I “Giorni Sospesi” dei Fragil Vida

 

Il primo marzo, con un’anteprima al Teatro Sociale di Finale Emilia, i Fragil Vida aprono un tour che li porterà in giro per l’Italia col nuovo album “Giorni sospesi”. Il disco, il quinto dalla loro formazione nel lontano 1997, è prodotto dall’etichetta Fabbrica: anche se la collaborazione con quest’etichetta era già iniziata col disco “rosso” del 2008, di cui Fabbrica aveva curato il tour, si tratta a tutti gli effetti del primo disco non auto prodotto del gruppo di Finale Emilia.

La sfida è il ritorno all’analogico “per ricercare una sonorità più ruvida”. Registrato presso Igloo Audio Factory di Correggio, l’album contiene parti molto tranquille e introspettive. Come novità ne è uscita un’anima rock, forse per la scelta di usare il basso al posto del contrabbasso in molte parti, pur mantenendo le influenze jazz ed il connubio teatrale che li contraddistinguono. Gianluca, l’attore recitante Gianluca, attore recitante e autore, insieme a David (voce), dei nuovi testi, ci parla del singolo “Giorno sospeso” da cui prende il nome l’album. Dal pezzo – spiega – si evince la poetica intimamente ambigua propria di tutto il disco, che quasi dona a chi lo ascolta il beneficio di un dubbio sconosciuto. È un mettere in discussione le certezze mondane nel fluire inesauribile della vita frenetica (e del nostro periodo storico, ricco d’ansie) in un momento di sospensione appunto, per ricercare la poesia del quotidiano, della quale se ne denuncia la mancanza o la dimenticanza:

<<chi s’è fermato ad osservare il tramonto / non ha notato nulla di strano>>.

Ma segnaliamo altre canzoni che raccontano storie più o meno quotidiane. “Mario camino”, ad esempio, narra di un ragazzino che vive sui tetti e gioca sul fumo che esce dai camini, isolato dal suo microcosmo sociale; Mario viene preso in giro dagli altri bambini, ma non li sente e continua a giocare “sognando amici profumati”, perché giù non c’è vita, ma cattiverie.

Un personaggio che mi ricorda il Perelà, la sua filosofia leggera e le aspettative utopiche che rappresenta, in questo caso non sociali e legislative, ma di imperativo morale intimo e giocondo. Tra i pezzi anche una trattazione del “Giuda”, mezzo del divino, nel suo dolore dell’atto di tradimento e sublimità per la vicinanza al sacro, che però non ha retto il compito e si è suicidato andandosene comunque cogli occhi al cielo, sperando in un ultimo abbraccio tra gli spiriti, nell’amore incondizionato. “Vele tese” parla invece dal punto di vista di un clandestino che sta prendendo una barchetta, mettersi in discussione qua significa entrare nei panni di una persona che si sradica dalla sua terra natale, colla speranza di trovare un’altra vita: il racconto è il viatico di questo movimento, nella brezza che riempie le vele e che lo trascina.

Insomma un album ricco di sentimenti e di stimoli per il pensiero, trainati dall’umiltà e il rispetto tipico del gioco. La frizzante animosità delle loro musiche frutto di un’esperienza maturata in anni di complicità e innumerevoli concerti che li hanno fatti conoscere ed amare in tutta Italia.

Il packaging del disco è ancora un mistero, ma con questa intervista mi hanno preparato allo sbalordimento e più di così non ci è concesso. Intanto vi invito a seguire la loro pagina myspace.com/fragilvida

per ascoltare qualche canzone e seguire le tappe del tour, perché la loro musica è bella e piacevole, ma dal vivo se ne può gustare la carica energetica dirompente!

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