02.2011 – Approcci d’infanzia

 

1. La retorica smielata del dorato mondo infantile m’ha stancato e manco ci credo. È chiaro che il bambino è un essere a metà, in formazione, quindi ancora piegato dal vizio naturale, privo di scienza, di cultura e quindi spietato come la peggiore delle bestie. I bambini sarebbero da internare in mega-capannoni sorvegliati, dotati di igiene s’intende; luoghi in grado di educare l’infante al rigore della società civile, senza che cada vittima delle zuccherose tenerezze famigliari che inflaccidiscono le membra.

2. I bambini sono come gli asfodeli, amano i prati soleggiati. Per questo stanno così bene qui, dove l’acqua scende più chiara e di notte i grumi di stelle si aprono nudi allo sguardo. Il bambino, non ancora corrotto dal vizio culturale, respira quest’aria che sa di pascolo e terra appena smossa, dorme su covoni di fieno falciato di recente, prepara il falò in omaggio alla luna, munge alla mattina la capra e ne beve, corre libero lungo l’erta delle colline. Niente più della natura educa alla libertà.

3. Francamente io dico per carità sì va bene si sa il figlio è sempre bello averlo la famiglia ci sono dei valori giusti però diciamoci la verità è anche un impegno nel senso non che io non ne abbia voglia è che però hai tutta la settimana che sei presissimo vai di là di qua torni a casa alla sera non hai proprio le forze mentali adesso non prenderla come se fosse egoismo cioè in parte sì forse per carità però lo sai anche tu cioè se facessi un lavoro che mi prende meno tempo tipo l’operaio che ne so e poi è una spesa ma stiamo scherzando cioè se facessi un altro lavoro che mi dà più soldi tipo il dirigente che ne so

4. Ma fino a che età siamo bambini? Fino a quando dura l’infanzia? Qual è il momento in cui inizia l’età adulta? No, perché se stiamo ai limiti di legge, se ricordo bene, dovrebbe essere – per certe cose – i 14 anni e – per altre – i 18. È un problema serio se ci pensi.

Illustrazione di Anna Cigoli

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