Intervista a Baths

tradotto da Luna Malaguti

(27 aprile 2011 – Mattatoio, Carpi)

Chi è Baths?

William Wiesenfeld, il sottoscritto. Molti pensano che sia un’intera band, ma non è così, Baths sono solo io.

Perché hai deciso di chiamarti Baths?

Per vari motivi… All’inizio doveva essere il titolo di un pezzo o di un album, ma poi mi sono accorto che funzionava alla perfezione come nome per questo progetto. Nasce dal mio amore per l’acqua, adoro fare il bagno, ma ha molte altre connotazioni: pulizia, benessere, eccetera. È il nome ideale.

Quando e perché hai iniziato a suonare questo genere di musica?

Ho iniziato a registrare quando ho scoperto Björk. Andavo ancora a scuola, avrò avuto 14 o 15 anni. INTERVISTAABATHSHo sentito la sua musica e mi sono innamorato del suo stile. Quindi sin da subito ho fatto musica “elettronica”, con tutta una serie di suoni strani, ed è sempre stato così. Ho studiato pianoforte classico, e poi ho smesso, e quando ho sentito Björk ho iniziato a scrivere in quel modo.

Quali artisti ti hanno influenzato?

Björk e il suo circolo di collaboratori, come per esempio i suoi produttori e la musica che hanno realizzato: Warp Records e l’etichetta More Music che tra l’altro ha un catalogo eccezionale. E poi Lali Puna, l’album “Alligator” di The National. Quindi un sacco di influenze, ma è iniziato tutto da Björk.

Qual è stato il tuo miglior show?

Uno dei miei primissimi show, a Los Angeles. Stavo iniziando a prenderci la mano con la strumentazione. Era una festa di capodanno, a casa di un amico. Dopo di quella non ne hanno fatte altre, visti i danni il giorno dopo. 500 persone sudate in una stanza, non si riusciva nemmeno a fare le foto. Era la prima volta che sentivano la mia musica. C’erano tutti quelli che mi conoscevano, ubriachi fradici, e urlavano come dei matti. Io facevo quello che mi pareva… Mi sentivo una rock star, ma non me l’aspettavo proprio. Uno spettacolo davvero memorabile

Qual è l’importanza dei computer nel tuo lavoro? Registri dei veri strumenti o fai tutto in digitale?

Registro degli strumenti, ma in forma digitale. I computer sono indispensabili, ma se non ci fossero me la caverei lo stesso. Suono il piano, la chitarra e canto. I computer sono sicuramente uno strumento utilissimo, soprattutto se fai musica da solo e vuoi ottenere un suono complesso. Ti consentono di avere tutti gli strumenti che vuoi e di ampliare le tue idee. Non potrei farne a meno.

La tua musica ha qualcosa in comune con il cinema, la letteratura, l’animazione?

Come forse saprai, adoro i cartoni animati. Ho una grande passione per l’animazione e il cinema in generale. Quando scrivo le parole di un pezzo, cerco di creare un’atmosfera, come se stessi “rappresentando un’immagine con la musica”, per quanto sdolcinato possa suonare.

Cosa ne pensi di artisti della scena dub step/elettronica come Burial, Four Tet, Björk, James Blake?

Mi piacciono, ma non mi piace la dub step. Tutto quel “bombombombom” non fa per me. Troppo forte, troppo irritante. Di James Blake, Four Tet e Burial preferisco i pezzi melodici, quelli fatti “con la testa”.

Quindi ti piace la musica elettronica “intelligente”, non la dance elettronica?

Esatto, ma la dance può essere intelligente. Four Tet fa anche pezzi per ballare, ma sono scritti con la testa e con il cuore. Mi piace quando questi elementi sono perfettamente bilanciati, ma la dub step pesante, con tutti quei rumori, non fa proprio per me.

Cosa pensi della scena musicale di Los Angeles?

Ho sempre vissuto lì, quindi non posso fare paragoni con altri posti. Penso che sia un ambiente molto aperto. A Los Angeles c’è spazio per qualsiasi tipo di band. Ho amici che fanno musica con un sacco di rumori e c’è un posto specifico per quel genere. Gruppi rock, musicisti elettronici, ce n’è per tutti i gusti.

Puoi fare quello che vuoi, ecco perché Los Angeles è speciale: è davvero aperta a tutto.

Hai progetti per la fine del 2011? Nuove uscite in programma?

Sì, sto lavorando su un paio di progetti. Una collaborazione con Asura, che ora credo si faccia chiamare Ryan York. E poi spero di realizzare un altro album del mio progetto ambient, Geotic. Per il prossimo album di Baths ci sarà da aspettare il 2012. Non ho ancora iniziato a lavorarci, ma ho un sacco di idee.

Ultima domanda. Il tuo show qui al Mattatoio è presentato da Node Festival, un importante evento emiliano, cosa pensi dell’opportunità di partecipare a un festival del genere?

Sono molto contento. Tempo fa, un ragazzo di nome Filippo voleva pubblicare qualcosa di Geotic, abbiamo parlato e mi ha detto che stava organizzando questo festival. La cosa mi è piaciuta un sacco. E poi ho sentito che Fennesz ha partecipato in passato. Cose da geek, ma sono davvero carico. Per il momento ho visto solo questa stanza ma non vedo l’ora di scoprire il resto!

 

Intervista realizzatra da thatnicehaircut.tumblr.com e www.artscommittee.com

www.myspace.com/bathsmusic

 

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