Il paradiso della TECNICA!

Cosa ne penso della crisi di governo e del nuovo presidente del Consiglio. Cosa ne penso?
La situazione è problematica, e quando i problemi sono reali, la soluzione di difficile identificazione. Di certo sul tavolo c’è il commissariamento da parte della Bce e la necessità di fare riforme economiche e sociali. Bisogna ricordare infatti che il nostro paese è emerso sulla scena internazionale in questi ultimi mesi come il focolaio più pericoloso di un incendio di grandi proporzioni: le istituzioni che difendono il capitale nel mondo – Fmi, Bce e Unione Europea – non potendo permettere il fallimento economico di un paese come il nostro, hanno trovato in Giorgio Napolitano il garante, nei confronti della comunità internazionale e dei mercati, di un impegno serio ed efficace delle nostre istituzioni domestiche per evitare una sciagura tale. Un governo presieduto da un vecchio tragattino cocainomane e malnetto, sostenuto da un parlamento nominato e non eletto dai cittadini e a vario titolo a lui soltanto asservito, improvvisamente non sono apparsi all’altezza del compito. Il tempo delle mele è finito così in anticipo.
Ho riflettuto a lungo, e sinceramente non credo di essere in grado di esprimere un giudizio univoco sulla necessità e il metodo di risoluzione della crisi. Mi permetto però alcune riflessioni obbiettive, che ho fissato in mente dopo uno scambio di battute con l’edicolante, un cittadino profondamente “liberal” orfano del suo capo, offeso da Napolitano e pronto a farmi la morale perché leggo Il Fatto.

a) Napolitano, comunista e antidemocratico.
E’ certo che il Presidente della Repubblica sia un campione della Ragion di Stato, della Realpolitik, della Geopolitica e della Finanza che conta. Egli vola ben al di sopra delle nostre teste, affaccendate ad annusare il terreno, mentre là fuori la partita vera riguarda le sorti dell’economia globalizzata. Per questo motivo ha chiuso un occhio di fronte a qualche “smagliatura” politica degli ultimi tempi: tra le leggi ad personam, ricordiamo lodo Alfano e legittimo impedimento; un super Scudo fiscale per riciclare i capitali trasferiti all’estero e far girare l’economia; qualche condono edilizio, qualche ministro condannato, amico dei mafiosi o in conflitto di interessi (Brancher, Romano e Romani) e altre amenità che hanno riempito l’altrimenti miserrima vita parlamentare italiana degli ultimi tre anni. Noi non possiamo capire. Egli guarda Oltre.
Certo è che mi fa sorridere il livore con il quale i tifosi ormai orfani del presidente del Milan si scagliano contro il meno comunista dei comunisti, sicuramente il più vicino al PSI di Craxi, un politico che già trent’anni fa guardava oltre e predicava europeismo e senso di responsabilità condiviso tra i partiti. A vedere oggi dove ci hanno traghettato gli alfieri politici degli anni Ottanta, la chiamerei “correità“: sì, a volte sono un qualunquista.

b) Napolitano ha compiuto un golpe affidando l’incarico a Monti.
D’altronde il governo presidente del Milan-IV stava andando così bene. Aveva iniziato con 110 deputati in più rispetto all’opposizione e nonostante ciò aveva posto la fiducia 58 volte; quando si dice fratelli coltelli. Ma soprattutto ha contrastato in maniera efficace la crisi economica: d’altronde se il presidente del Consiglio è un imprenditore, come dubitare del suo successo nel guidare la nave Italia. Peccato però che in Italia i più grandi imprenditori di successo siano spesso tali grazie ai fondi neri, alle collusioni con la politica (lo voglio scrivere in grande: CONFLITTO DI INTERESSI) e con il malaffare; se vigesse davvero il liberismo economico la classe dirigenziale italiana risulterebbe decapitata. Tornando all’ex governo, ci teniamo a ricordare che nell’ultimo anno di vita, cioè dopo il fatidico voto di fiducia del 14 dicembre, Giornata Nazionale dell’Agopuntura in onore del fedele e responsabilissimo Scilipoti, il presidente del Milan è stato scaricato dagli industriali e dai piccoli e medi imprenditori a causa del danno prima di immagine, poi direttamente economico (la corsa del differenziale iniziata a luglio) da lui cagionato. I cattolici che contano, quelli delle Fondazioni Ospedaliere e delle grandi Scuole Paritarie, non hanno proferito parola su quella frivolezza morale che il nostro parroco di provincia ci rimprovera vigorosamente ogni domenica. Insomma, il nostro ometto era riuscito a inimicarsi molte persone “bene”, e con l’andamento penoso delle sue azioni (vedi grafico tratto da Lavoce.info) non riusciva più ad acquistare consensi parlamentari.

c) E ora Monti, lacrime e sangue in tasca agli italiani.
E che ci vogliamo fare. La Seconda Repubblica è nata dalla crisi del ’92 ed è morta a causa della crisi scaturita ormai quattro anni fa negli USA: noi ventenni e trentenni la crisi ce l’abbiamo dentro. Non può farci paura! Siamo cresciuti cullati dalla nostalgia del tempo che fu, i mitici anni Ottanta, l’apice del kapitalismo moderato e di buona famiglia figlio di Marshall e CEE, il progresso la crescita la crescita la crescita lo sviluppo e poi tutto questo globalizzato, ovvero pensato, e finito, perché i mercati non possono crescere oltre il globo terrestre, è un limite fisico piuttosto saldo, fine, entra la Seconda Repubblica. Ivi abbiamo vissuto narcotizzati nella telenovela made in Milano 2 abitata da personaggi folcloristici come l’Imprenditore, i Padani, il Faccendiere, gente che non ha mai sollevato neppure una penna. Adesso è finita pure questa storia a-storica, è entrato Monti e si è portato dietro un sacco di amici professori e banchieri, persone certamente qualificate. Ora qualcuno dica a Napolitano pure che l’università vive in un terribile isolamento dal resto della società e che occorre un notevole sforzo d’immaginazione a figurarsi le banche, specialmente quelle americane (vedi qui la lista delle cauzioni pagate dal governo USA – e quindi dai contribuenti – alle banche fallite, per un totale di 16 mila miliardi di dollari) come portabandiera di una rinnovata Equità Sociale. Eppure non rinuncerò a dar loro questa chance, perché non è davvero possibile tirarsi fuori: noi non siamo l’Islanda, non possiamo rifiutare le generose imposizioni della Troika Finanziaria Globale (lo dico con l’animo scevro da complottismi) e, come dice Masotti, ci meritiamo tutto. Finito il loro paradiso della Tecnica, verrà il nostro, e sarà VERDE.

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