ROSSO DI SERA


I risultati definitivi arrivano che ancora il sole è alto nel cielo. Sono chiari, limpidi come il cielo terso sull’Italia. Da Milano a Napoli, da Cento a Finale Emilia è successo qualcosa di nuovo. Il popolo ha votato per le elezioni amministrative dando un forte segnale alla maggioranza di governo che ora deve aprire delle riflessioni serie su questo disastroso risultato elettorale. Due infatti sono i dati incontrovertibili: la flessione di consenso di Silvio Berlusconi e dell’asse PdL – Lega Nord e la contemporanea non affermazione del Terzo Polo che ottiene risultati ben modesti se si paragona l’elettorato che Fini riusciva a trascinare quando era presidente di Alleanza Nazionale.

Veniamo ai vincitori. Si è parlato di un rafforzamento del Partito Democratico. Non c’è nulla di più lontano dalla realtà. La vera affermazione il Pd l’ha ottenuta solo a Torino, mettendo in campo uno dei personaggi più autorevoli del partito, Piero Fassino, già segretario dei Ds e da sempre vicino all’ala “a sinistra” della coalizione. E non è un caso che quella sua provenienza gli abbia garantito il successo elettorale se si guarda l’estrazione degli altri candidati vincitori.

I candidati eletti a Milano e a Napoli appartengono infatti a quell’ala definita “estrema” anche dai moderati del centro – sinistra. Pisapia è in quota Sinistra Ecologia e Libertà, De Magistris è un’indipendente dell’Italia dei Valori che si è presentato fin dal primo turno come alternativa di quel Pd rappresentato in Campania da Iervolino e Bassolino. Si può ragionevolmente parlare di un’affermazione del personalismo politico, del successo della persona, più che dell’apparato partitico.

Esempio analogo si può fare anche sul territorio di Finale Emilia. Fernando Ferioli si presenta fin dalla prima ora come indipendente sostenuto da una larga coalizione, libero dalle logiche di partito e da tessere di appartenenza. E vince. Nonostante i veleni lasciati dalla giunta Soragni di cui lui faceva parte, riesce con il suo carisma personale a farsi interprete della voglia di cambiamento di Finale Emilia. Il maggior partito che lo sostiene, il PD, è sempre lo stesso che governa il comune da oltre vent’anni, eppure Fernando lo presenta agli occhi dell’elettorato come un partito nuovo, rinnovato.

D’altro canto, come si evince dai risultati elettorali, Maurizio Poletti non ha saputo scalfire lo “zoccolo duro” di Massa Finalese, frazione tradizionalmente vicina al Partito Democratico, dove Ferioli va oltre il 60% delle preferenze. Forse una strategia più incisiva e mirata sul territorio massese da parte del candidato del centro – destra avrebbe portato maggiori risultati.

Tirando le somme di questa tornata elettorale amministrativa, si può concludere che il rafforzamento del centro – sinistra sia dovuto in larga parte dagli uomini che lo compongono e che hanno avuto la forza e il coraggio di costruire un progetto di rinnovamento forte, trascinando quel Partito Democratico che con Veltroni si era illuso di poter fare tutto da solo, dimostrandosi di fatto sordo alla voce della società civile che ha contribuito in modo determinante alla sua affermazione in queste elezioni.

Per quanto riguarda il Cavaliere, forse dovrebbe fare quello che a più voci gli chiedono anche i suoi stessi elettori: farsi da parte e tornare ad Arcore (che da oggi è governato dal centrosinistra).

 

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