Otto anni dalla morte di Davide “Dax” Cesare

 

 

 

 

 

 

 

La notte fra il 16 e il 17 marzo del 2003, Davide Cesare, per gli amici semplicemente Dax, militante dell’ORSO (Officina della Resistenza Sociale), mentre si trovava fuori da un pub in zona Navigli a Milano in compagnia di due amici, Fabio Zampetta e Alessio “Alex” Alessi, venne assalito da tre persone armate di coltello (due naziskin, Federico e Mattia Morbi e loro padre Giorgio). Dopo una breve colluttazione i tre assalitori si diedero alla fuga, lasciando in terra Alex, ferito gravemente per una coltellata ricevuta ad un polmone e Dax, rimasto privo di vita. Gli amici dell’ORSO, ignari del decesso dell’amico, si recarono all’ospedale San Paolo, dove si erano dirette le ambulanze. Solo qui la tragedia irruppe nella notte: Dax, ventiseienne, lavoratore e padre di una bambina di quattro anni, era morto, prima dell’arrivo all’ospedale, a causa di dieci coltellate. Ma, come si suol dire, al peggio non c’è mai fine.

“Eravamo sconvolti per la morte del nostro amico ed è iniziata una discussione con i poliziotti presenti, che hanno iniziato ad insultarci, provocandoci. È partita una piccola carica. In quel momento sono sopraggiunte altre persone che volevano entrare nell’ospedale ma vedevo che venivano fermate a manganellate. Io e altri siamo corsi per vedere cosa succedeva e a quel punto ci hanno caricato e rincorso per il vialetto del pronto soccorso, colpendoci alle spalle. Sono stato colpito violentemente in faccia con una manganellata […]. Mi sono rifugiato nell’atrio pensando che fossero terminate le cariche e aspettando che mi medicassero. Dopo poco sono entrati invece 10/15 poliziotti che mi hanno preso di peso e letteralmente buttato fuori dal pronto soccorso, gettandomi a terra, iniziando a manganellarmi”1. I cosiddetti ‘fatti del San Paolo’, come venne definita quella notte di lutto e di cariche indiscriminate, vennero considerati dalla questura come una risposta necessaria da parte delle forze dell’ordine al tentativo degli antifascisti di trafugare la salma di Dax. Posizione che non venne messa in discussione neppure dai filmati di un video amatore, in cui si vedevano i pestaggi indiscriminati messi in atto dalla polizia e dai carabinieri fuori dall’ospedale2. Milano sembrò in quei giorni tornata ai lutti del fascismo e degli anni settanta, intrappolata in un tunnel senza uscita. A testimonianza di ciò anche la ricorrenza: i funerali di Dax, celebrati il 22 marzo, si svolsero infatti esattamente venticinque anni dopo quelli di altre due vittime della violenza fascista, Fausto e Iaio, anch’essi militanti di un centro sociale, il Leoncavallo. L’unica cosa che sembrò cambiata fu la risposta a questi avvenimenti: se venticinque anni prima il dolore e la rabbia erano stati condivisi dall’intera Milano, allora orgogliosamente antifascista, gli amici ed i parenti di Dax ebbero attorno solo quei pochi che la società addita come ‘facinorosi’. I morti per mano fascista, o dello Stato, rischiano veramente di morire due volte: per la lama o lo sparo e per l’indifferenza. Jacopo Frey

1 Testimonianza tratta da Cristiano Armati, Cuori Rossi, Roma, Newton Compton Editori, 2008, pp.454-455.

2 Cfr. I Compagni e le Compagne di Dax, Processo di appello per i fatti San Paolo. Per non dimenticare con Dax nel cuore, in http://daxresiste.noblogs.org/

 

Bibliografia e sitografia consigliate:

Cristiano Armati, Cuori Rossi, Roma, Newton Compton Editori, 2008

AAVV, Ti racconto Dax, Pavona (Roma), Purple Press, 2009.

http://www.reti-invisibili.net/dax/

http://daxresiste.noblogs.org/

http://www.inventati.org/sanpaolo/

 

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