Vedere in Bianco e Nero

 

Fotografare in bianco e nero significa “vedere” ciò che ci circonda in un modo che l’occhio umano non è in grado di fare naturalmente, quindi irreale in quanto la realtà in cui siamo immersi è a colori: questo implica un’ulteriore interpretazione personale, successiva a quella che ha portato alla scelta dell’inquadratura.

La fotografia nacque inizialmente in bianco e nero e fino all’avvento del colore (nel 1928 il lancio sul mercato da parte della Kodak della prima pellicola a colori 16 mm) quella fu l’unica possibilità di rappresentazione di questo mezzo espressivo, fatta eccezione per i viraggi di un’unica tonalità di colore, dal giallo delle carte al sale al blu delle cianotipie, o per l’uso di dipingere le fotografie. Confrontando due foto, anche diverse tra loro, quella in bianco e nero attirerà immediatamente l’attenzione e ci apparirà più bella, pur se affetta da evidenti difetti compositivi o tecnici, proprio perché si tratta di una rappresentazione insolita e la maggior parte delle persone non è abituata a ragionare in assenza di colore. Ovviamente non è detto che della stessa foto sia sempre migliore la conversione monocromatica.

Quando si è avuta la possibilità di riprendere a colori ciò che ci circonda, i due tipi di fotografia hanno convissuto proprio perché possiedono ben precise peculiarità, ed ogni immagine può avere una vita propria solo ripresa a colori o solo in bianco e nero, in base a ciò che intendiamo comunicare

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