05.2011 – Bentornati barbari!

Nessun vallum di sapore imperiale fermerà l’ondata – che dico, il fenomeno – migratorio di questi decenni. L’Europa si è avviata ad una straordinaria esperienza di mescolanza etnica e cromatica. Le dimensioni sono immense e a noi l’opportunità di cogliere le proporzioni storiche di ciò che sta avvenendo che, con la velocità che contraddistingue questo effimero presente, potrà essere soppesato in maniera allegramente sincronica. La penetrazione sta avvenendo e nessuno interromperà il coito, né gli amministratori grigiastri di un’Unione sgualcita e catacombale né i movimenti xenofobi, amati oggi dalle genti nella misura in cui cadranno domani nell’oblio. Le migrazioni – tolte le oggettive problematiche umanitarie degli esordi – sono auspicabili, sono un motore della Storia e i loro effetti attivi per secoli. Oggi, senza un’unità reale dell’Europa, nel totale decadimento di una cultura comune (non si pretende un’estesa Castalia hessiana, ma qui siamo al re-imbarbarimento collettivo), aggrappati come siamo ad un preteso eurocentrismo d’annata da far ridere i polli, non potrà che giovare un contributo esterno. Esterno? Davvero crediamo che i confini dell’Unione, tutelati* per ragioni di protezionismo e mercato, facciano parte della nostra cifra identitaria? Andiamo. Sinceramente mi sento più affine ad un sguattero bengalese o un manovale marocchino che a un faccendiere italiano o un diplomatico tedesco: nell’ottenuto squilibrio globale bisognerà accettare l’esplosione – la liquidità – dei confini, se no ciccia. No, l’Europa politica, sempre più rassomigliante a quella bolgia infernale della Burocrazia più volte apparsa negli albi di Dylan Dog, vuole trincerarsi. Gli europei del XVI secolo eruttavano nel mondo, con il loro carico di violenza, presi dalla brama del trinomio scoperta-conquista-colonizzazione e la tendenza è proseguita almeno fino alla Prima guerra mondiale. Se facciamo finta di accantonare per una attimo qualsiasi valutazione sugli effetti nefasti prodotti dagli europei nel mondo, possiamo limitarci a valutare che – a ragione – la differenza rispetto ai tempi odierni sta nella paura: ieri – supportati da una potenza fisica e psichica imparagonabile al resto del mondo – all’avventura a cuor leggero; oggi – che l’asse del soldo, dell’interesse e sì, anche della Cultura, è da tutt’altra parte – terrore. Fuori di noi ci sono sempre i barbari, sia chiaro, ma ieri si dominavano, oggi stanno arrivando per imporre le loro condizioni e il prezzo di secoli di sfruttamento. Bentornati barbari, devo dire che vi aspettavamo con ansia.

*o sfruttati come zone economiche “cuscinetto” a danno dei “frontalieri”, che continuano a tirare una busta paga assai più leggera della nostra ma ai quali sono imposti beni di consumo o di status allo stesso prezzo?

“La società moderna, avendo rimosso il fitto tessuto di comunità e corporazioni, ha aperto la porta all’individualismo della massa, un fenomeno in contraddizione che ha dato vita al timore dell’altro. Ma l’Europa non può negarsi all’altro, dal momento che incorpora il fenomeno dell’alterità; si sta lentamente consolidando un processo culturale che porterà l’europeo a riconoscere nell’altro una componente essenziale nel percorso costitutivo della propria nuova identità in divenire”. Zygmunt Bauman

[l’immagine Green Europe è di E. Rinaldi]

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