11.2011 Due editoriali

foto di L. Malaguti

Più che l’etica potè il denaro

“I soldi servono per comprare, non per giocare”. All’altezza di Lodi, pochi giorni fa, a bordo di uno dei pulitissimi treni delle ferrovie italiane, una madre ha ammonito così il suo piccoletto di tre anni, che si divertiva a lanciare una moneta da venti centesimi sulla pancia di un anziano in dormiveglia, andandola a ricuperare quando cadeva a terra. Si può obiettare sul senso educativo dell’affermazione (Natalia Ginzburg consigliava ai genitori di lasciare spesso denaro in mano ai figli, che possano spenderlo o appunto “giocarci”, in modo che non se ne sentano ingiustamente privati e non nasca in loro la bramosia, la dipendenza da esso) ma per ora accantoniamo questa parte del dibattito; mi sono chiesto se l’affermazione della madre lombarda non possa diventare un buon motto per gli artisti della speculazione, per chi effettivamente si balocca con immensi capitali magari bruciandoli in pochi secondi e che, in ogni angolo di questo occidente tossicodipendente che ci raccontano globale, ha determinato in larga parte l’attuale crisi finanziaria. Certo, parlare di etica economica nel pieno delle condizioni spazio-temporali che hanno innalzato lo “scambio” a nuova divinità pare fantascientifico ma, incrociando le dita, il capitalismo (che pure delle crisi si nutre) pare stavolta indirizzato verso un’implosione (dalle conseguenze imprevedibili anche se probabilmente tragiche). Qualcuno pensa che l’occidente stesso, cioè il cuore del “morente” capitalismo, debba farsi trovare culturalmente pronto per la ripartenza. È un pensiero nobile, colmo di buone intenzioni e che mira a ristabilire un’etica, soprattutto economica, come base della convivenza. Altri credono che questo cuore si sia venduto l’anima e che la speranza sia ora solo nei cosiddetti “paesi in via di sviluppo”, ma già questa dicitura indica un approccio liberista. Altri ancora pensano che no, altri che sì, altri che forse. Un aiuto-cuoco di Saronno propone la liberazione dal denaro mediante il ritorno al baratto. Noi di Mumble: tentiamo invece di analizzare, descrivere, raccontare, chissà che fra le righe di questi tentativi non nasca un’intuizione apprezzabile. Comunque risposte nette, riguardo ai soldi, non ne abbiamo. Anzi, le abbiamo: crediamo che – come il noto scrittore russo amante degli ortaggi – se non si pretenderanno gli asparagi fuori stagione si serberà qualche rublo in più nel borsellino.

I soldi sono un mezzo e devono rimanerlo, lo capite, branco di scimpanzé che non siete altro?! L’entità di un conto in banca non determina il valore né le qualità di un uomo. Devo convincervi prendendovi a pedate nei coglioni?
Sir Archimbold Gordon Buvalelli,
bancario fiesolano ($ 1967 – € 2011)

La situazione è ottimale

Se sei fra coloro che, offesi fin nell’anima dall’indecente show pluridecennale della classe dirigente italiana, hanno deciso di voltare le spalle alla comprensione degli eventi perché “tanto sono tutti uguali”, “alla fine pensano solo al loro tornaconto”, “li appenderei dal primo all’ultimo ai lampioni della circonvallazione”, se sei dicevo tra coloro che non ne vogliono più sapere della politica, in questo preciso momento noi di Mumble: ti chiediamo di donarci un attimo del tuo tempo, perché anche noi – come te – siamo incazzati neri ma crediamo che – insieme a te – qualche tentativo di analisi lo si debba fare.

Per questa ragione abbiamo troncato il numero che avete in mano, che somiglia molto ad un numero “doppio”: il patatrak che ha portato alla caduta del Membro di I Classe dell’Ordine del Re Abd al-Aziz (che a breve riassumerà la presidenza – ora vacante – dell’Ac Milan) e alla rapidissima ascesa al soglio primoministeriale di Mario Monti, il noto “bocconiano europeista” che non ha ancora raccontato alcuna barzelletta né esaltato le virtù curative della vulva puberale, non poteva non rappresentare per Mumble: un’occasione di dibattito. Ebbene sì, un dibattito interno lacerante sta sconvolgendo la redazione e, per tagliare la testa al rospo, siamo andati direttamente al problema primario, primitivo, primigenio, la domanda principe insomma: Mari o Monti?

L’attuale presidente del consiglio è certamente elegante e sembra ispirare fiducia al Paese ma, al di là delle sensazioni visive, chi è? Mumble: prova a rispondere, innanzitutto smontando le stronzate (alcune davvero croccanti!) che quotidianamente vengono evacuate dallo scilipoti di turno; se ad esempio sentiamo: “Monti è l’uomo della massoneria e sta complottando contro il Paese” rispondiamo: “In quanto a pedigree massone qualcuno prima di Monti aveva le carte più in regola assai”. Al contempo non saremo noi a fare l’apologia del governo tecnico che, navigando a vista in un’Europa cerebralmente commossa e incarognita da una spirale di iperliberismo, difficilmente sarà lavacro d’ogni sozzura. Ma – intanto – i tecnici (che a vedere sono poi parecchio politici) hanno preso in mano il timone del Paese, lasciato incustodito dall’irresponsabilità dei partiti. All’interno di Mumble: troverete queste “poche” certezze e molti dubbi, e non solo su Monti. L’ottima Raffaella Grasso ad esempio, nel suo lucido contributo alla questione, si spinge ad interrogare le organizzazioni movimentiste che parlano di “diritto all’insolvenza” che forse proprio un diritto non è. Il Grande Timoniere così ebbe a dire: “Grande è la confusione sotto al cielo. La situazione è ottimale”.

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