02.2011 – Desiderio stupido

[Antonio Fornieri]

Ho bagnato il letto.
Bagno il letto da quando riesco a ricordare. Ho paura che continuerò a bagnarlo per sempre. Ho paura che i miei genitori si stanchino di me. Una volta mio padre ha sbuffato forte, poi mamma lo ha fulminato con gli occhi. Lei è gentile, ogni volta che succede mi dice solo di sdraiarmi sul divano e di aspettare che abbia finito di cambiare le lenzuola. In casa abbiamo più lenzuola di chiunque altro, perché io non voglio mettermi il pannolone. Ho otto anni e mezzo: non posso mettermi il pannolone.
Sono diventato sensibilissimo all’odore della pipì. A volte mi sembra di sentirlo anche quando tutto è asciutto. Se mi sveglio nel mezzo della notte, spalanco le narici prima degli occhi. Ma in realtà è il freddo in mezzo alle gambe che fa la differenza. Se non ci fosse il freddo in mezzo alle gambe, potrei riaddormentarmi, fare finta di niente, mettere le lenzuola in lavatrice la mattina dopo di nascosto. Ma poi l’odore sarebbe dappertutto. Odio l’odore della pipì. Più di quello della cacca o del vomito.
Sogno qualcosa prima di bagnare il letto. Non so cosa, qualcosa di chiaro e freddo. Le notti buie sono le più asciutte. Fino all’anno scorso dicevo una preghiera prima di addormentarmi, ma mi sono stancato, perché a Dio non piaccio. Come con le femmine: se non piaci non piaci. Fa lo stesso. Pensavo che Dio volesse fare un piacere a mia mamma, almeno. Almeno lei merita di essere contenta e tranquilla.
Siamo andati da un dottore diverso, uno apposta per queste cose, che sta in un palazzo enorme all’odore di limone. Era un giorno completamente bianco di gennaio. La strada era scivolosa. Da quando mi avevano detto che saremmo andati dal dottore, non avevo più bagnato il letto. Ma dal dottore bisognava andare comunque.
Il dottore aveva un brutto cognome e un camice accecante. Sorrideva prima di farmi delle domande. Ripeteva di stare tranquillo. Mi ha fatto sedere sul lettino e mi ha detto di abbassare i pantaloni. Non ero imbarazzato, ero attento alle mosse del dottore, che ha tirato fuori una cannuccia attaccata ad un tubo luccicante come uno di quelli del dentista. Ha detto di stare tranquillo e ha infilato la cannuccia nel buchino del pisello. È stata una sensazione stranissima, non proprio dolore. Mia mamma mi aveva detto cosa avrebbe fatto il dottore e aveva giurato che non avrebbe fatto male. Le ho creduto e infatti non ha fatto tanto male. I miei genitori hanno guardato il dottore riempirmi la vescica di acqua. Sentivo rumorini di tubi pieni, come se mi fossi trasformato in un termosifone. Poi ha smesso di riempirmi e mi ha detto di tenere la pipì, di sdraiarmi. Ha guardato qualcosa su uno schermo. Mamma mi ha sorriso. Papà ha detto che ero stato bravissimo. Poi il dottore mi ha detto di fare pipì e insieme all’acqua sono uscite anche bolle d’aria, col rumore di scoreggia, stranissime scoregge dal pisello.
Il dottore ha detto che passerà, che è normale, che sono normale, che è una cosa comunissima nei bambini e scomparirà. Me ne ricorderò sorridendo.
Mia nonna dice sempre che devo ridere e divertirmi finché sono bambino.
Io voglio crescere. Sono stanco di essere bambino.
Sarebbe bellissimo addormentarmi, dormire qualche anno, magari sognare di bagnare il letto e poi svegliarmi asciutto come mai avrei potuto desiderare, scoprire di essere cambiato, di avere superato problemi enormi senza soffrire, senza piangere, senza vergognarmi davanti alle persone che mi vogliono bene.
Sarebbe fantastico ricordare il male senza averlo vissuto, perché diventerei una persona saggia ma più allegra, più bianca, meno stanca. Più forte contro problemi più difficili.

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