Come gli arabi

Questa è solo una nota sullo svolgersi dei fatti di questi giorni.

E’ imprecisa, ripetitiva, semplicistica, brutta.

COME GLI ARABI

Di solito siamo abituati a definirli sporchi, poveri, spacciatori, puzzolenti, ruba-lavoro, delinquenti, clandestini e così via. Se semplifichiamo, quando parliamo degli arabi, della loro cultura e del loro modo di vivere troviamo una parola adatta a contenere tutto il nostro immaginario su questi popoli: arretrati. Arretrati, incivili, barbari. Più o meno.

Ora, perchè non provare, per una sola volta, a fare come loro. Intendiamoci: non cambierei il mio modo di vivere e di pensare nemmeno per un’eternità vissuta da arabo. Sono italiano e me ne vanto.

Ma perchè non provare, almeno su un punto, a fare come loro.

Siamo in Egitto. Il popolo non ne può più di Mubarak, il capo del governo. Lasciamo stare le valutazioni sullo statista Mubarak, concentrandoci sul fatto: la gente non voleva più essere governata in quel modo. E’ scesa in piazza. Scontri. Violenza. E alla fine Mubarak non si vede più: non è stato sconfitto alle elezioni, gli egiziani non sono andati a votare, non ha perso la fiducia del parlamento. Mubarak è caduto perchè il popolo non lo voleva più.

Ora in Iran. L’eco della “giusta rivolta” arriva fino a qui: scontri, manifestazioni, ma il leader è ancora al suo posto, forte del sostegno dei militari.

Ma la protesta araba non si ferma. Tocca alla Libia. E poi al Barhein. In meno di una settimana i grandi leader politici arabi vengono scossi più di quanto gli Stati Uniti abbiano fatto con la guerra in Iraq e in Afghanistan.

Torniamo alla nostra bella patria. La situazione è come in Egitto: il popolo non vuole più Berlusconi. Uomini, donne, giovani e pensionati non vogliono più il capo del governo.

Perchè non cacciarlo.

Perchè non farlo scappare con la coda tra le gambe, come l’ultimo dei dittatori.

Perchè non fare come gli arabi.

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