PiùStronzate, Menomoney

foto di E. Rinaldi

di Raffaella Grasso

In uno libretto smilzo del 2005 Harry Frankfurt si chiede come sia possibile che il numero esorbitante di ‘stronzate’ in circolazione sia digerito dalla maggior parte di noi senza battere ciglio. E allora prova a tracciarne uno schizzo per aiutarci a riconoscere quel che abbiamo nel piatto. Perché si può decidere di mangiar merda nella vita, ma almeno saperlo prima non guasta. Magari è la volta che sei già sazio. Le stronzate – spiega – sono contraffazioni, inganni, ma non sono bugie. La bugia è falsa, la stronzata è finta. Mentire è una roba complicata, un lavoro di fino che interviene sul dettaglio (ciò che il bugiardo non vuol farci conoscere) tenendo in piedi tutto il resto. La stronzata invece non conosce limiti. È fantasiosa, ma sciatta, grossolana. Se ne frega della realtà di contorno, della ragione e del buon senso. Se la lasci fare se li pappa e li caca come piacciono a lei. C’è un’unica controindicazione in caso d’abuso: il riscontro, bisognerebbe dire lo scontro, coi fatti. Perché hai voglia a cavartela a forza di stronzate, la realtà – quella cosa che, come dice Philip Dick, non smette di esistere anche se smetti di crederci – prima o poi si fa viva, e non è sempre delicata.

Un caso concreto? Talvolta capita di sentire che Berlusconi s’è fatto impaludare dal sistema, che avrebbe potuto cavarsela se fosse tornato alle radici, alla ‘svolta liberale’, ai bei tempi del ’94 in cui voleva rimuovere lacci e lacciuoli, snellire la spesa pubblica, sanare il debito, sforbiciare il fisco, ridurre le aliquote, creare libero mercato e concorrenza. Insomma risolvere tutti i guasti creati da quel vecchio catorcio della prima repubblica comunista. Ecco, appunto, per non saper né leggere né scrivere, né tanto meno far di conto, a me questa è sempre sembrata una stronzata pazzesca. A parte che la prima repubblica fu per lo più democristiana, anche a non voler fare cavilli con la storia, non ci vedo niente di liberale in un monopolista che incarna la quintessenza del corporativismo clientelare all’italiana con tutto l’interesse, nonché il profilo umano, per consolidare tali logiche a proprio vantaggio una volta al governo, proprio raccontando il contrario, sparando stronzate. Mi parve sospetto anche allora, che avevo 15-16 anni… Eppure se la sono bevuta, e ce l’han propinata fino all’altro ieri anche a noi, caldeggiando ‘cambi di passo’ che non si decidevano a venire, menti raffinate – Pierluigi Battista, Angelo Panebianco, Ernesto Galli Della Loggia, Paolo Mieli, persino a fior di labbra quel gran fico di De Bortoli – che un paio di strumenti in più per smascherare il ‘bullshitter’ li avrebbero avuti, ma han deciso di non usarli, vai a sapere perché. Oggi comunque non lo dicono più in molti. Son rimasti solo Sallusti, Feltri, Ferrara e qualche altro disperato a menarsela col paradiso perduto per colpa di fantomatici traditori.

Che fosse una stronzata lo conferma uno di loro, uno di quelli che l’ha raccontata a lungo e con convinzione dall’alto delle proprie competenze economiche. Oscar Giannino, il magretto col baffo risorgimentale e la vocina fastidiosa, vestito da dandy col bastone da passeggio in tv (che è un po’ forte come visione, anche se sempre meglio di certe camicie di Formigoni). Un pomeriggio di settembre Giannino mi spunta da radio radicale mentro sto facendo pulizie in bagno, e proprio lì si mette a spiegarmi che non mi ero sbagliata, la puzza inconfondibile che sentivo nell’aria da un pezzo era reale davvero. Lui che finalmente, tra una cosa e l’altra, quest’estate dopo 17 anni, ha trovato il tempo di controllare l’andamento del debito pubblico, deve riconoscere che Berlusconi ha detto un sacco di stronzate.

«Ma i numeri hanno una loro logica, hanno la testa dura, mentre spesso la politica è fatta di chiacchiere» osserva correttamente. Sempre che i numeri qualcuno li vada a cercare al momento opportuno… Comunque, ora che ha studiato la materia prendendo in considerazione lo stock del debito e il dato della media d’accumulo quotidiana all’ultimo giorno dell’ultimo mese di legislatura di tutti i governi della storia repubblicana (dati delle serie storiche di Banca d’Italia), Giannino può dire che (ve lo riassumo con parole sue):

1. non è vero che Berlusconi s’è trovato ‘sto malloppo sul groppone in eredità. Dal primo governo De Gasperi (15 luglio 1946) al governo Andreotti (28 giugno 1992) con cui si chiude la prima repubblica il debito pubblico totale accumulato è pari a 795 miliardi in euro, mentre oggi arriva a 1.931 milardi, cioè è aumentato di più del doppio. In quell’arco di tempo il debito cresce con picchi diversi per attestarsi a una media di incremento di 47,5 milioni di euro al giorno. Nella fase di transizione dei governi Amato e Ciampi, giorni politicamente incerti, di crisi, il debito arriva a 994 miliardi e la media a 285 milioni al dì. Poi Berlusconi, il nuovo che avanza, sale al governo. E cosa accade? Porta la media giornaliera al suo record storico assoluto, ben 330 milioni al giorno! Tradotto: nel ’94 mentre si parla di rivoluzioni liberali e altre amenità, il governo pompa debito come non mai e non fa manco una riforma. Se tornassimo ai ritmi del primo Berlusconi (e del primo Tremonti) – dio ce ne scampi e liberi! – saremmo falliti da mò (e grazie ai suoi lasciti non è detto che sia escluso).

2. Non è vero neanche che Berlusconi ha fatto meglio dell’opposizione o che sono tali e quali, perché come ricorda (credo a se stesso) Giannino vorrà pur dire qualcosa che qualcuno ha la media di accumulo più elevata e qualcun altro sensibilmente più bassa. Ecco i dati disaggregati:

– primo governo Berlusconi, durata 252 giorni, media giornaliera 330 milioni;

– mitico ribaltone, governo Dini, durata 484 giorni, media giornaliera 207,3 milioni;

– primo governo Prodi, durata 887 giorni, media giornaliera 96,2 milioni;

– governo D’Alema, durata 552 giorni, media giornaliera 76,3 milioni;

– governo Amato, durata 412 giorni, media giornaliera 124,5 milioni;

– secondo e terzo governo Berlusconi, durata 1.800 giorni, media giornaliera 124,3. Contro il governo Amato e la sinistra spendacciona Berlusconi ci fa la campagna elettorale, poi va al governo e porta a casa lo stesso risultato (commento di Giannino, non mio);

– secondo governo Prodi, durata 723 giorni, media giornaliera 97,5 milioni;

– quarto e ultimo governo Berlusconi, durata 1283 giorni, media giornaliera (al 31 giugno 2011) 217, 8 milioni.

Insomma i record di accumulo del debito – assoluti e relativi alla sola seconda repubblica – sono entrambi i suoi (330 milioni al giorno col suo primo governo, 217,8 con l’ultimo), mentre le decrescite virtuose sono ascrivibili al centro sinistra. D’Alema si piazza primo (e quando mai) con 76,3 milioni al giorno, Prodi secondo con 96,2 milioni. La propensione berlusconiana al debito – dice Giannino – non è casuale e non porta a nessun cambiamento strutturale, è fine a se stessa. Come quella per le stronzate, aggiungo io. E qui mi fermo col resoconto, se non vi torna qualcosa o volete saperne di più potete dare un’occhiata qua: http://www.youtube.com/watch?v=ko8Gow8SRi4;
http://www.youtube.com/watch?v=WP1wXRyZUHY .

Giannino dice che non aveva mai fatto i conti prima e che i risultati lo hanno colto, a dir poco, di sorpresa. Bisogna credergli? Eppure anche questa ha tutta l’aria…

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