L’Europa possibile di Alexander Langer

(Jacopo Frey)

L’amara constatazione che il recente dibattito sull’immigrazione ci consegna è che l’Europa in cui viviamo effettivamente assomiglia alla “Fortezza Europa” di cui spesso si è parlato.

Lo sconforto aumenta se pensiamo che alla base dell’idea stessa di una Comunità Europea ci fu un ampio sforzo di intellettuali, militanti politici, che dedicarono le loro migliori energie per aprire la strada ad un’Europa unita che parlasse i linguaggi della pace, della convivenza e dell’incontro fra i popoli: pensiamo in questo senso ai fratelli Rosselli, ad Altiero Spinelli, che nel confino fascista scrisse il Manifesto per un’Europa libera e unita (più noto come Manifesto di Ventotene), o al pacifista Aldo Capitini e ai tanti altri che a questa idea cercarono di dare ‘anima e corpo’.

Sebbene più contemporaneo, fra questi ‘europeisti’ possiamo inserire anche il sudtirolese Alexander Langer, militante pacifista e non violento, pioniere della politica ambientale e ‘padre nobile’ dei Verdi italiani, di cui lo scorso anno è ricorso il quindicesimo anniversario della scomparsa, avvenuta per suicidio nel 1995. Langer, pur non avendo mai partorito delle opere complete a livello teorico (i testi di riferimento sul suo pensiero sono difatti raccolte di scritti uscite postume), ha prodotto nel corso della sua vita una serie di articoli in cui più volte è tornato sull’idea di Europa: dalle aspirazioni di un ragazzo che nei primi anni Sessanta collaborava con i giornali studenteschi, agli interventi come europarlamentare alla fine degli anni Ottanta, si riaffaccia costantemente nelle sue parole l’idea di un’Europa che possa essere vera patria per tutti e che sia capace di garantire unità, rispetto per le differenze e aiuto, anche per il cosiddetto ‘Sud del Mondo’.

La forza delle parole trovò un’ulteriore testimonianza nel suo faticoso impegno, purtroppo fallimentare, per la pacificazione del conflitto dei Balcani: l’ultima grande guerra che ha insanguinato l’Europa, in cui si è giocata la drammatica riconferma che l’Europa Unitaria non può che continuare ad essere che un’aspirazione e progetto di pace.

Uno dei sui ultimi interventi, scritto nei giorni del drammatico assedio di Sarajevo, titolava per l’appunto: “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo”. L’amara riflessione che da tale lettura ricaviamo è che lì l’Europa è morta e che oggi continua a morire con ogni respingimento di barcone dalla Tunisia.

Ma noi, figli di un’istituzione e di un’idea morenti, possiamo ritrovare la speranza proprio in un suo scritto che risale, addirittura, al 1964; qui Langer ci offre uno scenario alternativo possibile: “la gioventù europea è l’unica che possa realizzare l’obiettivo dell’unione, perché dopotutto rappresenta la popolazione dell’Europa futura […].

Il nostro atteggiamento nei confronti dell’Europa è spesso influenzato da posizioni oramai superate: dal nazionalismo, dal disinteresse, dalla chiusura (il nostro scarso interesse a conoscere i giovani di altri popoli), dal pessimismo e dal rifiuto. Dobbiamo superare queste barriere e aprirci in modo nuovo all’Europa, la nostra vera patria”.
Riferimenti utili:

Alexander Langer, Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, (a cura di Edi Rabini e Adriano Sofri), Palermo, Sellerio, 2011 [1^ed. 1996] Alexander Langer, La scelta della convivenza, Roma, Edizioni e/o, 1995 Fabio Levi, In viaggio con Alex. La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1951), Milano, Feltrinelli, 2007 Giorgio Grimaldi, Alexander Langer: speranze e proposte per un’Europa federale, in www.giovanemissione.it

 

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