Piumoni e tulipani

di Sara Picone

E dove l’avevo lasciato? In quale angolo dell’armadio, là nello scaffale più alto e raggiungibile solo con una scala? L’avrò mica addirittura dimenticato in una lavanderia? Presa dall’euforia che la primavera stesse arrivando, dove mai avrò nascosto il piumone?

Queste domande sono di facile risposta se… il piumone rimane sul letto per dodici mesi dico dodici mesi… e tutto quello che cambia è che si moltiplica se la temperatura scende troppo, diventa doppio, triplo, avviluppa una coperta di lana, incorpora anche il copriletto… insomma fa il possibile per mantenermi al caldo. E non abito al Polo Nord, no… ma l’inverno qui è duro, ridimensiona le ambizioni e ristabilisce i tempi rallentati della natura che si ferma, per un po’.

Indubbiamente il clima influenza il carattere, e così succede anche qui… tanta forza di volontà per usare la bicicletta anche se si vorrebbe fare tutto tranne esporsi al freddo, addirittura c’è chi non accende il riscaldamento per “temprarsi”…insomma le soluzioni sono le più creative. Fatto sta che le persone sembrano non possedere il concetto di freddo, rimangono impassibili in maglietta anche quando ormai la mia mobilità è seriamente ridotta dal numero di strati che indosso.

Si perché, se il piumone è conosciuto – ci mancherebbe –  il diminutivo “il piumino” il giubbino più invernale di tutti, il re delle nevi, da queste parti è introvabile, eresia, peccato capitale. Ora però, arriva l’assurdo: esistono in queste terre desolate corsi per come resistere meglio al freddo, corsi che credo mia nonna avrebbe potuto dare a prezzi molto inferiori, che consigliano di mangiare alimenti caldi (ma dai? non lo sapevo!), molti massaggi, molto esercizio fisico, molti bagni caldi.

D’altra parte, se nessuno riesce ad ammettere di avere freddo, forse ha bisogno di sentirsi dire ad un corso che una minestra calda gli farebbe solo del bene. Fa sempre piacere scoprire che alla fine i paesi che sono davvero avanti per mentalità e organizzazione a volte dimentichino completamente quello che il buon senso da secoli insegna, rialza leggermente l’autostima dell’emigrato.

Con un sorriso infreddolito dall’Olanda.

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