05.2011 – Quale Europa

di

Pierpaolo Salino

L’Unione europea viene posta in essere allo scopo di mettere fine alle guerre frequenti e sanguinose tra paesi vicini, culminate nella seconda guerra mondiale.”

 

Ultimamente numerose forze politiche e gruppi di pressione nei vari Stati europei pongono l’accento sull’incapacità di trovare una via comune con cui l’Unione Europea dovrebbe agire sul piano internazionale, al pari di Stati federali o complessi come USA e Giappone.

Gli attacchi alla scarsa pragmaticità dell’Unione non sono certo infondati: in materia di politica estera spesso gli Stati membri si muovono ancora con la propria diplomazia. La riprova è la recente guerra contro il dittatore Gheddafi e il conseguente attrito sulla questione degli immigrati. La Francia non li vuole, l’Italia li deve accogliere, la Germania risponde “noi ne abbiamo più di voi, lasciateci in pace”.

Pare lampante che questa grande idea degli Stati Uniti d’Europa si sia concretizzata in un’unione più economico-monetaria che sul piano civile e sociale. Certo, le frontiere sono state abbattute ma solo formalmente ci si sente cittadini europei.

A differenza degli Stati Uniti, ancora, nel vecchio continente, ci si definisce prima appartenenti ad uno Stato – italiano, francese, tedesco, … – e solo successivamente “europei”.

E’ veramente così? L’Europa, di fatto, ha solo seguito una logica che cavalca il trend di una globalizzazione economica e commerciale?

La risposta che vale su tutte è contenuta nell’incipit con cui si apre la pagina web del sito europa.eu. Uno dei più grandi risultati di questa intuizione geopolitica risiede nel fatto che l’Europa è unita in pace. Un fatto questo mai accaduto nella storia dell’umanità, nemmeno ai tempi dell’Impero Romano.

I problemi ci sono, è inutile nasconderlo. In primis il mancato radicamento a un’identità collettiva europea da parte dei cittadini che la compongono. Ma questo mancato sentimento civile unico, “unito”, ha cause ben precise.

L’Europa, nella retorica della politica nazionale dei singoli Stati, è spesso citata come la responsabile dei problemi che il governo è incapace di risolvere con le proprie forze.

E’ colpa dell’Europa se arrivano gli immigrati, se prima con cinquemila lire si compravano un sacco di cose, se chiudono le fabbriche perché hanno deciso così a Bruxelles, se gli imprenditori vanno all’estero invece che rimanere in Italia.

L’Europa si trova incapace di reagire alle sue stesse componenti, gli Stati nazionali, che spingono perchè prevalgano interessi particolari sul benessere collettivo europeo.

L’Europa si trova al non – essere di fatto per colpa dei suoi stessi cittadini, arroccati ancora nelle loro cittadelle feudali, preoccupati a difendere l’orticello della propria casa.

 

 

 

 

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