i VALERIAN SWING e il Marinaio Perso per il Mondo

 

Valerian Swing - da sinistra David, Steve e Alan

E’ sabato 12 febbraio quando incontro Steve. Ci apprestiamo a girare il video dei RedlineSeason, io come “player” lui come regista, forse una mezza novità per entrambi. Finite le prese prima di salutarci Steve dice “Oh Raffo ci sono arrivati i dischi, purtroppo per il vinile ci sarà da aspettare ancora un po’…”, a me bastano le parole arrivati e cd per mettere mano al portafogli e porgergli 10euro “Dammene subito uno, ghei!”, ero troppo stanco per ascoltare tutto il resto. Faccio una piccola premessa, io non possiedo a mio malgrado un gira dischi, ragion per cui nonostante il vinile sia un bell’oggetto la sua utilità nella mia casa e pari ai quaderni degli esami già passati, cattura polvere, e io ci tengo troppo alla musica per farle prendere della polvere. Lo avevo già un po’ sentito di straforo nell’auto di Steve, in sala prove o in fase di pre-produzione allo IAF mentre tutto questo lavoro si stava compiendo, posso quasi dire di averlo visto nascere, viste anche frequenti le telefonate intercontinentali con Seattle, mitico Skype, con i quali seguivo i diversi incredibili risvolti. Il disco è poi andato in loop per settimane, risultato…

Il formato del disco è il bellissimo formato digipack, le grafiche, che sono di Luca Zamoc, eccezionali e ricche di particolari sempre nuovi, ogni volta che lo prendo in mano colgo qualcosa di diverso che prima non avevo notato. Il disco contiene 10 tracce per una durata di circa 44 minuti, ma a noi questo importa ben poco. Steve, David e Alan si sono impegnati molto per fare questo disco al meglio e lo cogli appena prendi in mano il disco, anche se è ancora chiuso. Si sono spinti fino a Seattle, patria della musica anni ’90, per dargli la forma che stavano cercando e vi posso garantire che ci sono riusciti. Nonostante molte recensioni ripetano il nome di Magic Bullet (etichetta americana) e di Matt Bayles (produttore di Botch, Mastodont ecc..) come se il disco lo avessero fatto loro, io me ne sbatto altamente di dove è stato registrato, chi lo ha stampato, chi lo ha registrato…stiamo parlando di musica o di moda?? Io pagando i miei 10euro diversamente da qualsiasi altro recensore acquisisco un diritto ulteriore a poterlo smerdare o glorificare come meglio mi pare, o no?

“A Sailor Lost Around The Earth” non è un disco di facile comprensione, è spinoso, pieno di spigoli vivi. Quello che potrebbe essere il loro grande limite sta nel fatto di essere comunque molto criptici e difficili sia negli arrangiamenti che nelle strutture che tengono sempre a debita distanza l’ascoltatore, lo devi ascoltare tante volte per potertelo canticchiare, ma dopo, superata la prima fase, è tutto in discesa, un consiglio “ascoltatori medi astenetevi”. All’interno ci senti mille sfaccettature diverse, mille influenze, mille richiami, mille citazioni… Conoscerli da tempo mi regala una chiave di lettura molto più privilegiata rispetto ad un qualsiasi altro ascoltatore “normale” e capisco come tutto ciò possa sembrarvi diverso dalle classiche recensioni e in effetti lo è, perchè io i dischi li ascolto. In tutto l’album si alternano momenti di marasma generale, in cui la parola metal, hard core o progressive come indirizzi sono un modo antiquato di vedere la cosa troppo classicista per definire l’estremità a cui puntano i Valerian, fino ad arrivare a momenti di puro romanticismo pizzicando note adatte a piccoli jazz club o ad un gruppo post rock ideale per colonne sonore o quant’altro o quell’elettronica minimal da drogati emozionali. Un disco che brucia tutti i generi musicali in 40 minuti e non è una cover band. Un saliscendi continuo, uno scarabocchio a cui dare un senso, per rendervi l’idea dovreste provare la nuova giostra di Gardaland ed in contemporanea essere agli Uffizi, adrenalina emozionale allo stato puro. E’ un disco che non può piacere a tutti, ma di certo non ti lascia indifferente come la maggior parte della musica che oggi in Italia si impossessa senza alcun merito dei maggiori canali d’informazione spazzando via tutto il resto, anche nel mondo undergroud, FASCISTI! Non c’è bisogno di mettere stelline o un numero da 1/10 per capirsi, questo disco è un buon disco, vi può piacere oppure no ma oggettivamente è un bel disco, poi se è stato fatto in america, se l’etichetta è americana, se c’era Matt Bayless, se l’han fatto a Seattle, se sono di Correggio, se cantano poco….bè queste sono tutte infomazioni, fulcro di mille recensioni, che poco c’entrano con la musica e su cosa ti tocca emozionalmente e cosa no.

Da quanti anni esiste il progetto Valerian Swing? Da chi e dove nasce?

I Valerian Swing  nascono più o meno 5 anni fa a Correggio,  una ridente cittadina della bassa padana, nota ai più per essere terra natale di un famoso rocker di dubbio gusto e di un assassina saponificatrice. Da sempre in tre, da sempre autarchici, si sono alternati vari cantanti in questi anni John e Davide nel primo EP e Raffo in “Draining Planning For Ears Reflectors”. Abbiamo passato varie fasi della nostra crescita musicale che ci hanno permesso di arrivare alla nostra dimensione definitiva e ideale come trio strumentale.

La vostra musica viene spesso o amata alla follia o stroncata pesantemente, non ci sono mezze misure, questa ultima fatica che opinioni scatenerà secondo voi?

Per ora i riscontri direi che sono molto buoni, ovviamente non sarà un disco che piacerà a tutti,  ma in fondo siamo consci e felici di questo. Abbiamo sempre avuto come priorità quella di compiacere noi stessi prima degli altri, inseguendo la nostra visione musicale che troviamo speciale ed unica. In fondo credo che dividere le opinioni sia un pregio. E poi tutto sommato chissenefrega delle parole. Veniteci a vedere dal vivo.

Ho letto diverse recensioni vostre di live e del disco precedente e molte altre in cui siete citati come esempio di band emergente di rilievo, allora ci chiediamo dove nasce il vostro sound e le vostre soluzioni?

Sostanzialmente siamo tre amici con gusti musicali diversi e attitudini diverse che si trovano bene insieme, abbiamo sempre fatto quello che ci veniva naturale senza porci troppe domande, o sentire la minima esigenza di far parte di una scena specifica o aderire all’hype del momento. Quando le premesse sono queste, e non ti poni limiti, succede che molte volte quello che ne esce è una musica onesta e personale.Qualcosa di davvero TUO.

Il vostro primo album vi ha portato in giro per l’Europa e parte dell’Italia, questo dove pensate vi possa portare?

Spero ci porti a suonare il più possibile, cosa veramente importante per noi, e magari ad esplorare qualche nuovo continente. Viaggiare è la cosa più bella del mondo, farlo suonando ancora di più. Anche se tutto ciò implica viaggi interminabili in furgone, scarsa igiene personale e poche ore di sonno non possiamo farne a meno.

Per registrare questo album, il vostro secondo, avete deciso di andare negli Stati Uniti più precisamente a Seattle al Red Room Studio in compagnia del famoso produttore Matt Bayles, non vi sembra un po’ affrettato per una band solo al secondo album? E da cosa è partita questa idea?

Non credo esista un decalogo che illumini su quando è il momento giusto per fare qualcosa. Il momento giusto è quando senti che lo è, non hai nemmeno bisogno di chiedertelo. Noi volevamo registrare un bel disco, siamo cresciuti ascoltando bands ben più blasonate di noi che avevano lavorato con Matt, e credevamo fosse la persona giusta per plasmare e dare forma a questa creatura. Siamo sempre stati dei sognatori che cercano di vedere al di là dei confini e che amano cimentarsi in nuove sfide. Siamo riusciti a metterci in contatto con lui e fargli ascoltare la nostra pre-produzione, senza troppe paranoie del tipo “cazzo ma siamo davvero pronti per fare una cosa del genere? Non è troppo affrettato?” ..probabilmente se ci fossimo fatti questa domanda nel giro di 20 secondi ci saremmo risposti:”i pezzi li abbiamo scritti noi, sappiamo come suonarli, che cazzo di domanda?…certo che siamo pronti!” …..e con la stessa naturalezza Matt ci ha risposto che sarebbe stato molto felice di lavorare con noi, e così è successo tutto. E’ stata un’esperienza terribile e meravigliosa allo stesso tempo. La rifarei 100 volte.

So che avete accompagnato la fine delle registrazioni del nuovo disco con un piccolo tour in America, prima di tornare a casa, come vi siete trovati?

E’ stato bello provare a testare le reazioni su un pubblico come quello americano che è sicuramente più recettivo per la nostra proposta musicale e allo stesso tempo più snob e integralista nel giudicare una band non americana. Devo dire che siamo rimasti soddisfatti, spero di riprovare molto presto questa esperienza con un lungo tour

Ho letto sul vostro myspace che il 12 aprile (per il mondo) oltre ad uscire i cd stampati per la Magic Bullet Record, etichetta americana, esce anche un doppio vinile per la Subsuburban, neonata etichetta danese, come avete avuto accesso a questi contatti, e come avete raggiunto questi risultati di promozione?

Abbiamo semplicemente mandato delle mail a varie etichette che pensavamo potessero gradire la nostra proposta musicale, e così è successo che Brent Eyestone decidesse di farci uscire il disco sotto la sua blasonata etichetta, essere tra i pochi gruppi europei tra le più di 150 uscite discografiche nei 14 anni di storia di Magic Bullet ci riempie immensamente di orgoglio. Per quanto riguarda Subsuburban, il tutto è nato da una precedente amicizia telematica con uno dei fondatori dell’etichetta, Michael. Poco dopo che avevamo registrato il disco, ci ha contattato parlandoci del suo nuovo progetto di lanciare un etichetta focalizzata nelle release di soli vinili, ci ha parlato della loro filosofia come label, dei loro progetti e delle loro idee e ci ha subito convinto. Non potremmo essere più contenti, questi ragazzi stanno facendo un lavoro immenso, il vinile che hanno prodotto per noi è un doppio LP, con in allegato un 7” di remix fatti dagli Isan e da Simon Scott (Ex-Slowive) con in più una digital download card.  Davvero una perla.

All ‘interno di “A Sailor Lost Around The Earth” so che ci sono diverse collaborazioni sia musicali che a livello grafico, potete svelarci qualche segreto a riguardo?

Per l’artwork abbiamo collaborato con un illustratore che si chiama Luca Zamoc, è una delle persone più talentuose che abbia mai conosciuto ed in più è un amico. Per il nostro disco ha realizzato un’opera d’arte grandiosa, vedere per credere. A livello musicale abbiamo avuto l’onore di avere Gianluca Petrella, rinomato musicista jazz, che ha “prestato” il suo trombone in due brani.

Seattle è indubbiamente una città molto grande, come vi siete trovati a soggiornare in una città americana per quasi un mese? Avete fatto qualche incontro particolare?

Ma noi Seattle non l’abbiamo nemmeno vista! Sessioni in studio da 10/12 ore al giorno non ti lasciano molte energie per fare il turista. Abbiamo avuto comunque modo di conoscere Ryan e Chris, rispettivamente chitarra e batteria dei compianti These Arms Are Snakes, due ragazzi tranquillissimi, un simpatico vecchietto che abbiamo poi scoperto essere il costruttore delle batterie usate da Pearl Jam e Soundgarden. Poi abbiamo quasi rischiato di finire ad un barbecue a casa di Dave Verellen (cantante dei Botch) ma il lavoro in studio non ce l’ha permesso.

So che state lavorando per il booking con Anti Star, che cos’è Anti Star e come si sta muovendo con un prodotto come il vostro che nel territorio nazionale fa fatica a prendere piede? So che prima eravate sotto Alkemist, perché non avete lavorato con loro anche per questo disco, che è successo?

Antistar è un’agenzia di booking di Milano, nata da pochissimi anni, si occupa delle nostre date in Italia, Lorenzo ha creduto fin da subito nel nostro progetto e siamo molto soddisfatti di quello che ha fatto fin’ora. In Italia non è certo facile per una proposta musicale come la nostra, però a piccoli passi qualche spiraglio inizia a scorgersi. Alkemist-Fanatix invece è un’agenzia di mascalzoni che va in giro promettendo fortune a giovani ragazzi inesperti, tutto fumo e niente arrosto…..con in aggiunta una grande faccia da culo. Una volta accorti di questo, abbiamo preso le distanze da tutto ciò.

Per il futuro quali altri esperimenti sonori dovremo aspettarci da questo superpower-trio?

Sicuramente un disco di cover di Celentano. Strumentale.

Il vostro obiettivo come band qual è? Dove volete arrivare?

Fino a che avremo idee, voglia di esprimerle, continueremo a suonare, a fare dischi, tour, a sbatterci……poi sono sicuro che un giorno esigenze di vita non ci permetteranno più di farlo come lo facciamo ora. Personalmente non ho mai pensato a un punto di arrivo. Per ora corro e mi godo il presente. Tra poco partiremo per il nostro secondo tour europeo. Ne stiamo pianificando un altro per l’autunno e stiamo lavorando per andare in America il prossimo anno. Siamo felici.

LINK:

www.myspace.com/valerianswing

www.magicbulletrecords.com

www.antistar.it

[audio:http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2011/05/07-Hypnagogic-Hallucination-Sound-in-the-Void.mp3|titles=Valerian Swing – “Hypnagogic Hallucination Sound in the Void” from “A Sailor Lost Around The Earth”]

[audio:http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2011/05/08-How-Far_.mp3|titles=Valerian Swing – “How Far” from “A Sailor Lost Around The Earth”]

 

Raffaele Marchetti

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