08.2011 – Spintoni

A proposito di corpi, in Italia se ne parla soprattutto come “neofemminismo”. Ma non è per questo che scrivo. Voglio chiedere a me stesso e ai miei coetanei e non, ai miei concittadini e a tutte le persone del mondo, sì, unite: cos’abbiamo sulla pelle?
Cos’hanno i nostri corpi da essere tanto redditizi ed esposti dappertutto, esibiti, adorati, appiccicati a questo profumo o a quella macchina? Un bel niente. Non sono i nostri corpi, non sono nemmeno i corpi delle modelle e dei modelli: sono elaborazioni grafiche, poco più che disegni, fotoritocchi, verità farlocche ma verosimili. E così efficaci, perché dopotutto piacevoli.
È un argomento da prendere sul serio, al punto che l’associazione dei medici statunitensi si è espressa contro l’utilizzo di photoshop, in quanto provoca false aspettative riguardo al corpo di chi sfoglia le riviste patinate o i siti di gossip di tutto il mondo.
Questo mi interessa davvero. Il nostro corpo superficiale è l’argomento più incisio che mi viene in mente per mostrare il distacco tra l’iperrealtà dell’immagine e la verità quotidiana, la continua menzogna che pronunciamo anche quando non parliamo. Riusciremo mai a smetterla con le balle. A riempire il solco tra quello che condividiamo con la società, con gli amici, con gli sconosciuti, e quello che teniamo per noi; ma non per spogliarsi di ogni pudore, ché anche questa scelta libertina oramai non tiene più. Innanzitutto per rispettare noi stessi.
Perché sono contro il libertinismo? Perché è patetico, e assai conforme al modello di sviluppo accumulatorio del capitale che meno mi piace. Quanti sono i blog pieni di ragazzine e ragazzini, ma anche giovani e adulti, che volontariamente si fotografano nudi allo specchio? Migliaia. Basta qualche decina di fotografie offerte alla mercé del navigatore per sentirsi soddisfatti? Patetico. E assolutamente non sostenibile sul lato della termodinamica. Spreco di energia fossile per alimentare megabytes di esibizione. Assolutamente anonima.
Oppure può far vendere un mucchio di roba e guadagnare i sacchi. Allora l’anonimato lascerà spazio all’abbondanza perversa di sostantivi, a quelle centinaia di parole che catalogano ogni singola posizione, ogni minima differenza di statura, taglia, carnagione, età, ruolo.
E continuiamo a parlare balle, e questi arzigogoli iper-razionali, fatti di attenzione maniacale, cura per il dettaglio e sapiente utilizzo di tecnologie potenti e sofisticatissime, ci lasciano con una fetta di lardo sugli occhi. Sotto il sole cocente.
E pensare a ridere e scherzare belli come mamma ci ha fatto, senza dedicare la nostra pelle all’altare del potere pubblico o denaro, dell’orgoglio della tetta più rotonda o del culo più sodo, del braccio più “spesso”, del prestigio, il fottutissimo onore, questo sentimento rozzo e primordiale che può rendere ciechi del vero quotidiano e che nella nostra società dell’omni-scienza spinta non vogliamo intaccare.
Le persone, i corpi, naturali. Ci crediamo?

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