08.2011 – Arte e Pelle

di Andrea Donati

Numero sulla pelle, inevitabile quindi parlare del tatuaggio, spostandoci da quello che è divenuto ormai un “costume di massa”, a quello che rappresentava una volta per i nostri antenati. Il tatuaggio oggi è una forma di appartenenza, e chi non ce l’ha sembra sia il vero alternativo. Nella nostra cultura recente si è perso il suo significato: chi si tatuava attorno agli anni ‘90 lo faceva sicuramente per anticonformismo e non per moda, ma il ricambio generazionale ha fatto in modo che il tatuaggio sia visto in maniera diversa da allora: è preso con molta più leggerezza di come aveva preso piede. I giovani d’oggi, non sempre, ma spesso, hanno una visione più alla “Miami Ink” che reale, essendo stato quello il loro imprinting culturale.

Si pensa non faccia dolore, o viene trattato in maniera superficiale, e ogni tanto i soggetti del tatuaggio sono più degni di essere indossati su una maglietta che sulla pelle in maniera indelebile. Insomma, anche quest’arte ha ottenuto oggi la sua massificazione, ma non è sempre stato così.

Guardando indietro, si scopre che le origini del tatuaggio si perdono nella notte dei tempi. A questo proposito non c’è una cultura che ne precorra un’altra, perché del tatuaggio sono state trovate tracce sia sull’Isola di Pasqua che presso gli antichi Egizi, due culture tra loro distantissime, sia a livello chilometrico che temporale. Alcuni reperti importanti sono stati rinvenuti vicinissimi a noi, sulle Alpi italiane, con la mummia di Similaun (3.000 a.C. circa): i tatuaggi qui erano utilizzati a scopi terapeutici, ma si ha notizia di tatuaggi con scopi simili nell’Asia centrale. Fra le tribù del Borneo essi potevano essere disegnati per motivi gerarchici, presso i Maori invece per motivi rappresentativi: ad esempio, la tartaruga simboleggia un pescatore o un suo genere, laddove questo è per loro il lavoro più nobile. Pochi sanno che l’etimologia della parola tattoo viene proprio dalla loro tecnica: più precisamente è il termine onomatopeico del picchiettare con un martelletto o una serie di aghi retti dall’altra mano tramite un bastoncino. Tecnica rude, ma che lascia tratti decisi e ben assestati. Nondimeno è simile la tecnica giapponese detta anche tebori: in questo caso ci si avvale di una stecca unica in bamboo con all’estremità un certo numero di aghi legati assieme.

Entrambe sono più dolorose della cosiddetta macchinetta, ma possiedono un tratto sicuramente più caratteristico. Comunque oggi il genere giapponese è diffusissimo anche in occidente: il suo punto di forza è basato sul fascino che sprigiona la sua semplicità, e dall’armonia dei soggetti tipici. Un altro stile intriso di significati è il traditional o old-school: esso è già più vicino alla nostra cultura odierna, essendo lo stile diffuso fra i marinai, e presenta tratti e sfumature nette, come imponeva la tecnica più basilare di qualche tempo fa, cioè prima delle macchinette elettriche (1891- brevetto di Samuel O’Reilly): con semplici aghi e filo legati assieme, e “fumo di china” come pigmento. Nel traditional i significati di certi soggetti sono maturati in vari tipi, o persino diventati ambivalenti, per quanto il significato dietro al disegno sia sempre una presenza forte: se i dadi indicano un uomo dedito all’azzardo o una persona che prende la vita come una sfida continua, ci sono significati ben più intensi. Le rondini ad esempio stanno a rappresentare ai marinai che la terra è ormai vicina, quale miglior auspicio. Questi stili oggi sono rimasti e si sono rafforzati, e fanno ormai parte anche del bagaglio occidentale moderno. Per quanto riguarda la sua logica bisogna però che il tatuato ricerchi con attenzione professionisti con i quali lavorare su un soggetto in maniera filologica affinché abbia un senso. Insomma, un tatuaggio va realizzato con cognizione, per non trovarsi rappresentato addosso qualcosa di insensato, o solo per averlo visto addosso al calciatore di turno, di cui pentirsi poi: perché le mode passano, il tatuaggio rimane. L’evoluzione è sempre in fermento e parlando di pelle non si può non citare due tecniche che stanno prendendo piede sempre di più: il branding e la scarnificazione. Ma qui l’arte e la pelle non si inseguono più e, come cita il titolo, parlarne ne vanificherebbe il senso!

 

foto di horimono Finale Emilia, “tatuaggio orientale”

per altri esempi tatuaggi elencati :
traditional o old school : -facebook keepinwildtattoo
maori : jonatattooart.com

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