[Nuvole d’inchiostro] I sentieri di Gulliver

Terza ed ultima parte dell’analisi delle pubblicazioni curate dal Centro Etnografico Ferrarese con protagonista Martin Mystère

Nell’esperienza bondenese si analizzarono le potenzialità narrative derivanti dal dialogo tra etnologia e fumetto e quindi tra fotografia e comics: l’ovvio passo successivo consisteva nel far interagire queste tre realtà. Il risultato fu “I sentieri della paura” (1995), probabilmente la più originale creazione del C.E.F. Impreziosito da una stupenda copertina realizzata da Nicola Mari, venne pubblicato in occasione del 50° anniversario della Liberazione con lo scopo di avvicinare i ragazzi alle tematiche della lotta partigiana, evitando discorsi retorici e celebrativi. Sviluppato con la tecnica del fotoromanzo dal forte taglio cinematografico, in cui il fumetto ha il compito di creare un raccordo tra le diverse narrazioni dello stesso episodio, citazione ed omaggio a Roshomon di Akira Kurosawa, origina un racconto verosimile basato su solidi fatti storici. Una curiosità per i fan più sfegatati di Martin Mystère: il padre del detective dell’impossibile visitò Ferrara nel 1938 ed ancora nel 1945 al termine delle ostilità. Risale al 1996 “Il delta di Gulliver”, catalogo dell’omonima mostra allestita nelle sale del castello di Mesola. Intesa come una sorta di work in progress, un grande laboratorio culturale che rappresentasse a 360° il territorio in ogni sua sfaccettatura, fu un riuscito tentativo di innovare il tradizionale concetto di mostra statica sostituendolo con un allestimento dinamico, grazie all’utilizzo di nuove forme di comunicazione. Non venne trascurato nemmeno l’aspetto fumettistico: nel catalogo trovano spazio la fiaba “La quercia del re”, magistralmente illustrata da Sergio Toppi, e “Tanit”, nuovo personaggio mysteriano nato dall’esigenza di uscire dalla logica dei vincoli di periodicità fissa e dalla presenza in edicola, una sorta di marchio di qualità quale testimonial di eventi culturali, che in questo caso introduce la mostra spiegando l’origine del nome in un breve racconto disegnato da Giancarlo Alessandrini. I risultati furono lusinghieri, e vale la pena citare la realizzazione di una serie di bottiglie di vini da collezione ed uno dei primi cd-rom didattici in cui Martin Mystère fa da guida al territorio. Da una costola del progetto “Gulliver” nacque la mostra itinerante “Ninfe ed anguane abitavan i boschi e le fontane”, che portò alla creazione del Fontinalia museum di Revere. Tanit farà una seconda apparizione accanto a Mystère nel 1997 in “Sulle vie del Delta”, breve avventura che ruota attorno al mito di San Giorgio ed il drago ambientata tra Ferrara ed il Polesine. L’ultima collaborazione tra Roberto Roda ed Alfredo Castelli risale al 2002, in occasione del cinquecentesimo anniversario dell’arrivo di Lucrezia Borgia a Ferrara. Si tratta di “Lucrezia nelle nuvole”, pubblicazione in cui tre miti del fumetto (Dago, Martin Mystère, Diabolik) affrontano la figura della celebre dama estense nell’avventura intitolata “Ombre a Ferrara”, il tutto completato dall’ormai classico breve dossier che i nipoti del Buon Vecchio Zio Marty conoscono ed apprezzano. 

L’ESPERIENZA “DELTA DI GULLIVER” NELLE PAROLE DI ROBERTO RODA

Il delta di Gulliver fu concepito come un insieme di laboratori, alcuni precedettero la mostra e contribuirono alla sua realizzazione altri ne furono un’estensione. Trattando dei modi con cui storicamente è stato rappresentato il territorio deltizio, mi accorsi, preparando la mostra, che alcuni linguaggi erano sottoutilizzati e poteva essere interessante fare proposte provocatorie, ipotizzando sviluppi dedicati all’industria del turismo e alla valorizzazione culturale del territorio. Un laboratorio era inerente la pubblicità e la grafica: perché molte ditte usano la Camargue per ambientarvi i loro prodotti e non il Delta, che paesaggisticamente è più bello? Coinvolsi così istituti come l’Albe Steiner di Torino e grafici di levatura proponendo degli esercizi di stile. Quello in cui l’allora pornodiva Selen diventava testimonial di una finta pubblicità del Boscone della Mesola ebbe ampia risonanza. Un altro laboratorio riguardava la letteratura, un altro ancora il design e coinvolgemmo Oskar Kogoj, caposcuola internazionale del Nature Design, per ideare un “oggetto” moderno e simbolico ma legato alla tradizione. Fra le varie proposte c’era anche quella di valorizzare i vini del Delta con serie di bottiglie numerate e con etichette firmate da maestri dell’illustrazione. Ditte e consorzi vinicoli deltizi non compresero l’importanza della proposta che per la mostra rimase teorica, ma Sandro Bianconcini, manager della FOR di Poggio Renatico che in quel momento vantava una assoluta eccellenza internazionale, decise a mostra chiusa di sperimentare l’idea con una produzione di bottiglie riservata come dono natalizio alla clientela più selezionata dell’azienda. L’idea ebbe così successo che i “vini del delta” diventarono i “Vini del Po”, spostandosi lungo il fiume esplorando le diverse produzioni vinicole. La sua morte prematura nel 1999 arrestò il progetto dopo 3 anni. Un altro laboratorio produsse un cd rom interattivo, uno dei primi prodotti di quel genere. Martin Mystère faceva da anfitrione e testimonial. Il CD era prodotto dalla ditta Computer & company di Poggio Renatico. Ci fu poi il fotoromanzo sul Delta prodotto dalla Lancio, ecc,ecc. In ogni caso il Delta di Gulliver fu come un sasso gettato nello stagno, incrementò le ricerche sul fiume, raccolse le attenzioni dell’ARNI (Ente preposto alla navigazione fluviale), si svilupparono due collane editoriali di ricerca: Spazi ritrovati del Po e Racconti ritrovati del Po. I volumi sulle ninfe e anguane e lo stesso Fontinalia di Revere non ci sarebbero stati senza “Gulliver” che diventò una specie di Matrioska culturale.

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