Una domenica di lacrime e sangue

 

di

Pierpaolo Salino

Domenica 4 dicembre va in scena il dramma Italia. Elsa Fornero sta illustrando i provvedimenti in materia di lavoro e previdenza e non riesce a trattenere le lacrime. Il ministro Giarda che rimarca le difficoltà in cui il Paese si è impantanato, la sua voce rotta dall’emozione. E’ una scena insolita nel panorama politico italiano.

I membri del Governo, per la prima volta nella storia della Seconda Repubblica, si sono mostrati davanti alle telecamere, agli occhi di tutto il mondo, non nascondendo le difficoltà e le amarezze per una manovra che il governo italiano ha dovuto varare in tutta fretta. Se avessimo avuto due mesi di tempo, sarebbe stata una cosa diversa – si sente tuonare dal banco dei Ministri.

Il sentimento che traspare dalla conferenza stampa è inequivocabile: non è stato facile nemmeno per loro, i superpoliziotti della finanza, arrivare a una conclusione, a un provvedimento rigoroso ed equo.

La vicinanza affettiva del Ministro ai lavoratori italiani emerge dopo parole pesantissime: alzamento dell’età pensionabile, stop all’adeguamento dell’inflazione per le pensioni. Il suo animo non regge: il Ministro piange, perchè Lei non è un politico, perchè Lei non è abituata a raccontare frottole.

Il cittadino italiano invece non versa lacrime ma rabbia: se un ministro piange, vuol dire che i suoi predecessori hanno preso per il naso milioni di persone. Se Elsa Fornero non ha alternative, l’Italia non ha alternative.

La manovra poteva essere più equa. Meno tasse e più sviluppo. Patrimoniale estesa. Vitalizi cancellati. Coraggio, quello che chiedevano Alesina e Giavazzi dalle colonne del Corriere della Sera. “[Presidente] avrà contro mille parlamentari, ma avrà dalla sua parte 50 milioni di cittadini”.

Fantascienza.

Se un Presidente del Consiglio non ha la maggioranza in Parlamento se ne va a casa. Patrimoniale voleva dire no secco da tutto il centrodestra.

Il parlamento non è cambiato, solo il governo. Siedono ancora tra i banchi Verdini, Cicchitto, Gasparri, Ciarrapico, Scillipoti, Berlusconi. Avere il coraggio di fare scelte eque voleva dire per Monti accontentare entrambi gli schieramenti. Di più non si poteva fare: l’una o l’altra parte avrebbe bocciato la manovra.

Pagano ancora una volta i cittadini, si. Ma ora possono stare tranquilli: sanno che la crisi c’è e sanno che qualcuno si sta muovendo per affrontarla. Solo un consiglio, caro italiano: la prossima volta che andrai a votare, ricordati chi ci ha portato in questa situazione.

 

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7 Comments

  • Fatto sta che non mi capacito di come si possa giudicare una manovra guardando al benessere dei mercati e non alla reazione dei cittadini.
    Mi aspettano almeno altri trentanove anni di lavoro precario per accontentare i mercati finanziari di tutto il mondo. Uao.

  • Peccato che quando raggiungeremo i 40-45 anni di età saremo considerati troppo vecchi, e non troveremo nemmeno lavori precari

  • sono consapevole di guadagnarmi ogni giorno di più la fama di strenuo difensore della finanza, con questo genere di commenti. però, nonostante io capisca e condivida TOTALMENTE queste preoccupazioni, dovremmo entrare davvero nell’ordine di idee che questi benedetti – anzi stramaledetti – differenziali di rendimento, hanno un effetto REALE e assai tangibile sulle nostre vite. se un merito ha avuto, questa manovra, è stato proprio quello di “accontentare” i mercati e, così facendo, di abbassare negli ultimi due giorni lo spread di quasi 150 punti base. significa che noi – NOI – avremo circa 4mld di euro di debito in meno da pagare, in futuro. se vogliamo discutere sull’etica di questo sistema, penso che non si discuterebbe, chè saremmo abbastanza d’accordo – suppongo – col dire che ce n’è assai poca. ma fino a quando baseremo le economie sul DEBITO, coi mercati dovremmo fare i conti, e continuare trattarli bene.

  • Se l’economia basata sul DEBITO arriva al cittadino come sacrificio REALE fatto pur di mantenere in vita un sistema di mediazione finanziaria (banche), istituito allo scopo di certificare la legalità del debito stesso, non vedo perché i governi non si dovrebbero impegnare a cambiare questo sistema.
    i cittadini italiani NON HANNO alcun ritorno per gli investimenti fatti dai “compratori del debito”!

  • chi compra il debito fornisce allo stato liquidi per fare diverse cose: pagare gli stipendi agli statali – medici, poliziotti, professori – mantenere le strade, gli acquedotti, e altre inezie.
    le banche non esistono per certificare debito, esistono per offrire un servizio di credito, che non impongono a nessuno.
    il sistema si è ingigantito ed è tutto fuori controllo e nulla più è giusto? sono d’accordo.
    per rimediare a questa ingiustizia vanno fatti passi graduali, impopolari, tra cui manovre lacrime e sangue.
    con questo non voglio difendere in toto questa manovra, che dal mio punto di vista è ampiamente insufficiente su molti fronti. ma alcuni provvedimenti giudicati “iniqui” dalla maggioranza dei lavoratori dovevano semplicemente essere presi. mi riferisco a quello dell’innalzamento dell’età pensionabile, ad esempio, che ristabilisce – o tenta di farlo – un patto generazionale degno di questo nome e garantisce – o tenta di farlo – maggiore equità alla NOSTRA generazione.

    se siamo convinti, invece, che il problema sia unicamente l’esistenza delle banche in sè, è sufficiente fare come cantona e creare un movimento d’opinione che convinca tutti a ritirare i propri soldi dagli sportelli. è una cosa che possiamo fare anche io e te.

  • Sai spiegare molto bene le cose, fratello.
    Eppure non mi convinco del tutto: per pagare tutte le cose che dici tu (dipendenti pubblici, strade, scuole) ci sono le tasse, se non sbaglio.
    Il punto è che il sistema finanziario che controlla questi nostri stati è davvero troppo grande! Le banche non sono semplici istituti di credito, perché se così fossero si limiterebbero a dare soldi in cambio di interessi. Invece si allargano, investono e moltiplicano il debito; si intrecciano coi fondi di investimento e le assicurazioni, così da illudere i propri debitori di poter rinnovare loro i crediti per continuare ad andare avanti allo stesso modo, impunemente (finché le classi politiche lo permettono). Un bel giorno si svegliano, vedono che hanno pompato il nostro debito fino a 1900 mld di eurini senza che il nostro paese lo investisse per la CRESCITA (indispensabile in un sistema basato sul debito), decidono di tirarsela un po’ di più prima di prestarci dei sacchi e nel frattempo le casse del nostro stato languono e vanno rimpinzate con altre tasse a carico dei cittadini.

    Ora, ok, non è solo colpa delle banche; ma esse ci sono ben in mezzo, insieme a una classe politica e imprenditoriale (parlo per l’Italia) avida, pigra e incapace di mettere a frutto il denaro prestatoci per il bene dei cittadini.

    Comunque per quanto sciocca e naif possa apparire il mio scenario, dobbiamo metterci BENE IN TESTA che la società della crescita e del debito è finita. Perché una volta passata la tempesta sull’Italia (se passerà), ci saranno altri Stati che attendono in fila gli stessi sacrifici e la stessa autorità.
    Il problema è lo scossone iniziale, poi ci abitueremo alla sobrietà; a quel punto però i mezzi di produzione, cioè le tecnologie prodotte dalla società del debito che tanto benessere ci procurano, devono rimanere a disposizione dei cittadini, perché nessuno vuole rinunciare allo smartòfono, all’acqua calda, ai viaggetti a Londra per il fine settimana.

    Fossi al governo istituirei un Minculpop 2.0 con il quale iniziare a convincere i cittadini della necessità e del benessere derivante dalla decrescita.

    Con stima, giac

  • la mia risposta precedente era “tagliata con l’accetta”, per dirla con le parole della chiagnoministra fornero. ovviamente gli stipendi statali e le infrastrutture pubbliche non sono unicamente sostentate dai compratori del debito: il tuo commento mi sembrava volesse ridurre la questione debitoria a mera speculazione “dei cattivi” e ho voluto far notare alcune cose.

    il mio non è uno schieramento a favore delle banche, però, in relazione al problema del debito pubblico italiano (che è il motivo per cui, insieme all’impresentabilità del vecchio governo, abbiamo perso credibilità sui mercati e quindi danaro sonante) ritengo che la responsabilità maggiore rimanga della politica.
    l’accumulo di debito, come diceva da tempi non sospetti grillo (una delle poche questioni che da sempre solleva, col mio personale apprezzamento, nonostante i suoi costanti toni del cazzo) è un problema endemico dell’economia italiana da decenni, non certamente imputabile, nella sua nascita, alle banche.
    non trovo giusto nemmeno dipingere questa manovra come un’accozzaglia di provvedimenti volti esclusivamente a collezionare soldi dalle tasche dei più poveri. come dicevo, sul fronte dell’equità mi aspettavo molto di più, ma a mio avviso sotto diversi aspetti è anche una manovra coraggiosa.
    detto questo, sull’affermare che il sistema di relazioni ed intrecci per nulla trasparenti della finanza sia un cancro, che ha assunto dimensioni inaccettabili, sul fatto che sia la principale causa della crisi iniziata nel 2008, sono d’accordo.
    esiste un cartello di colossi bancari che abusa del proprio potere economico e di condizionamento dei mercati. però, anche qui, sono un po’ più ottimista della media delle persone che ne sento discutere, chè secondo me la politica, a livello internazionale, ha iniziato a prendere coscienza di questo problema, più che altro ha iniziato a prendere coscienza del fatto che la GENTE ne ha preso coscienza, e dunque, molto lentamente, ha iniziato a fare qualcosa. per quanto riguarda la tesi secondo cui il benessere umano non possa basarsi, come professa alla resa dei conti l’ideologia liberale, su una crescita infinita sai che sono d’accordissimo. la crescita non può essere infinita, perchè più prima che poi si andrà a scontrare coi vincoli fisici di madre natura. hai ragione: pur essendo una cosa ovvia, l’umanità sembra non dare peso a queste banalissime eppure giustissime considerazioni, e sarebbe bene che tutti ce o mettessimo in testa: l’unica strada è decrescere, che non significa diventare poveri. significa fare sacrifici, okay, ma più che altro tornare ad usare il buonsenso, per come la vedo io.
    con amore, ladonatel.

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