Breve storia del nudo fotografico.

La rappresentazione del corpo umano nudo è considerata la più prestigiosa espressione della fotografia, ed al tempo stesso è la più controversa per i dibattiti suscitati tra i moralisti, causa la labilità soggettiva del confine tra arte e cattivo gusto. Tentare di analizzare la storia del nudo fotografico significa anche aprire una finestra sull’evoluzione della moralità nella società, passata dallo scandalo nel mostrare una caviglia femminile scoperta all’esibizionismo odierno, dove le forme svestite vengono ostentate attraverso tutti i media, con un bombardamento continuo ed implacabile di richiami sessuali pur mantenendo un profondo moralismo di fondo: si accetta come arte il nudo perfetto, quasi volgare nell’assenza posticcia di imperfezioni e quindi pura invenzione, dove il ritocco digitale regala liscia pelle adolescenziale ad attempate cantanti ed attrici di mezza età, mentre l’istantanea o l’inserimento di corpi nudi in contesti e situazioni legate alla quotidianità viene considerato pruriginoso e crea scalpore.

Agli esordi della fotografia due sole strade si aprivano al nudo: quella pornografica, che notevole diffusione ebbe grazie alle cartoline erotiche stampate in grandi quantità, oppure una funzione di documentazione per pittori. Pagare una modella per lunghe ore di posa era infatti un lusso che solo gli artisti affermati potevano permettersi, ed ecco venire in aiuto la fotografia coi suoi tempi di posa estremamente ridotti.

E’ il pittorialismo, foto che insegue l’arte pittorica, che apre la strada al nudo artistico con ambientazioni ispirate alla mitologia mediterranea, ma si trattò per molti versi di un fallimento, le pose apparivano ridicole ed innaturali una volta fissate dall’apparecchio fotografico. Scandalo destarono i giovani pastori siciliani ritratti nelle foto arcadiche di Wilhelm Von Gloeden (1856-1931), ma una prima violenta scossa al puritanesimo vittoriano la diede nel 1857 Oscar Gustave Rejlander con “Le due vie della vita”, allegoria ottenuta esponendo una trentina di negativi.

Bisogna attendere la fine del XIX secolo affinché venga superato il pittorialismo, grazie all’influenza dell’impressionismo nella rappresentazione del corpo nudo. Astrattismo, collage, solarizzazioni: ogni manipolazione dell’immagine è ora ammessa e benvenuta, ed in questo campo si segnala Man Ray, che trasferisce nella fotografia la propria esperienza di pittore dadaista. Altra corrente di pensiero è quella dell’iperrealismo, che nega le manipolazioni di stampe e negativi, privilegiando la massima chiusura del diaframma per ottenere nitidezza assoluta.

Negli anni ‘30 e ‘40 del XX secolo fu la conoscenza tecnica del mezzo a rivestire sempre maggiore importanza, ma gli insegnamenti del passato continuarono ad influenzare le nuove generazioni di fotografi con commistioni tra pittorialismo, astrattismo e realismo.

Solo nel secondo dopoguerra si avrà una larga diffusione delle immagini di nudo, con le playmates a sostituire le pin-up, mentre con i fermenti sociali e culturali che scossero il mondo negli anni ’60 diviene accettabile che anche attrici famose posino senza veli: celebre il servizio realizzato da Bert Stern nel 1962 con protagonista Marilyn Monroe, che in un certo senso sarà apripista all’invasione odierna di calendari di attricette discinte.

Mille le diverse declinazioni del nudo fotografico: dalle atmosfere surreali create dai primi piani di particolari femminili, distorti dal grandangolo, di Bill Brandt, alle donne androgine e senz’anima di Helmut Newton e quelle oggetto legate e dalla femminilità violata di Araki, dagli uomini di Robert Mapplethorpe ai corpi stilizzati di Shinoyama, passando dai mostri di Witkin fino alla raffinatezza di Jeanloup Sieff.

Per approfondire l’argomento: http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2012/12/imprimatur-breve-storia-della-fotografia-pornografica/

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