Ruby e le altre al Carnevale? L’assessore risponde

Pubblichiamo il testo dell’intervista intercorsa tra Mumble: e l’assessore alla Cultura del comune di Cento, Daniele Biancardi.

Gentile Assessore Biancardi,

Le scrivo perché vorrei il suo parere sull’apparente decisione da parte dell’organizzazione di invitare come ospiti “d’onore” alcune donne coinvolte nell’indagine sul giro di prostituzione legato al presidente del Consiglio e ad altri esponenti politici e dello spettacolo. Mi permetto dunque di porle alcune domande a questo proposito a cui spero vorrà darci risposta.

– In un momento di perdurante crisi economica che coinvolge anche numerose aziende centesi e ferraresi, in una provincia che ha fatto registrare l’aumento più elevato d’Italia per quanto riguarda le ore di cassa integrazione (+ 583% a dicembre 2010), la celebrazione pubblica di donne la cui qualità preminente è di saper fare soldi facilmente senza impegnarsi ad avere un’occupazione come le altre lavoratrici, è una scelta opportuna secondo lei?
– Come si pone l’amministrazione comunale di fronte a questa scelta? Qualora ritenesse la scelta inopportuna, potrebbe agire nei confronti dell’organizzazione del Carnevale?
– In qualità di Assessore alla Cultura di un importante cittadina, crede nel ruolo educativo della politica con le sue decisioni e i suoi programmi, all’interno della società?

Nella speranza di una sua risposta, la ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.

***

Intanto bisognerebbe aspettare il giudizio della magistratura prima di tirare le conclusioni (in moltissime circostanze i giudizi finali sono stati decisamente diversi dai pronunciamenti iniziali)
In secondo luogo io sono del parere che le virtù devono essere pubbliche e i vizi possono essere privati.

Detto questo l’organizzatore del Carnevale di Cento è un mago nella scelta delle persone che fanno audience per cui sono sicuro che se ha fatto questa scelta il motivo ci sarà.
In qualità di assessore alla cultura non ho strumenti per volere o non volere che  tipo di ospiti scegliere, che competono all’organizzatore il quale si accolla gli oneri relativi (il comune non spende un euro per questo).

Il ruolo educativo della politica c’è sempre come quello della scuola della famiglia dei genitori, ecc., ma anche qui “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Per ultimo non bisogna dimenticare che a Carnevale ogni scherzo vale, da sempre, per cui non confonderei la disoccupazione e la cassa integrazione con atteggiamenti moralistici che nulla hanno a che fare con lo sviluppo economico.

Cordiali saluti

 

***

Innanzitutto grazie della sua risposta celere e chiara.

Perdoni però se mi prendo la libertà di chiederle in seconda battuta un pensiero di più largo respiro. Lei ha ragione a dire che il giudizio spetta alla magistratura, anche se rimango perplesso a constatare che questa formula venga usata spesso semplicemente per allontanare il problema: quanti aspettano “che la magistratura faccia il suo corso” e al contempo la denigrano più o meno apertamente? (ma questo era un inciso).

Lei afferma che le virtù devono essere pubbliche e i vizi privati. Non trova che larga parte della classe dirigente italiana (non mi riferisco né solamente ad una parte politica, né alla sola classe politica) abbia disabituato i giovani all’esercizio della virtù pubblica? Se scuola e famiglia non educano, allora è normale che nemmeno le istituzioni politiche educhino?

Sono convinto che il patron del carnevale sappia il fatto suo per quanto riguarda l’organizzazione di eventi al limite dello “scandalo” capaci di attirare parecchi bambini e turisti, e questo fa parte del gioco. Se non c’è denaro pubblico ovviamente gli spazi di intervento sono limitati e d’altronde è verissimo, siamo a carnevale ed è più che lecito svagare. Però mi sembra che far pagare un biglietto non proprio economico (una famiglia con due figli spende 52€ per entrare) per mantenere a suon di migliaia di euro donne la cui unica qualità è “esser loro mentre noi non siamo niente” se non il popolino spettatore (versione edulcorata) … A me fa pensare ai tanti miei coetanei disoccupati o precari, come me. Sarò un moralista, non mi offendo.

Ci sono diversi comuni in Veneto che vietano la diffusione di quotidiani e di libri non graditi nelle biblioteche: in quanto Assessore alla Cultura crede che vietare certe letture sia più adatto all’azione di un politico?

***

Comprendo anche la tua opinione,
io da assessore e anche da sindaco (a Bondeno alcuni anni fa) non ho mai proibito niente a nessuno, ho sempre lavorato con tutti, sia di destra che di sinistra, e ho sempre privilegiato il merito e le capacità delle persone.
Ciao

Insomma, il Carnevale di Cento, essendo organizzato da un privato, storicamente bravissimo a innescare polemiche per portare curiosi da quelle parti, non può venire coinvolto in alcun giudizio sociale, politico o culturale di attualità. Inoltre, generalizzare un episodio come questo e ascriverlo allo stesso tipo di atteggiamento delle nostre classi dirigenti (rappresentante nel frangente dalla figura di Ivano Manservisi, patron del carnevale), provinciali, prive di idee seriamente originali, poco lungimiranti e grette, che impedirebbe al paese un sano sviluppo, una sana rinascita verso una società migliore … è percepito come moralista, ideologico e forse fazioso.

Non ci è dato giudicare in alcun modo questa scelta: è carnevale e bisogna riderci sopra.

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