02.2011 – Indaco.

Un colore dell’anima? Una speranza verso un nuovo passo evolutivo o di piena soddisfazione del nostro grande potenziale da esplorare.
Alle porte del nuovo millennio, a fronte delle grandi scoperte e rivoluzioni culturali che caratterizzano la nostra epoca attuale, collaudati dai più meravigliosi strumenti della tecnica che sopravanzano pure la possibilità di comprensione di questi. Una nuova sfida alle prossime generazioni, uno stimolo ad essere qualcosa di più o una ricerca catastale di quel superuomo insperato.
Si parla di questo e spuntano pedagogie sperimentali, intensive e non, che agiscono sulle capacità umane e le sue frontiere più inaccessibili che hanno contraddistinto il nostro genere solo sporadicamente nel corso della storia raccontata.
Una generazione di fenomeni in questo mondo fenomenico che sembra volerci sempre stupire con nuovi traguardi, nuovi paradigmi. Eppure questa controversia si svuota di senso quando raggiunge le fondamenta: la diatriba sull’ADHD (sindrome di deficit di attenzione e iperattività), la conquista della certificazione e lo sterminio del ritalin.
Come se fosse possibile riuscire a conformare ogni volta e tutti allo spirito del tempo attuale.
Come se fossimo veramente tutti uguali e le stesse dinamiche agissero su ognuno allo stesso modo.
Come se non ci fosse più storia e stessimo qui ad aspettar il trascorrere dei tempi.

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