MM di M:

Ferrara|venerdì 4 novembre|ore 17

«Allora ci pensi tu…» mi incarica Emiliano affidandomi il rendiconto del pomeriggio in Archivio storico. «Ci provo!» rispondo. E ci provo anche se la mia ignoranza sul tema è tanta, purtroppo.

Arrivo con un quarto d’ora di anticipo e già sul tavolone in legno massello c’è una matita che traccia frenetica segni su di un Fabriano formato a4. La lapis è di Antonio Sforza e sta delineando il volto di Martin Mystère. Da profano non lo riconosco, ma ecco che arriva in mio aiuto Pietro Bombonati, che assieme a Fabio Zanella, rappresenta l’associazione dei nipoti di MM (A.Mys.) in questa giornata. Mi porge due cartoline dicendomi di farmele autografare. Io eseguo.

L’atmosfera è allegra, informale; si scherza e si ride: a poco a poco la saletta si riempie. Io bighellono e mi accorgo che accanto a Sforza si è messo a disegnare, prima velocemente il busto di Martin e in seguito Tex, anche Giovanni Romanini, che scoprirò poi preferire i quadri ai fumetti: c’è più dettaglio dichiarerà.

Ecco che inizia la presentazione, o meglio il racconto di ciò che Mumble: ha realizzato in collaborazione con il Centro Etnografico ferrarese. A fare gli onori di casa è Enrico Trevisani dell’Archivio storico che passerà il microfono a Manuele e a Emiliano per il resoconto sul lavoro della nostra redazione.

Prenderà in seguito la parola Roberto Roda. Questi si soffermerà a narrare di quello che è stato il personaggio, residente al numero 3/a di Washington Mews, per Ferrara. Una sorta di Cicerone moderno dal forte carattere, che aiuta la didattica facendo marketing del territorio, sul territorio. Roda prosegue focalizzando l’attenzione sull’importanza espressiva e comunicativa in termini contemporanei dei fotoromanzi. Indugerà sul racconto per immagini “La fortezza degli uomini perduti” ambientato durante la Grande Guerra e realizzato nel ’98 proprio dal Centro Etnografico, ma rimasto inedito fino a quest’anno.

Arrivati a questo punto non è restato che intrattenersi chiacchierando con le matite che prima sfrecciavano sui Fabriano a4, sul legno massello. Sforza e Romanini, Antonio e Giovanni, spinti da timide domande si raccontano ed esprimono proprie opinioni, riportano esperienze di lavoro e di vita. Relazionano il fumetto italiano con quello francese e quello americano. Parlano di come siano educativi i fumetti vecchia scuola italiana, soppiantati ormai nel pubblico delle medie dallo spettacolo e dalla sentimentalità (?) dei manga. Si soffermano sulle nuove tecnologie, che come in tutti i campi aiutano molto a risparmiare tempo, soprattutto nella ricerca per le ambientazione delle immagini, ma di contro “sovrastimolano” i nuovi lettori più giovani immergendoli in effetti speciali, rendendo più arduo il compito dei disegnatori. Arrivano a sfogarsi di come sia bello disegnare finalmente un tavolo rettangolare dopo mesi che si è disegnato il mondo “tondo” di Paperino.

Dopo tutto questo realismo, non pessimista ma a mio avviso un po’ rassegnato, dichiareranno che il fumetto continuerà a esistere anche se solo, probabilmente, per gli appassionati collezionisti.

 

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