Per colazione al Devonshire club; in compagnia di Karl Marx

Dopo il gradito contributo di Marilena Daquino in occasione dell’anniversario della morte di Karl Marx, pubblichiamo un intervento dell’amico Jacopo Frey, studente libertario che ci svela un episodio poco noto della vita del grande pensatore.

Il 31 gennaio del 1879 capitò al filosofo Karl Marx di recarsi a colazione al Devonshire Club, circolo privato al quale appartenevano i migliori membri della società britannica dell’epoca. Marx si trovava lì a seguito di un invito, accolto con piacere date le ristrettezze e le amarezze in cui viveva (la sua opera difatti in quel periodo non andava molto oltre i circoli della disciolta I Internazionale), estesogli da sir Mountstuart Grant Duff, gentiluomo scozzese al servizio della regina, interessato alle sue teorie, nonostante l’appartenenza all’aristocrazia agricola tradizionale.

Di ciò probabilmente nulla avremmo saputo se non fosse per la parentela che legava questo nobile signore con la scrittrice e militante femminista Joyce Lussu. Ella scoprì l’episodio leggendo qualche passo del diario di questo suo zio* a casa di William, uno dei suoi cugini, nel frattempo divenuto Larry per la volontà di abbandonare il titolo nobiliare ricevuto in eredità, preferendo di gran lunga lavorare come medico condotto nel quartiere pakistano di Londra, luogo a cui era approdato dopo aver combattuto in una brigata comunista nella Spagna della guerra civile assieme ad uno dei nipoti di Virginia Woolf. L’originale albero genealogico che condividevano Larry e Joyce annoverava fra i suoi rami anche un François de Caddillac, che aiutò Maria de’ Medici a fuggire dalla fortezza di Blois nel 1619 e la scrittrice inglese, ma marchigiana d’adozione, Margaret Collier. Esso ci viene descritto dalla Lussu in un’opera non molto conosciuta fuori dalle Marche, Le inglesi in Italia. Storia di una tribù anglo franco marchigiana (Il Lavoro editoriale, Ancona, 1981), che porta in appendice il resoconto della famosa colazione. Dalla lettura del testo sappiamo che Sir Grant Duff rimase molto colpito dal fatto che la “sua conversazione è quella di un uomo molto ben informato, anzi dotto”e che “tutto quello che diceva era molto ‘positif’, leggermente cinico, senza nessuna apparenza di entusiasmo, interessante; e spesso, come pensai, esprimeva idee molto corrette, quando trattava del passato e del presente; ma vaghe e poco soddisfacenti quando si rivolgeva verso il futuro”. Si arrivò al cuore del discorso nel momento in cui il gentiluomo scozzese, probabilmente dopo un piatto a base di rognone, domandò a Marx delucidazioni sul progetto rivoluzionario: “Bene, supponiamo che la sua rivoluzione abbia avuto luogo, e che abbiate realizzato una forma di governo repubblicano; c’è ancora molta, molta strada da fare, per attuare le novità prospettate da lei e dai suoi amici”; laconica fu la risposta di Marx: “Senza dubbio, rispose, ma tutti i grandi movimenti sono lenti. Sarebbe solo un passo per migliorare le cose, come la vostra rivoluzione del 1688 è stata solo una tappa del lungo cammino”. Se avessimo modo anche noi di far colazione con il vecchio Karl, magari al lussuoso caffè Zanarini di Bologna, potremmo infine chiedergli: “Giusto per riprendere il discorso… ma le altre tappe del lungo cammino, Lei, per caso le ha viste?” Jacopo Frey

*Cfr. Sir Monstuart Grant Duff, Notes from a Diary, Londra, Ed. John Murray, 1898

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