Era estate a Ferrara

I piloni di cemento emergono dal terreno come mani tese verso il cielo, sorprese nell’ultima disperata invocazione di chi sta affondando ed ancora si illude di poter essere sollevato e salvato: sulla loro sommità nient’altro che un groviglio di ferri divorati dalla ruggine. Questo è ciò che resta di un cavalcavia mai completato che si incontra percorrendo via Ferraresi, il cantiere abbandonato da anni di quella che doveva essere una nuova bretella stradale nella periferia sud-ovest di Ferrara.

Svoltando in via Beethoven si arriva al Centro Direzionale, immenso con le sue torri di vetro, le strade e le piazze interne, bellissimo quando al tramonto il sole morente incendia le centinaia di specchi bruniti che ne rivestono le facciate; un gigante che agonizza da 22 anni alle porte della città senza essere stato utilizzato nemmeno un minuto.

Era il 1989 e cadeva il muro di Berlino, la manifestazione studentesca di piazza Tien An Men veniva soffocata nel sangue, Evani regalava al Milan la Coppa Intercontinentale e falliva un attentato dinamitardo contro Giovanni Falcone. Era il 1989 e a Ferrara terminavano i lavori di costruzione del Centro Direzionale noto come Palazzo degli Specchi, realizzato in soli 3 anni: sembrava imminente il trasferimento in questa sede di diversi uffici pubblici tra cui interi settori del Comune.

Un complesso edilizio in grado di ospitare oltre 7000 persone, 48 mila metri quadrati di uffici e negozi comprendente un lussuoso hotel perfettamente arredato, palestre, campi da tennis ed un immenso e moderno, per l’epoca, parcheggio interrato: una vera e propria cittadella alla periferia sud del centro storico rimasta abbandonata al suo destino dal termine dei lavori, vittima di incuria e vandalismi che ne hanno devastato gli arredi interni.

L’iter della pratica edilizia fu estremamente rapido: dopo il suo approdo al Consiglio Comunale nell’estate del 1985, a meno di un mese di distanza dall’affissione all’albo pretorio, furono rilasciati i permessi edilizi e così la giunta di Ferrara diede il via libera alla costruzione. I lavori vennero affidati alla CoopCostruttori di Giovanni Donigaglia per conto dei costruttori catanesi Gaetano Graci e Francesco Finocchiaro, titolari della “Società Estensi”, ma nel 1989, poche settimane dopo la chiusura del cantiere, da un dossier della Criminalpol emersero legami tra gli imprenditori siciliani e la criminalità mafiosa e tutto si bloccò. Gaetano Graci fu arrestato con l’accusa di presunti rapporti col clan di Nitto Santapaola e colpito dal sequestro giudiziario di proprietà per un valore attorno ai 500 miliardi di lire.

A finanziarne la realizzazione fu la Sicilcassa, i cui vertici vennero arrestati per una serie di operazioni che in pochi anni contribuirono a provocare alla banca un buco di oltre 4500 miliardi di lire. L’inchiesta nacque da un esposto di alcuni sindacalisti FISAC-CGIL, che segnalarono modalità poco chiare nell’acquisto di immobili utilizzando i fondi pensione della banca; tra gli edifici al centro dell’indagine figurava il celebre “Palazzo di Vetro” di Palermo, che “cementava” i rapporti tra diverse famiglie mafiose e già al centro delle attenzioni del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1982 e successivamente di quelle di Giovanni Falcone, vicenda che confluì nel primo maxi processo a Cosa Nostra. Questo immobile fu acquistato nel corso di un’asta fallimentare per 14 miliardi di lire da una società del gruppo Costanzo che lo soffiò alla Sicilcassa… la quale banca pensò bene di finanziare il costruttore dando i soldi necessari per questa operazione, salvo poi sborsare 26 miliardi per acquisirlo dallo stesso Costanzo pochi mesi dopo… L’impero dei Graci crollò trascinando nel baratro anche le parti di patrimonio costituite grazie ai finanziamenti Sicilcassa, e a Ferrara tutto si bloccò nel timore di venire coinvolti nelle indagini della magistratura. E così passarono gli anni.

1999: decesso di Gaetano Graci

2003: crack della Coopcostruttori

2004: il gruppo immobiliare romano Parnasi acquista il Palazzo degli Specchi

2008: il Consiglio Comunale approva un progetto preliminare di recupero che prevede la demolizione del complesso sportivo per ricavarne un grande giardino pubblico e la realizzazione di appartamenti, negozi ed uffici.

2011: si torna a parlare di una ristrutturazione del complesso edilizio, con trasferimento in questa sede del comando dei vigili urbani. Tuttora continua lo stato di abbandono, nonostante negli anni siano state formulate idee più o meno improbabili sul suo utilizzo, dalla sua trasformazione in “una grande biblioteca che superi nella fama quella mitica di Alessandria” (1998), fino alla provocatoria proposta di demolizione con esplosioni controllate per celebrare il centenario del Futurismo…

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