Reuse, Repair, Recycle) e a una forma di consumo più moderata e responsabile. Ma è un pensiero fugace, perché vedo in lontananza qualcosa che sembra la scrivania di cui avevo tanto bisogno… Grazie signora del 6352.

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