Sfatare i miti sessuali moderni

[Lorelei Madden – trad. Luna Malaguti]

Lorelei Madden, laureata a Yale nel 1974, è una sociologa e sessuologa americana. Affrontando in questo articolo le false credenze dalla “meno dannosa” alla più “ridicola e fuorviante”,  l’esperta di sesso si propone di sfatare 7 (o se preferite 6,9… ma comunque 7 è il numero perfetto) dei suoi miti sessuali preferiti.

Mito numero 7: Le donne provano i migliori orgasmi durante il coito

Vi piacerebbe. Agli uomini piace pensare che a furia di spinte otterranno qualcosa. Le donne eterosessuali sono più interessate al romanticismo e alla sintonia che deriva dal rapporto con l’uomo che amano. Con questo non voglio dire che il coito non sia piacevole. Tuttavia, per la maggior parte delle donne, è molto difficile raggiungere l’orgasmo senza stimolazione del clitoride o dei nervi clitoridei: più profonda è la penetrazione, più ci si allontana dalla fonte dell’eccitazione. Durante il coito, il massimo dell’eccitazione si ottiene con il tatto o la stimolazione orale, e poi si diffonde a tutto il corpo.

Mito numero 6: Più grosso è, meglio è

Meglio abbondare? Certo, un pene di dimensioni notevoli sarà anche statuario e l’ideale per riempire un lungo tunnel, ma non ci sono molti tunnel del genere in giro. L’unico motivo per cui un pene di grandi dimensioni è considerato “migliore” è perché la nostra coltura esalta la grandezza al di là dell’effettiva capacità di procurare piacere, della praticità e della flessibilità in azione. In realtà, più grande è il pene, meno sensazioni provoca al contatto con le pareti vaginali, il sesso orale diventa più impegnativo dal punto di vista mascellare e sarà più difficile inserirlo nei diversi orifizi. Certo, i “superdotati” godranno anche di una forma di venerazione sociale, ma nella pratica un pene più piccolo o di medie dimensioni è senza dubbio più aggraziato e funzionale. Specialmente quando il partner è una donna, le dimensioni ottimali non dovrebbero superare i 12-15 cm. Le zone più sensibili sono la parte esterna e i primi centimetri della vagina, oltre ai quali la sensibilità diminuisce notevolmente.

Mito numero 5: Se una persona non ci sa fare, con l’amore e l’allenamento migliorerà

OK, forse non vi piacerà quello che sto per dirvi, ma lo dirò comunque. Non tutti sono bravi a letto e non tutti possono diventarlo. So benissimo che c’è un intero ramo della sessoterapia che propone consigli utili, nuove tecniche e cose del genere. Ma questo non significa che una persona imparerà ad ascoltare i movimenti del partner e a sapere se sta facendo la cosa giusta, a dimostrare più passione o a dare prova di fantasia a letto. Se, sin dall’inizio, mancano la chimica e la compatibilità sessuale, è meglio domandarsi se la situazione possa davvero raggiungere gli standard che vorremmo…

Mito numero 4: Se si ha una relazione, non bisognerebbe masturbarsi

La verità riguardo alla masturbazione? Aumenta l’appetito sessuale, favorisce il piacere durante il rapporto a due, migliora l’orgasmo femminile, disinibisce nei confronti del sesso e aumenta (non diminuisce) l’attività sessuale. Il desiderio sessuale non è una banca con un limite di prelievo. Ovviamente, sia gli uomini che le donne, dopo l’orgasmo, attraversano un periodo refrattario durante il quale l’attività sessuale non è molto interessante. Ma dopo quel periodo, più sesso si fa, più se ne farebbe. Più tempo si trascorre lontani dal sesso, più preoccupati a riguardo si diventa. Il momento più difficile è quando si è appena fatto sesso e si inizia a sentire la mancanza del partner (o di un partner):  la voglia ritorna ma non c’è nessuno con cui soddisfarla. Ma se una persona è costretta al celibato per un lungo periodo, l’irrequietezza e il desiderio diminuiscono. È solo quando si viene stimolati sessualmente, dalla persona desiderata o da un’esperienza sessuale, che i desideri sopiti riaffiorano con forza. La masturbazione attizza la fiamma del desiderio.  Non  sostituisce la vera e propria intimità sessuale, ma è una valvola di sfogo per fantasia e appetito sessuale.

Mito numero 3: Gli uomini non sono monogami per natura, le donne sì

Da alcuni studi sulla sessualità emerge una marcata tendenza: i profili sessuali delle giovani donne sono sempre più simili a quelli dei loro coetanei maschi. Diversi studi provano che, nelle donne al di sotto del 25 anni, il tasso di non-monogamia durante una relazione sentimentale o coniugale è relativamente simile a quello maschile. Inoltre, la non-monogamia femminile è un elemento costante in tutte le fasce di età. Anche nell’ambito della sociobiologia, secondo la quale gli uomini sarebbero meno monogami delle donne perché è nel loro interesse genetico e aumenta la loro capacità riproduttiva, si è sviluppato un ramo di ricerca che ha messo in luce l’abbondanza di casi di non-monogamia femminile. Gli studi bio-antropologici di Fisher sulle società senza organizzazione statale hanno dimostrato che le donne cambiano partner ogni 4 anni (al termine dell’allattamento), presumibilmente alla ricerca di un compagno migliore.

Mito numero 2: Si può essere omosessuali o eterosessuali, non esistono vie di mezzo

Credo che la nostra società abbia costruito questo mito per impedire alla gente di interrogarsi riguardo all’estensione potenziale dell’attrazione sessuale. L’omosessualità fa talmente paura a determinati modelli giudeo-cristiani di espressione sociale che viene ghettizzata e stigmatizzata. Da un punto di vista “essenzialista” , la nostra biologia è un destino: si può essere eterosessuali o omosessuali, non esistono vie di mezzo. Se, per esempio, un uomo che è stato eterosessuale per tutta la vita vive un’esperienza con un altro uomo, non viene considerato in grado di provare attrazione sessuale per entrambi i sessi, ma come un uomo che rinnega la propria omosessualità, ossia l’unico modo per soddisfare i suoi desideri più profondi, sia dal punto di vista fisico che emotivo. In un certo qual modo, siamo molto più flessibili nei confronti dell’omosessualità femminile, che viene considerata sexy anche dagli uomini pur essendo un’orientazione sessuale femminile. Il fatto è che, come aveva già detto Alfred Kinsey: al mondo non ci sono solo pecore e capre, ci sono un sacco di altre specie animali.

Mito numero 1: Fare sesso è naturale

Il sesso NON è un atto naturale. Non siamo animali guidati solo dagli impulsi sessuali. A dire il vero, come ben sapranno gli amanti dei documentari,  molte specie animali hanno complessi sistemi sociali e il sesso deve essere negoziato tra diversi aspiranti partner. A meno di non essere ubriachi e incapaci di ragionare, sappiamo inserire i nostri interessi e le nostre pratiche sessuali all’interno di un contesto sociale, per evitare di finire dietro le sbarre o farci del male. Il sesso non è un atto puramente biologico, ma è profondamente radicato nel contesto sociale. Le persone imparano la sessualità dal comportamento dei propri genitori, dalle confidenze e confessioni degli amici, dalle concessioni e definizioni sociali e dalla propria esperienza personale. Abbiamo degli istinti, ma possiamo controllarli, possiamo assorbire nuove informazioni e cambiare. Possiamo essere portati al senso di colpa, o possiamo trovare maniere di diventare più forti. Possiamo affrontare un viaggio di consapevolezza e scoperta sessuale fuori dal comune, oppure seguire alla lettera gli insegnamenti e le definizioni della comunità in cui viviamo. Il sesso è strutturato dal nostro universo sociale e se non capiamo questo meccanismo non potremo mai a capire noi stessi, né scegliere tra quello che ci viene detto, le nostre esperienze, le cose su cui vorremmo sapere di più e le situazioni che vorremmo esplorare.

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