LEGNA, meglio prepararsi per un inverno Appalladifuoco!

Gazebo Penguins - Da sinistra Capra, Sollo e Piter.

LEGNA. Quante volte parlando con un amico e proponendogli un live di un gruppo a lui sconosciuto, dopo la classica domanda “Oh, ma cazzo fanno ‘sti qua?”, abbiamo cordialmente risposto “della LEGNA!”. Si parla di loro. Chi sono loro?? loro sono i Gazebo Penguins. Ora non perdete tempo a chiedervi che musica fanno, perché il loro ultimo disco (il terzo) si chiama, per l’appunto, LEGNA e l’immaginazione stavolta non serve. 8 pezzi 23 minuti, forse un po’ pochi per farci tutto l’inverno, ma questi otto brani arrivano e spazzano via tutto il resto, otto tronchetti che insieme hanno la circonferenze di una sequoia secolare (e del fuoco li ne hai), ti rimbalzano in testa per giorni e finisce che li urli in faccia a tutti quelli che incontri o citi continuamente in ogni discorso parti di testo, fino alla nausea, che poi passa, e ricominci. Non scriverò altro, a cosa servono le parole quando vi sedete davanti al computer e vi scaricate il disco così in “FRI DAUNLOAD!”, senza impazzire per cercare il link di Mediafire (voi di certo siete i vostri migliori recensori, se non lo siete, fatevi un favore, smettete di ascoltare musica, va là!). Ve lo regalano loro, una parte di loro stessi, così, AGRATIS. “Il Punk è morto?” bè cosa c’è di più Punk di questo??!! Per quel che mi riguarda, se avete del tempo da perdere a leggere tutto questo, posso solo dire che questo disco è un ottimo disco, di quelli che ne escono raramente, di quelli costruiti con maestria e naturalezza che ti ci specchi dentro, di quelli fatti da gente che combinandosi rende tutto così familiare, di quelli nati così bene da essere più fighi dei figli di Angelina Jolie e Brad Pitt, insomma uno di quei dischi li…dai…quelli che li metti su e li ascolti volume appalladifuoco, così se anche urli e stoni non ti si sente, e stai bene…

Se lo compri, è così.
Gazebo Penguins

INTERVISTA. Adesso che cantano in italiano i The Death Of Anna Karina si chiamano La Morte Di Anna Karina? E i Gazebo Penguins adesso che cantano in italiano come si chiamano?

Capra: Tensostruttura con soffitto in nylon Pinguini.

Sollo: Megastruttura in LEGNA palafittale Penguins.

Ero in studio con Sollo quando si parlava di lingue, italiano o inglese, e lui mi ha risposto molto francamente, vista la mia profonda natura contadina, “Ma guarda vediamo come viene fuori meglio, quella è la scelta, i pezzi comunque sono pronti in entrambe le versioni…”. Ad oggi, mi chiedo, quindi cosa ha fatto “vincere” l’italiano sull’inglese? Questa scelta, visto il feedback, è stata poi quella più azzeccata?

Capra: L’italiano ha vinto perché non potevamo più dire parolacce. Non sappiamo se è stata una scelta azzeccata. Adesso rifacciamo tutto LEGNA in inglese poi facciamo i confronti. Toh: in questo preciso momento il mio cane ha preso un fagiano.

Sollo: Scelta azzeccata no? Almeno dai riscontri mi sembra di si! Diciamo che il passaggio all’italiano non è stato “accusato” come pensavamo, ma al contrario “somatizzato” quasi immediatamente. Si vede che a noi è andata bene che ti devo dire? Oh, abbiamo scritto dei bei testi.

Capra: Abbiamo testo dei bei scritti.

Sollo: Bé, secondo me ci siamo riusciti.

Qualche tempo fa parlando con alcuni amici di musica e mercato era venuto fuori il discorso del free dowload, della SIAE e dei dischi venduti ai live o su internet, insomma tutte le diverse sfaccettature burocratiche economiche delle quali i gruppi si devono occupare. È venuto fuori, dopo qualche ora, che ormai molti dischi, anche quelli dei gruppi più piccoli, si trovano da scaricare in maniera del tutto “fri” su internet, vanificando, così, qualsiasi piano strategico economico il gruppo si sia prefisso di seguire, insomma una lotta persa in partenza. È che in fondo adesso chi compra i dischi è quell’animale raro che va ad un concerto ascolta, ti da una pacca sulla spalla, quando sei così sudato che non ti toccherebbe neanche tua madre dal gran che fai schifo, e ti dice “oh grandi, avete spaccato, ho preso il disco…”, come dire già c’è l’ho, l’ho scaricato, ma siccome siete fighi, vi ho lasciato un po’ di euro. Voi cosa avevate in mente lanciando il disco su internet già in versione “fri” dal vostro sito? Avete un piano di cui siamo all’oscuro o dopo 2 album avete detto il terzo firmiamo la resa subito, e lo diamo gratis, tanto le pacche sulle spalle arriveranno?

Capra: Guarda amico. Fare musica non credo sia molto differente dal fare la cacca.  L’obiettivo principale è farla uscire. Tutta. Il più possibile almeno. Questa frase mi piace, penso che la userò anche in un’altra intervista. Il piano era: il mondo intero deve ascoltare LEGNA. Che per noi era un qualcosa di così fatto per bene e che aveva trovato un posto così perfetto nel nostro cuore, che sarebbe stato un peccato lasciarlo lì a sdilinquirsi nei cerchi di un cd che forse, qualcuno, prima o poi, a un concerto, si sarebbe comprato. LEGNA doveva diramarsi. Doveva vivere. Andava regalato. Era la cosa più sensata che potessimo fare: glielo dovevamo.  Non eravamo i primi e non abbiamo inventato niente. Però ho la sensazione che lo faranno in altri, più di prima, adesso, come prima, t’amerò.

Sollo: E di conseguenza non voglio più sentire dire “ah han copiato il Teatro Degli Orrori e i The Death Of Anna Karina e i FBYC con l’italiano”, ma vorrò sentir dire “ah anche quelli mettono un disco in fri daunlò come han fatto FBYC e Gazebo Penguins”. Ecco. Non che siamo stati i primi per dio, però è stato un gesto importante per noi.

Ho ascoltato in loop LEGNA per settimane con volume appalladifuoco, tant’è che credo abbiano imparato tutti gli stacchi e i testi anche i miei vicini di casa. Premesso che il loop non si fermerà, ho constatato che è un disco velocissimo, e per velocissimo non intendo a livello di bpm ma proprio a livello di minutaggio, non credete possa essere un problema? Perché non aspettare ancora un po’, completare qualche altro pezzo ed infilarci pure quello per arrivare a quota 11/12 pezzi come il precedente?

Capra: Perché volevamo fare 8 pezzi, primo. Certi pezzi poi sarebbero invecchiati troppo, e li avremmo persi per strada, secondo. E terzo questa roba di fare un disco è un po’ come quando decidi di cambiare casa. Avresti potuto aspettare, e magari trovare un posto più carino, con un affitto inferiore, e il giardino e i vicini metallari, ma a un certo punto non puoi più, e traslochi. Ecco: a un certo punto arriva il momento, e anche se potrebbe essere più saggio aspettare o rifletterci ancora un po’, lo fai. Perché è ora. Altro.

Sollo: Io mi sto sempre rompendo di più le balle dei dischi che durano più di 35/40 minuti. Anche a me piacerebbe raggiungere qualche minutaggio in più, ma così il disco mi sembra proprio completo sai? Io poi ho il sogno di fare più dischi con meno pezzi che pochi dischi con tanti pezzi. È più giusto verso i propri istinti creativi e compositivi secondo me. Poi ognuno fa il suo, però a noi, breve, diretto e semplice sono aggettivi che ci piacciono insomma.

Nei mesi che precedevano l’uscita di LEGNA avete creato una sorta di “phatos” attorno alla cosa attraverso foto, il sito nuovo, alcuni piccoli filmati promozionali che giravano spesso su facebook, aggiornamenti di stato con frasi che citavano parti di testi, foto dei profili fatte ad doc ecc…da cosa e da chi è partita l’idea di gestire in questo modo la promozione del disco e creare attorno ad esso una sorta di “situazione”?

Capra: Tutto è partito da mia madre. È stata lei a suggerirci di creare un immaginario che contestualizzasse LEGNA con precisione, presunzione e raffinatezza.

(Raffo: si dice fatte ad hoc, non fatte ad doc. È latino, Ritorno al futuro non c’entra. Puppa). L’attesa, come la chiami tu, è stata prima di tutto un’attesa per noi. Avevamo il disco nelle cuffie e in macchina da mesi, e ancora non era il momento (mancava la grafica, mancava il master, …). Per ingannare la nostra attesa abbiamo pensato di ricamarci su, e creare attesa. Altro? Altro.

Ritorno al futuro” centra sempre Capra, c’entra, c’entra.

Sollo: E’ andata così.

Ognuno di voi si sarà affezionato ad un pezzo in particolare del disco, in cui si riconosce di più, nel testo o nei riff, o semplicemente come spesso accade quel pezzo particolare è magicamente in grado di descrivere meglio lo stato d’animo di quell’istante preciso. Se doveste sceglierne una a testa quale scegliereste e perché?

Capra: Io cambio il mio pezzo preferito ogni settimana. Questa settimana il mio pezzo preferito è 300 lire, perché registrare per mezz’ora dei feedback di chitarra è stato uno dei momenti più gratificanti della mia vita.

Sollo: per me è Cinghiale. Perché all’inizio, alle prove, il ritornello faceva “se a Silvio piace la figa, a noi piace il gatto”. Poi si è contestualizzata ed è diventata “non metto a fuoco la vita….”. Ma tutte le volte m’immagino di cantare l’altra e rido un sacco da solo.

Sempre parlando di LEGNA, mi chiedevo se “Troppo Facile” era una canzone che avete dedicato a Peter. Chi vi conosce bene anche dal vivo potrebbe riconoscere in qualche frase qualche riferimento al vostro batterista, vi ho scoperto non è così?

Capra: Son tre giorni che penso a questa domanda, ma ancora non l’ho capita… L’importante, comunque, è dare sempre delle risposte che siano più brevi delle tue domande.

Sollo: Io l’ho capita e ti prometto che con la bazza degli auguri a Piter abbiamo smesso. Si era rotto i coglioni pure lui. (Nota per chi non è mai stato ad un concerto dei Penguins: ad ogni concerto dicevamo che era il compleanno di Piter. Se non sei mai stato a un concerto dei Penguins, comunque, sei un loser)

Capra: Aaaaahhh. Ora ho capito. La verità? No, non c’avevamo pensato.

Pensateci.

Avete collaborato con Jacopo dei Fine Before You Came, i quali a mio avviso hanno fatto uno dei dischi degli ultimi anni tra i più fighi qua in Italia, per me un peccato non averli ancora visti da vivo, da dove nasce quest’amicizia? L’igloo centra qualcosa con tutto questo?

Capra: Sì. Avevamo suonato con loro tempo addietro, ma è stato quando li abbiamo chiamati all’iGloo che li abbiamo conosciuti meglio. Poi, personalmente, sono rimasto in contatto con Jacopo per via del suo blog in cui c’era una cosa che avevo scritto sulle lumache. Ed è stata un’amicizia prettamente virtuale (o platonica), senza erotismo, perché non ci siamo mai incontrati. Anche quando è venuto a registrare il cantato io non c’ero, son passato giusto dallo studio 15 minuti ma ero così sbalestrato che mi sono addirittura dimenticato il cane allo IAF, che già ero a Modena. Sfortuna l’abbiamo ascoltato veramente fino allo sfinimento, e se tu non li hai mai visti dal vivo sei un loser.

Riconosco i miei limiti. Mea Culpa.

Sollo: Io li conoscevo da prima per via delle conoscenze in comune che avevano coi Giardini di Mirò. da li poi li ho sempre seguiti e con Sfortuna li ho amati come un po’ tutti spero li abbiano amati. Disco della madonna e punto, che a me ha dato tanto, probabilmente anche la voglia di fare LEGNA, ecco.

So che Francesco Donadello, batterista dei Giardini di Mirò, vi ha fatto da produttore. Che ruolo ha giocato lui nel vostro disco? Qual è la mansione di un buon produttore?

Capra: Franesco Burro Donadello è stato l’uomo che ha dato a LEGNA il sound che ci puoi sentire dentro, che ti arriva dal midollo e ti entra nelle scapole. È arrivato in studio con le idee chiare, definite, lapidarie. E noi ci siamo piegati alla sua volontà come zelanti adepti di una divinità dei pomelli. Quando i Penguins finiscono in uno studio, per noi il produttore deve essere il capo assoluto. E così è stato. Fuori dallo studio poi il capo assoluto è diventato Jacopo. Noi siamo dei burattini.

Sollo: E fai i conti che io sono pure fonico e il disco lo si faceva nel mio studio, ma me ne sono stato zitto e muto e ho osservato Burro lavorare per carpire ogni singolo trick da superfonico che poteva far trapelare. Oltre un sound della madonna, a me ha regalato alcuni trucchi del mestiere per ottenere un suono della madonna…Burro è LEGNA in buonissima percentuale.

Sollo è il fonico dei Giardini ora mai da diversi anni, se non sbaglio. Stanchi della solita routine avete deciso per uno scambio di ruoli?

Sollo: è che quando suono in studio devo pensare a suonare. Non voglio lavorare al mio disco quando invece devo suonarlo il mio disco. Capisc’? e poi Burro spacca.

I rapporti con Jacopo e Francesco si sono intensificati dopo questo lavoro insieme? Cosa pensate di loro a livello umano ed artistico?

Capra: Guarda. Io Burro praticamente non lo conoscevo. Ci si salutava e bòna. Adesso gli mando i fiori ogni primo lunedì del mese. Con Jacopo poi siamo diventati dei veri teneroni. Due sere fa, per dire, eravamo su skype ognuno con le rispettive figlie sulle ginocchia e dire le cazzabubole e cìcìcì-cococo. Roba da non credere. Diabete. Robe da non fare col proprio capo.

Sollo: mi fate quasi schifo. Per quanto mi riguarda Burro mi da dei coppini da 8 anni e ora me ne da un po’ meno. Però mi ama comunque.

Anche se ho sentito la risposta in radio, ve lo torno a chiedere, come siete riusciti a contattare la  To Lose La Track e a farvi pubblicare l’album? So che c’è lo zampino di Jacopo anche sto’ giro?

Capra: Alla fine, come ti dicevo, Jacopo è diventato il boss. Quando ancora avevamo solo i premix del disco, li ha mandati a Luca Benni che si è ringalluzzito come un quindicenne e ci ha detto “Siete quelli lì”, e noi lo siamo stati.

Ho letto alcune recensioni uscite in questi giorni che vi affiancano al Teatro Degli Orrori, a mio avviso un paragone inesistente che si regge solo sulla scelta linguistica, il che mi sembra una variabile quasi irrilevante per giudicare le influenze di un gruppo o dei pezzi di un disco, anche nel disco scorso vi sentivate un po’ Teatro? Nonostante il Teatro Degli Orrori sia un’ottima band mi sembra del tutto privo di senso un paragone di questo tipo, non è un po’ come dire che nel Teatro c’è un po’ di Mina in fondo entrambi sono italiani e cantano in italiano, perché accade questo allora nel mondo della musica recensita secondo voi? Non ne siete un po’ dispiaciuti?

Capra: Ero molto più dispiaciuto tre giorni fa quando ho scoperto gli afidi sulle bietole, garantito. In ogni caso: quando fai dei paragoni cerchi di spiegare un concetto attraverso qualcosa che gli assomiglia. Per lo più è una sensazione di chi scrive, un’impressione che non puoi permetterti di cancellare, se qualcuno l’ha avuta. Comunque amico secondo me ti sbagli: io tutti questi paragoni col TDO mica li ho letti. E comunque, devo essere sincero: io del TDO ho sentito 3 pezzi, che penso fossero quelli dei loro vidii. In uno diceva Teresa, ed era un gran bel pezzone. Poi ce n’era un altro dove diceva Tom e non era un bel pezzo. Poi ho visto il video di un live ma c’era un audio pessimo e si sentiva solo la voce. Mi son ripromesso tante volte di ascoltarmi i dischi per intero, ma evidentemente ho un blocco. A Piter, per dire, piacciono parecchio.

Sollo: Mah, sì, devo dire che anche io non ho letto troppi paragoni sul Teatro degli Orrori, anche se me ne aspettavo. Ci hanno paragonato di più a FBYC, ma credo solo perché c’è Jacopo in un pezzo, e comunque come paragone è sicuramente molto più azzeccato e a me fa pure piacere. Anche io ammetto di non aver mai ascoltato un disco del Teatro per intero, ma perché sono troppo fan dei ODM.

Il disco esce in italiano, avete definitivamente accantonato l’idea di qualsiasi live fuori dal suolo nazionale o com’è capitato anche ai La Quiete la lingua non sarà un problema e oltrepasserete il confine con un carico di LEGNA? Se è, quando accadrà?

Capra: All’estero non siamo mai stati. Ti dirò: non è che io sia uno di quelli che dice: Aaaahh, suonare all’estero: è tutta un’altra cosa. Anche perché, fondamentalmente, all’estero a suonare non ci sono mai stato. Se accadrà, la vedo come una cosa abbastanza tranquillona. Poi, è chiaro, sarà tutta un’altra cosa.

Avete intenzione di fare anche un video di qualche pezzo del disco? Se di quale pezzo, perché, come sarà, chi se ne occuperà?

Capra: Avevamo l’intenzione, l’avevamo accantonata, e l’abbiamo ripresa in questi giorni. Il pezzo sarà Troppo Facile. E per ora abbiamo contattato alcuni miei amici che hanno già girato dei corti e che lo fanno tipo di mestiere. Stiamo a vedere.

Sollo: personalmente vorrei fare anche un video di Cinghiale magari con Steve, mi piacerebbe un sacco. Vediamo, se facciamo la pilla, facciamo più videi, se no uno solo. Eh oh. Campare, amico.

Ora credo che oltre l’uscita del disco, uscirete un po’ anche voi a suonare e se non sbaglio la prima data è stata la scorsa settimana venerdì 20 maggio ai Vizi Del Pellicano a Fosdondo di Correggio dove presenterete l’album per le famose pacche sulle spalle, la mia purtroppo dovrà aspettare ma arriverà. Mi stavo chiedendo se Capra ha provato qualche nuova acrobazia, oltre il solito lancio dalla cassa di Peter con forti conseguenze sia sulla sua persona che sulla cassa di Peter, e se la formazione “io urlo in faccia a te, te urla in faccia a me”  di Sollo e Capra è rimasta invariata?

Capra: Ci siamo sbattuti così tanto per l’uscita del disco, che secondo me non saremo neanche capaci di suonare bene i pezzi… Non è vero. Abbiamo addirittura fatto 4 prove in 4 settimane, roba da infarto. Il salto dalla cassa è una di quelle cose che non abbandonerò mai. Mi è stato però vietato di farlo con la batteria di Piter perché una volta gli ho spaccato un piede. Alla batteria. Quindi metteremo una doppia cassa sul palco: una per Piter e una per i salti. E chiunque vorrà fare un salto dalla cassa potrà salire sul palco e accomodarsi. 5 euro a salto.

Sollo: Beh ogni tanto a caso lanciamo tronchi sul pubblico. Chi lo prende in faccia 5 euro.

Perché non fare un bell’Igloo con qualche band “amica” per presentare l’album? Adesso che avete fatto il disco in Italiano ve la tirate? Non siete più hard-core come una volta? Secondo me è l’osteoporosi di Sologni.

Capra: Anche a fare il release all’iGloo c’abbiamo pensato. Però devi considerare che, per quanto sia strutturato su una formula abbastanza elementare, organizzare un iGloo impiega tempo e sbattimento in chi lo fa (io e Sollo, principalmente). Io la settimana del release sapevo già che sarei stato sbattutissimo per i miei cazzi, ma avrei avuto tempo la settimana dopo il 20 maggio (data del release), ma Sollo se ne sarebbe andato a Barcellona al Primavera Sound con gli occhiali da sole. (L’idea più sana sarebbe stata un release senza Sollo). Poi c’è quest’altro fatto (visto quanto c’abbiamo pensato?), che quando faccio l’organizzatore, mi piace organizzare e vedere che tutto vada liscio; quando suono mi piace suonare, e non avere altri 40 pensieri. Infine abbiamo pensato che fare il release al Pellicano era come portare avanti una tradizione che ci piace, ovvero che tutti i nostri release vanno fatti lì. Anche quando saremo un gruppo enorme con un fatturato di 750.000 € all’anno faremo i releases dei nostri dischi al Pellicano. E se non ci sarà più, lo ricostruiremo noi. Per una sera. Dagliene. Comunque la risposta vera è: Sì, ce la tiriamo. Sì, è l’osteoporosi. Brutta bestia, l’osteoporosi.

Sollo: La prossima volta la pulisci te la sala prove e lo organizziamo li veh il release!

Bravo EROE! Sei vecchio Sologni, altro che chiacchere.

Assistendo a diversi vostri live, leggendo recensioni e vostri altri commenti su internet, mi chiedo: vi prendete mai sul serio? Cioè, conoscendovi, posso dire che avete conoscenze culturali di un certo livello, perché non ve la tirate? E sì che ci sono gruppi che se la tirano pur vantando un bagaglio culturale notevolmente meno ricco… è questo che sta rovinando la scena italiana: il non essere più in grado di ridere di se stessi? Vi ho sempre immaginato come una sorta di buffone che prende in giro il Re davanti alla sua intera corte, ma senza che lui mai se ne accorga, anzi facendolo ridere: voi come vi vedete consci di questa cosa?

Capra: La tua domanda aveva 3 errori grammaticali, 2 di sintassi e 4 di interpunzione. Te l’ho corretta. Ringraziami. Era questo che intendevi?

Sollo: Comunque nella risposta di prima abbiamo ammesso che ce la tiriamo… quindi. E poi finché ci fanno delle interviste così come cazzo facciamo a prenderci sul serio? Aaaahahhhahahahahahhaha. Non mi ha fatto ridere.

Siete due pallini precisini. In effetti il mio prof. di liceo mi aveva caldamente sconsigliato di scrivere persino il mio nome, fai te. So che siete dei ragazzi impegnati, e per farci una buona dose di cazzi vostri, volevamo sapere come trascorrono le vostre giornate: lavori, donne, musica, figli ecc ecc??

Capra: Tutto il tempo che non lavoro come organizzatore teatrale, non suono come pinguino, non mangio in ristoranti di lusso e non rispondo a lunghissime interviste, lo trascorro a casa, con Agnese e con Ester; oppure vado a farmi dei gran giri con Ester, che è mia figlia, ha due anni e mezzo, e dice cose come: “Papà, andiamo al fiume dove hai tagliato l’albero coi tuoi amici?”. E ci andiamo.

Sollo: Io invece lavoro come tecnico del suono dal vivo per Giardini di Mirò, DOAK, ecc ecc. Ho uno studio di registrazione che hai già citato (IAF) e 3 sere a settimana arrotondo facendo il proiezionista al cinema di correggio! qualche service in giro e quei 5 minuti al giorno che mi rimangono li dedico alla donna, agli amici, ai gatti, all’orto o alla birra!

Capra: Piter invece è un nerd e un metallaro.

Ma il famoso zio lattoniere, a volte guardia svizzera, del Lussemburgo come sta? Ci scriverete un altro pezzo sopra?Io da fan lo vorrei, pensate di potermi accontentare?

Capra: È morto.

Come direbbe il buon vecchio Marzullo “fatevi una domanda e datevi una risposta”.

Domanda: È vero che le uova delle galline quando escono son sporche di merda?

Risposta: Sì.

 

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MUOVETE IL CULO:

1) SCARICATE L’ALBUM DA QUA: http://www.gazebopenguins.com/legna/

2) ASCOLTATELO APPALLADIFUOCO!

3) ANDATE A VEDERLI DAL VIVO ECCO QUANDO:

2 giugno: Zoom Zoom Fest _ Noventa Padovana (PD)

18 giugno: Rottura del Silenzio _ Carpi (MO) c/o Ekidna

25 giugno: Minor Cric Festival _ Pilastri (FE) + Notte Bianca _ Correggio (RE) [doppio concerto, paura!]

QUEST’INVERNO SENZA SE SARETE SENZA LEGNA FARETE LA FINE DELLA CICALA! IO VI HO AVVISATO.

Raffaele Marchetti

 

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