02.2011 – Il pischello assai monello del più lieto carosello, vignettato col pastello

Per incanto o per delizia il mondo del Piccolo Nicolas e i suoi genitori ci porta in una “realtà immaginaria, fittizia, che ha il profumo del passato, il passato della nostra infanzia”, dove i bambini si possono riconoscere e gli adulti possono invece ritrovarsi.
Il regista francese Laurent Tirard è stato capace di ricreare quell’incantevole carosello gioioso anni ‘50, in cui vive il monello più famoso di Francia, circondato da un gruppetto di scanzonati amichetti in calzoncini e cravatta e da due genitori tanto goffamente laccati, quanto simpaticamente frustrati, che il grande René Goscinny ci ha regalato in una serie di irresistibili racconti, illustrati poi dalla vivace freschezza delle vignette di Jean-Jacque Sempé.
Si sa che la Francia ha sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti degli studi e delle rappresentazioni dell’infanzia (ricordate l’enfant terrible Antoine Doinel dei Quattrocento colpi di Truffaut? O le scene di Amélie bambina? O anche la briosa Guerra dei bottoni?), le appartiene infatti quella rara e magica virtù dello sguardo, in grado di catturare tutta la poesia sovreccitata e tenera, che costella gli anni delle marachelle, della scuola, dei compiti, delle maestre, dei bidelli, dei giochi ai giardinetti e delle zuffe fra compagni di classe.
In questo film la macchina da presa è posta a misura di bambino e i colori hanno tinte pastello come quelle che si usano per colorare, i personaggi sono figure quasi caricaturali, spassosamente deformate dalla vivacità spontanea del piccolo Nicolas. Non può mancare infatti un’allegra masnada di compagni di classe tipici di ogni scuola: il ciccione Alceste, che vuole diventare ministro perché si fanno sempre delle ottime cene, o lo svampito e stralunato Clotaire, o il secchione e spione Agnan, che non può mai essere picchiato perché porta gli occhiali (ed assomiglia terribilmente al Woody Allen bambino di Io e Annie). Ma a completare il pittorico quadro scolastico ci sono anche la severa, ma in fondo dolce e comprensiva maestra, il pedante e vecchiotto preside e il terribile bidello che assomiglia ad un gufo, per via dei suoi grandissimi occhi.
La splendida innocenza fanciulla e l’anima genuina di questi personaggi si deve anche alla squisita bravura di tutti i suoi giovanissimi interpreti, a partire da Maxim Godart, un graziosissimo Nicolas.
Rimangono ovvi i debiti letterari a Goscinny, ma è proprio il caso di dire che la fascinazione lieta e l’ironica poesia che sanno ispirare questi racconti, diventa sullo schermo l’immagine perfetta proprio di quello che il piccolo Nicolas vorrebbe fare da grande: ossia far ridere la gente.

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