Un anno dopo

Un soldato esausto che si copre il viso con una mano, in uno squallido bunker scavato nella nuda terra nella Korengal Valley, in Afghanistan. Una foto che mi lasciò indifferente quando la vidi per la prima volta, tanto da chiedermi per quale motivo il suo autore, l’inglese Tim Hetherington, fosse stato insignito del World Press Photo 2007. Trascorsero i mesi, e nel trovarmi di passaggio a Lucca ebbi l’opportunità di ammirarne una mostra intitolata “Battle company”, allestita a Villa Bottini. La mia opinione ne uscì rafforzata, la foto premiata ben poco aveva da dire in fatto trasporto emotivo e realizzazione tecnica, soprattutto se paragonata a quelle esposte, ottimi saggi fotografici che raccontavano senza ipocrisie o filtri censori la crudezza del conflitto afgano, esperienza che raccontò nel duro “Restrepo”, vincitore con merito del Sundance Film Festival 2010. Tim Hetherington è deceduto il 20 aprile di quest’anno, mentre documentava il conflitto in Libia: perché è di guerra che si parla, quando i carri armati sparano sui civili e gli aerei della NATO sganciano democrazia sotto forma di bombe. E’ guerra, nonostante politicanti insipienti e mezzi di informazione normalizzati cerchino di mascherare la realtà, agghindandola di belle parole come “missione di pace” o “azione di polizia internazionale”. Probabilmente Hetherington sarà dimenticato in breve tempo, di lui non rimarrà che il dolore impresso a fuoco nel cuore dei familiari ed un nome inciso sulla parete del Journalism Memorial, accanto a quello degli oltre 2000 giornalisti finora caduti svolgendo il proprio lavoro (ultimi nomi aggiunti, in aprile, quelli di quattro italiani: Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro Rostagno, Giuseppe Impastato).

E’ trascorso un anno dalla scomparsa del fotografo Fabio Polenghi, e per evitare che il senso del suo lavoro sia smarrito è stata allestita una mostra che ne ricorda la carriera e, soprattutto, la figura umana.

FABIO POLENGHI – UN ANNO DOPO

16-19 maggio 2011

LITTLEITALY ART GALLERY Alzaia Naviglio Grande, 42 – Milano

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