PD stands for PsicoDramma (continuo)

è assordante il silenzio con il quale le alte dirigenze democratiche stanno ignorando i reclami della base, le richieste di spiegazioni chiare e plausibili, dopo la figuraccia rimediata (cercata) sulla votazione parlamentare, promossa da idv e udc, relativa all’abolizione delle province.

come noto, il PD, lo psicopartito cui spetterebbe il compito di sobbarcarsi la maggior parte del lavoro di opposizione a questo indifendibile governo, si è astenuto.

non offriamo il fianco a tirate demagogiche“, ha detto bersani.

evidentemente, la gestione dei costi delle amministrazioni provinciali è argomento ambiguo, delicato, su cui è facile montare indignazioni populiste, mentre, sempre per citare una perla bersaniana – mutuata da vendola – “la gente va educata alla complessità“.

okay. bersani, franceschini, o qualsiasi militante filodemocratico alla lettura, tenti (quantomeno!) di spiegarci tale complessità. abbiamo teste lente, ma con un briciolo di perseveranza, rischieremmo di giungere ad una, forse parziale, comprensione della questione pure noi.

per ora sappiamo questo: che le province italiane – oltre un centinaio – costano circa 10 MLD di euro annui, calcolando le spese correnti. addizionando a queste le spese in conto capitale, si sfiorano i 20 MLD. significa, grossolanamente, che circa la metà delle spese effettuate dalle province, ogni anno, serve unicamente a mantenere l’esistenza delle province stesse.

il resto della spesa è in investimenti. sfortunatamente non sempre azzeccati, considerati i volumi di liquidità puntati da numerose amministrazioni sui rischiosissimi rendimenti dei prodotti derivati (che, più prima che poi, ci faranno pagare conti assai salati).

non elencheremo gli innumerevoli e scandalosi benefit messi a disposizione dei presidenti (e dei rimanenti rappresentanti provinciali, di vario livello) tra cui, ad esempio, le flotte di auto blu che, in alcuni casi, superano le quindici unità.

però pensiamo che sia troppo facile, per la premiata coppia democratica/emiliana franceschini&bersani, etichettare ogni proposta contraria a queste istituzioni come “antipolitica” e “demagogica”.

che altro tipo di reazioni – se non cariche di rabbia e sdegno – avrebbero potuto generare le modifiche legislative, ampiamente appoggiate dal piddì in passato, per l’abbassamento dei limiti demografici per l’istituzione di nuove province (che sono conseguentemente fiorite ovunque, dalla sardegna al veneto)?

d’accordo: è giusto discutere della leicità della sopressione della parola “province” dalla costituzione (come proposto dall’italia dei valori).

ma bersani e franceschini sono entrambi troppo scafati per non sapere che questo sarebbe stato un atto meramente simbolico.

eppoi, per carità, va benissimo: che non si tocchi la costituzione!

(le autonomie locali, anche se in questi tempi di federalismo oltranzista suona strano dirlo, sono CODIFICATE DALLA COSTITUZIONE STESSA…sì, non è grazie a bossi, se esistono…).

però, fino a poco meno di venti anni fa, le competenze amministrative provinciali erano spartite tra enti regionali e comunali, senza che per questo alcun cittadino ne risentisse in termini di qualità dei servizi o di costi (che dipendono, in ultima analisi, solo dalla preparazione e dall’onestà degli amministratori, se a questi sono concessi i mezzi necessari dallo stato centrale).

insomma, la proposta dell’italia dei valori poteva essera discussa, emendata, ma non avrebbe avuto come risultato la sopressione degli uffici, delle competenze, della gestione di alcuni servizi. questi sarebbero semplicemente stati riversati – con tutte le spese coperte, o comunque coperte come previsto dall’ultima finanziaria – sulle spalle di regioni e comuni. la proposta dipietrista avrebbe sopresso LA POLITICA delle province (che, ahìnoi, è assai cara); avrebbe cancellato l’ennesimo livello burocratico ed amministrativo che divide il cittadino dal palazzo; l’ennesimo organo istituzionale buono unicamente a parcheggiare amici, amiche, amici di amici, delfini di partito, eccetera.

non di meno, il momento politico scelto per sostenere questa linea “antiabolizionista” ha sapori acremente jihadisti. sì, jihadisti. cos’è, se non jihad, questa santa e sempiterna guerra a se stessi che la sinistra italiana porta avanti da quando esiste?

dopo due vittorie politiche così evidenti, dopo la disarmanteridicolapatetica sequenza di scandali e pessime figure collezionate dello schieramento forzaleghista, il PD avrebbe avuto una terza, ottima via per avvicinarsi ai cuori degli elettori.

non solo è riuscito a perderla, bensì a tramutarla in una sconfitta.

fa male dirlo, ma casini ha ragione: il PD ha perso l’ennesima grossa occasione.

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5 Comments

  • Sottoscrivo. Tra maestri della sconfitta come Veltroni che dovrebbe avere il buon gusto di sparire dalla scena pubblica e invece porta avanti correnti che nel mondo reale non hanno sostenitori (e poi nessuno gli ricorda della fine del suo pupillo CALEARO????? Walter, fanne una giusta e ritirati dalla politica), furbetti come D’alema che galleggia da una vita ammiccando a destra e sinistra dando sempre pezze d’appoggio all’amico B, e gigioni come Bersani che non prende posizioni nemmeno su questioni lampanti come i referendum e poi se ne prende il merito, mentre è stata in realtà gente comune come me e milioni di altri ragazzi, senza insegne politiche, a lottare e fare passaparola… e nn dimentichiamo il rottamatore Renzi, che predica bene e poi moraleggiava quando andava a casa di Silvio e gli si faceva notare che non era il luogo istituzionale indicato…anche lui ai festini??? francamente ho deciso che non voterò mai più PD finchè ci sarà gente simile ai vertici
    Cinzia

  • La cosa più preoccupante è che si utilizza come giutificazione l’asserzione che “Tante province sono guidate dal PD”: il conflitto di interessi della partitocrazia italiana sta tutto qui. Non si arriva a valutare il bene reale per lo Stato laddove ci sia un interesse da mantenere da parte dei partiti. Questo non è assolutamente naturale!
    Ma mentre i Giovani Democratici santificano (giustamente) il rimpianto Berlinguer, del quale ricorre in questi giorni il trentennale dell’intervista di Scalfari in cui il Segretario descrisse la questione MORALE dei partiti, PCI incluso, e fu osteggiato dal nostro amatissimo Napolitano, allo stesso tempo dimenticano di mettere in pratica le sue idee, le sue visioni.
    Avere il coraggio di spezzare gli interessi fini a se stessi dei partiti, questo significherebbe onorare il Segretario Berlinguer; per farlo occorre fare scelte antipatiche e “ingrate” nei confronti di chi ha dato spazio ai Giovani, soprattutto tra gli uomini e le donne di partito, gli amici più vicini. La carriera politica però non deve essere semplice gratitudine nei confronti dello status quo, altrimenti saremo sempre vecchi dentro. E non ci potremo lamentare di Bisignani, Berlusconi, D’Alema e dei Lettas…

  • è una giustificazione modesta anche a restar ancorati a un piano strettamente politico. il solito tatticismo bieco che contraddice la strategia comunicativa, si spera, di lungo corso. lo dico senza livore, anzi consapevole che senza il pd non ci sono margini d’azione per la sinistra in questo paese, a prescindere da cosa si intenda con quest’espressione.
    è che proprio talvolta (purtroppo spesso)si fatica a comprendere…

  • Basterebbe guardare cosa sta accadendo a Ferrara, dove sull’onda di questa brutta figura la presidentessa della provincia (PD) si espressa dicendosi contraria all’abolizione delle Provincie… mentre il suo vice è favorevole. Già in precedenza, in città, il partito si era spaccato sui refendum portando avanti il NO sull’acqua, per poi salire sul carro vincente del SI con assoluta faccia tosta

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