nEuro.

di donato gagliardi.

Da qualche giorno, in redazione infiamma il dibattito intorno a governi tecnici, Unione Europea, colossi bancari e possibili (secondo chi scrive improbabili) complotti di vasta scala d’impronta mondialista, orditi da banche e neoliberisti radicali. Un contributo importante alla discussione ci è stato offerto da Giacomo Barbari – che in redazione copre usualmente le vesti di Direttorissimo di ZeiGeist – quando ci ha invitati ad ascoltare e leggere le ricerche di Paolo Barnard (ex giornalista della squadra di Report, di cui troverete un video a seguire). Sperando di convincere, in questo modo, il collega (e amico) a pubblicare un pezzo che illustri in modo chiaro il punto di vista di chi, come lui, vede molto più marcio del sottoscritto dietro l’attuale tempesta finanziaria, copincollo una mia mail di risposta e critica ad alcuni punti sollevati durante tali discussioni telematiche. Si parla di possibili futuri scenari per l’Europa, Goldman Sachs, Commissione Trilaterale, Gruppo Bilderberg, eccetera. Ho pensato – probabilmente peccando di presunzione – che potesse interessare. Poi, giuro, non scriverò più di crisi, chè la cosa mi sta facendo diventare pazzo.

James, come cercavo di fare capire nel preambolo lunghissimo, epperò sconclusionato, del mio articolo Masse critiche, è mia opinione che le grandi banche internazionali abbiano avuto un ruolo fondamentale in ciò che sta accadendo. Il loro operato dovrebbe essere sottoposto a vincoli assai più stretti e a sorveglianza più severa. Obama (per il quale tutt’ora faccio il tifo e nella cui buonafede continuo a credere: sto invecchiando e necessito di punti fermi), ha tentato di fare qualcosa in questo senso, ma non ci è riuscito.

Al momento, lo scenario Europeo è questo: a meno che il Sig.Draghi (presupponendolo non in combutta  costante con la Sig.ra Merkel…e so che già qui potresti obiettare) non decida di ignorare i dettami tedeschi e il loro terrore inflattivo, facendo della BCE prestatore d’ultima istanza per i paesi in difficoltà, l’8 e il 9 dicemebre,Germania e Francia faranno in modo di cambiare statuti vari, per creare un’ Unione a due velocità (i.e.: con due valute).
Una agile e tranquilla composta da Germania, Francia, Olanda, Finlandia, con la prospettiva di annettere la Polonia (spazio vitale, sai ‘sti tedeschi…); una lenta, composta da Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Ungheria, e altre.

All’Italia verrebbe data, attraverso un prestito dell’FMI, una finestra di respiro di un anno o un anno e mezzo, per rimettere a posto i conti e arrivare , al termine, nelle condizioni di poter rispettare i parametri d’ingresso alla nuova unione “veloce”.

La terza ipotesi, alternativa alle due appena illustrate, è il crollo totale dell’economia europea e mondiale (già gli scenari summenzionati comporterebbero recessione, disoccupazione, abbattimente dei salari. Questo però rimarrebbe il peggiore per tutti, ricchi e poveri, potenti e cittadini qualunque).

Ora, è assai probabile che questa frammentazione dell’eurozona fosse nelle mire della speculazione finanziaria (quindi di grosse banche internazionali) da almeno un paio di anni. Aprirebbe infatti nuovi fronti d’arricchimento per questi soggetti, dagli apprezzamenti del nuovo “euro veloce”, a rinnovate gare al massacro sui titoli statali dei membri dell’Europa “lenta”, e così via.

Resta il fatto che, politicamente parlando, tale eventualità (al momento la più papabile) non porterebbe a nulla di simile agli scenari assolutisti paventati dagli investigatori dei poteri occulti.

Il buon Barnard parla di strutture sovranazionali aventi come fine ultimo quello di distanziare il più possibile il cittadino dal potere, annullando il suo peso democratico.

Questa crisi prospetta per molti paesi una “ritrovata indipendenza” dagli organi “accentratori” della UE, cosa, mi pare, abbastaza in contrasto con le previsioni complottiste/mondialiste dei vari Crozier, Watanuki e Huntington (anche se, va detto, l’unione “veloce”, una volta creata, imporrebbe sicuramente ai propri stati membri una più stretta sorveglianza dei conti pubblici, quindi una maggiore ingerenza in affari interni, per evitare accumuli di debito e altre facezie).

In altre parole: io non capisco chi sono questi manovratori.
Se è un gruppo di banchieri alleato a politici, filosofi e teorici di un nuovo impero mondiale neoliberista, staranno pure giocando nella stessa squadra, ma non devono essersi spiegati un granchè bene, tra loro.

Inoltre, ma questo è un dubbio personale e un po’ del cazzo, continuo a chiedermi perchè, se davvero la Trilaterale e il Bilderberg tramano per il dominio delle elite sulle masse, e se davvero la creazione della UE è stato il loro più grande capolavoro (sempre a sentire Barnard), Inghilterra e Danimarca, largamente rappresentate in entrambi, non vi abbiano aderito.

Poi, in ultimo, vorrei ricordarti questo: se è plausibile che grandi gruppi bancari, negli ultimi due-tre anni, abbiano speculato sui titoli di stato di Grecia, Italia, Portogallo, Irlanda, Spagna, per dividere l’europa, è vero pure che hanno potuto farlo per gravi – se non gravissime – preesitenti debolezze delle rispettive economie. Se noi, da Craxi ad oggi, non avessimo mandato in pensione gente a 40 anni, se non avessimo buttato soldi in opere pubbliche mai finite, se non avessimo avuto politici mafiosi che regalavano i soldi europei alla criminalità organizzata, ma se, contrariamente, avessimo provato a ricostruire una politica industriale nazionale credibile, non ci fossimo affidati ad un contabile e ad un pagliaccio puttaniere per tenere in ordine i conti, la speculazione adesso potrebbe solo solleticarci i piedi, euro o non euro.
O quantomeno, non potrebbe farci il male che ci sta facendo ora.

Concludo con un consiglio traboccante boria e arroganza: oggi (lunedì 28 novembre) quasi tutti i grandi gruppi bancari italiani daranno la possibilità ai propri clienti di comprare buoni del Tesoro Italiano direttamente sul mercato secondario, cioè senza fare pagare commissioni. I Btp, quelli a scadenza decennale, sono quelli con i prezzi più bassi, quindi a conti fatti meno rischiosi nel caso di mancato rimborso. Al momento hanno un rendimento che sfiora l’8%. Siccome, nel caso in cui l’Italia fallisse, avere buoni o avere cartamoneta non cambierebbe un granchè, suggerirei a chi ne ha la possibilità di comprarne. La cosa aiuterebbe a diminuire ‘stocazzo di spread, aiuterebbe il nostro debito (che rientrerebbe poco a poco in mani italiane) e, nel caso l’Italia non fallisse, si rivelerebbe un ottimo investimento.

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