Primavera araba a Ferrara

Ferrara è una delle città scelte per ospitare parte dei tunisini giunti in Italia in seguito alla cosiddetta “Primavera Araba”. Mille destinazioni certe erano state elencate dai soliti bene informati, come la frazione di Casaglia o Poggio Renatico, e tutte rigorosamente sbagliate. Già in passato a Poggio venne allestito un campo in grado di accogliere migliaia di profughi per fronteggiare l’emergenza Albania: non arrivò nessuno, e roulotte ed alloggi temporanei rimasero per anni esposti alle intemperie fino ad essere resi inutilizzabili, mentre attivisti leghisti inscenarono una manifestazione per pure ragioni televisive, davanti ai cancelli della tendopoli deserta, contro la mai avvenuta invasione degli immigrati.

Approfittando del pomeriggio libero raggiungo il quartiere DORO con l’intenzione di scattare qualche fotografia, per poi tentare di farla pubblicare sui quotidiani locali. Un paio di centri commerciali, due ristoranti giapponesi che si fronteggiano, l’immancabile fast food ed un sexy shop: seguendo il binario morto che corre parallelo a via Marconi giungo infine alla sede della Protezione Civile, edificio attrezzato per ospitare i migranti destinati alla città. Sul cartello all’ingresso queste parole:

“Campo di prima accoglienza di via Marconi 35. Vietato l’accesso alle persone non autorizzate”

A breve distanza le tozze torri in laterizio dell’ex canapificio realizzato nel 1938 su progetto di Savonuzzi. Il quartiere è un piccolo paradiso per gli appassionati di architettura razionalista: l’ex albergo “Littoria”, il caffè DORO con il cippo che commemora l’eccidio fascista del 1944, lo splendido ingresso dell’ex cartiera inaugurata nel 1940. Ma anche anonimi alveari in cemento, un vero e proprio dedalo di palazzoni costruiti nel secondo dopoguerra dall’INA-CASA, oggi in gran parte fatiscenti ma che conservano sulle facciate le caratteristiche targhe in ceramica, piccoli gioielli realizzati dai migliori artisti dell’epoca. Ed all’orizzonte la foresta di torri e ciminiere del Polo Chimico.

Staziono con la macchina fotografica in mano per un po’, ma non vedo nessuno, il centro di accoglienza è deserto. Facendo un calcolo approssimativo il risultato è che mediamente si parla di 1300 immigrati a regione. Uno ogni 2300 abitanti, un numero men che esiguo, e così torno a casa a mani vuote.

Il 16 Aprile sono giunti a Ferrara 18 tunisini; il tempo strettamente necessario a compilare i documenti per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo e la metà di essi parte immediatamente, presumibilmente in direzione della Francia. Altri se ne vanno dopo un paio di giorni. Questa era l’orda incontenibile sbandierata come alibi da un governo inetto, incapace di fronteggiare una piccola emergenza, coprendo la nazione di ridicolo agli occhi del mondo.

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