Ordine nuovo

Còsmo: s. m. dal gr. κόσμος, propr. «ordine», e «mondo, universo» in quanto ordine universale. […] (fonte: treccani.it)

In ogni dove e in ogni quando l’uomo, per propria natura, ha voluto e dovuto organizzare e ordinare lo spazio. Ma non voglio parlare di centuriazioni romane, di città ideali o di sventramenti. Voglio parlare di domani. Per farlo mi servirò dei pensieri di Luigi Prestinenza Puglisi, incontrato ed ascoltato per caso in un tardo pomeriggio nel giardino della mia facoltà. Persa l’introduzione dell’informale chiacchierata con l’architetto e critico d’arte, ho assistito all’esposizione del suo modo di intendere il cambiamento.

È  importante il futuro, perché è in esso che si vivrà, non nella storia. Già questo è un ordine, un’organizzazione temporale dello spazio e delle idee. E di questa semplice considerazione ha bisogno il nostro Paese. Non della museificazione dei centri storici. La storia va conosciuta e rispettata, ma essa stessa è cambiamento, non stasi.

Non è importante la forma della finestra, ma cosa vedo dalla finestra. Questo è il primo tema per l’architettura di domani. Non più formalismi e disegni di oggetti architettonici accostati alla moda del “verde”, propria del mondo delle archistar di oggi. Ma la fusione tra Architettura e pianificazione del paesaggio. Architettura = Landscape.

Nuovi punti di vista, e molteplicità di questi. Le nuove tecnologie danno la possibilità di osservare il reale da nuove angolazioni. E Puglisi spiega questo tema esemplificandolo. È cambiato il nostro modo di assistere ad una corsa automobilistica, afferma; se prima ci si sedeva in un punto della pista, preferendo magari quello finale per assistere all’arrivo, ora si ha una pluralità di telecamere sparse sul percorso, sulle vetture e sui caschi dei piloti, e si astrae un punto di vista all’infinito nelle mappe digitali del tracciato. Questo deve avere ripercussioni in Architettura.

L’uomo è sempre più oggetto. Le protesi artificiali, di cui ogni giorno facciamo uso, permettono di entrare in un virtuale che ci collega in relazioni, sempre meno legate allo spazio fisico. Un intero ufficio entra in un laptop e si possono condividere contenuti in tempo reale ovunque ci si trovi. Ed è logico che questo debba far cambiare la gestione spaziale di edifici atti all’abitazione, al lavoro e al tempo libero.

Fa sorridere (ma deve essere così) che questi aspetti di una progettazione, forse più nuova e dinamica, più attenta a quel che sarà, io li abbia sentiti all’interno di una facoltà il cui punto forte è (si la tecnologia, ma sopratutto) il restauro. Speriamo che questo sia il segno di un reale, anche se lento, cambiamento per il nostro Paese.

Thomas Malaguti

 

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